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Assegno per tutti disincentivo al lavoro
di Carlo Alberto Tregua

Il 78% degli svizzeri ha detto No

Tags: Lavoro, Svizzera



Continuiamo a sentire ripetere, quasi monotonamente, da alcune forze politiche, la questione dell’assegno di cittadinanza, detto anche reddito minimo, per tutti. Ne ha parlato anche Crocetta. Si tratta di una bufala, perché non vi è alcuna possibilità, per le casse pubbliche, di pagare a tutti i cittadini che non lavorano un assegno mensile di 500 euro, per una spesa di qualche decina di miliardi.
Non abbiamo sentito giornalisti nei quotidiani, né nei talk show spiegare, appunto, l’enormità di una proposta impossibile da realizzarsi.
Il danno sarebbe non soltanto una spesa improduttiva, di carattere assistenziale, ma un forte incentivo ai cittadini che non vogliano lavorare.
Una cosa è assistere e sostenere i veri bisognosi; altra cosa è dare un assegno ai fannulloni, a chi non cerca il lavoro (e non un posto di lavoro), a chi non è disposto a fare sacrifici e a spandere sudore per formarsi, per imparare un mestiere o una professione, per fare quanto è in proprio potere per guadagnare, in modo da rendersi liberi dai bisogni minimi.

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Degli altri, aggiungiamo noi. Perché chi vuole lavorare, il lavoro (ripetiamo, non il posto di lavoro) lo trova. Sentiamo da tante parti, soprattutto dai giovani, che dovrebbero impegnarsi prima negli studi e poi nel Mercato, la non disponibilità a lavorare il sabato, la domenica o la notte, mentre la globalizzazione ormai comporta che il lavoro si svolga h24, anche perché si può effettuare di notte per via telematica verso Paesi ove in quel momento è giorno.
Bisogna passare dalla mentalità attendista, soprattutto nei cittadini del nostro Sud, a una mentalità positiva e propulsiva, provando e riprovando senza stancarsi mai.
In questa azienda editoriale si cercano da anni bravi persuasori, nella cui categoria rientrano i venditori. Ma non se ne trovano, perché vi sono poche persone disposte a impegnarsi e sacrificarsi per ottenere dei risultati.
Il Mercato è un professore severo: boccia chi non è capace e promuove chi è capace. Molti mentono sulla questione. Fanno populismo e demagogia, ma non afferrano il toro per le corna, cioè sacrificarsi, sudare e sudare.
 
Si dice che l’Italia fosse il Giardino  d’Europa: mente chi non conferma questo detto; infatti, vi sono ben nove milioni di italiani che sono al verde. E sono al verde, non perché non ricevono l’assegno di cittadinanza, ma perché non si impegnano a cercare il lavoro, che c’è.
Vi sono due indici che evidenziano la ripresa: le immatricolazioni di autoveicoli in maggio hanno fatto registrare un +25,5% e il numero di compravendita di immobili che è stato del +20,6%. Però, la vera crescita è nelle regioni del Nord, mentre quelle del Sud, e la Sicilia in particolare, mostrano solo lievi cenni di ripresa.
Proprio perché il Sud è depresso, proprio perché vi è una grande disoccupazione, soprattutto quella giovanile, ha una forte potenzialità di crescita, in quanto parte da un livello basso. Affinché la crescita vi sia, è indispensabile che il Governo indirizzi una gran parte delle proprie risorse per sostenere gli investimenti produttivi, la costruzione di infrastrutture e di opere pubbliche, nonché l’estensione a macchia d’olio della rete immateriale a banda ultralarga, che è una delle condizioni affinché si innesti la nascita delle start-up, con conseguente meccanismo virtuoso.

Il Jobs act ha inserito due propellenti: il primo riguarda l’abolizione dell’art. 18 dal momento dell’entrata in vigore della legge, mentre resta inalterato per i rapporti precedenti; il secondo riguarda la decontribuzione, che per il 2015 è stata di 8 mila euro l’anno per tre anni per gli assunti a tempo indeterminato. Poi, però, il governo ha fatto macchina indietro e nella Legge di Stabilità 2016 ha abbassato la decontribuzione a 3.200 euro l’anno e solo per due anni.
Ma, il lavoro non si crea con la legge. Si crea facendo crescere il Mercato e, soprattutto, diffondendo fra gli italiani fiducia nel futuro. Proprio la fiducia invita i cittadini a spendere.
Il settantotto percento degli svizzeri ha detto No all’assegno di cittadinanza. Quella è gente saggia. Ci auguriamo che anche gli italiani dimostrino di esserlo.

Articolo pubblicato il 14 giugno 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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