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Edilizia, una lenta e continua agonia
di Rosario Battiato

Presentato dall’Associazione costruttori il rapporto congiunturale sull’industria delle costruzioni in Sicilia: un altro anno nero. Il futuro è tutto nei prossimi fondi extraregionali per attivare fino a 2,5 mld di domanda

Tags: Edilizia, Sicilia



PALERMO – È stato presentato ieri uno studio che certifica l’ennesimo crollo degli investimenti nell’Isola, confermando la crisi di lungo corso dell’edilizia. Si tratta del “Rapporto congiunturale sull’industria delle costruzioni in Sicilia”, realizzato dalla Direzione affari economici e Centro studi dell’Ance nazionale in collaborazione con Ance Sicilia e Ance Palermo. Risultato? Nessuna ripresa per un settore stritolato dalle complicazioni del mercato residenziale e dai ritardi dei pagamenti della Pubblica amministrazione. Dati che confermano come il futuro dell’edilizia sembra ormai essere lontano dai percorsi tradizionali battuti negli ultimi decenni.

Ancora oggi, seppur stremata da una crisi che pare inarrestabile, l’edilizia isolana continua a rappresentare l’8,2% del pil regionale, il 41,7% degli occupati dell’industria e il 6,7% del totale dei lavoratori isolani. Numeri che resistono a fronte di un assedio ormai sempre più duro: “a valle di un settennio disastroso – leggiamo nella nota di presentazione del rapporto –, il 2015 si è chiuso con un calo dell’1,9% degli investimenti in costruzioni e il 2016 porterà un ulteriore taglio dell’1,7%. In termini numerici, si è passati dai 6 miliardi e 760 milioni di euro del 2014 (-6% rispetto al 2013) ai 6 miliardi e 754 milioni del 2015 (-1,9% rispetto all’anno precedente) e sono previsti 6 miliardi e 741 milioni quest’anno (-1,7% in termini reali)”.

Le stime su quest’anno non sembrano lanciare grandi segnali di incoraggiamento con una flessione del numero di nuove abitazioni del 3,2% (-5,9% nel 2015) che si accoda ad altri segnali negativi sul fronte delle nuove costruzioni non residenziali private (-1,8%) e delle opere opere pubbliche (-2,2%) “in conseguenza del perdurante crollo dei bandi di gara pubblicati, ancor più successivamente all’entrata in vigore del nuovo Codice nazionale degli appalti”.

La Pubblica amministrazione non è d’aiuto: nel settennio 2008-2015 i comuni hanno ridotto del 41% gli investimenti in conto corrente, limitandosi a un taglio della spesa in conto capitale di appena il 4%, mentre i ritardi medi dei pagamenti alle imprese che hanno seguito i lavori sono i più lunghi d’Italia (7 mesi, 139 giorni oltre i limiti di legge e più del 20% di tempo della media nazionale).
Nel mirino dell’Ance, anche il sistema bancario che, pur sostenendo le famiglie con la crescita dei mutui casa, ha operato una riduzione del “credito alle imprese per investimenti nel settore residenziale (8.974 mutui nel 2015, -1,8%) passando da 1,2 miliardi del 2007 a 276 milioni del 2015”.

Un’atroce combinazione di elementi che ha causato la catastrofe del settore – quasi un’impresa su ha dovuto limitare gli investimenti e una su tre ha ridotto il personale –, così come testimoniato dalle cifre di medio periodo: tra il 2008 e il 2013 perdita più di 3mila imprese (un decimo del totale),  risultato del saldo tra chiusura di vecchie imprese con più di un addetto e nascita di nuove con uno solo. In questo passaggio si sono persi 65mila dipendenti. Lo scorso anno c’è stato qualche timido segnale di risveglio dell’occupazione (+4,2%), ma nel complesso gli allori di un tempo sono lontanissimi.

L’Ance ripone speranze nell’avvio della programmazione dei fondi extraregionali – possibile attivazione di nuova domanda edilizia da 2,5 miliardi – anche se il futuro, come abbiamo visto nell’inchiesta di giovedì scorso con i numeri sul settore dell’antisismica e dell’efficientamento energetico stimolati dai bonus del governo, potrebbero arrivare anche da altre fonti.

Articolo pubblicato il 11 giugno 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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