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Siciliani tra i più poveri in tutto, stentiamo pure in cultura e sport
di Serena Giovanna Grasso

Istat: nell’Isola la spesa in consumi ricreativi è al minimo nazionale (incide su quelli finali per il 4,8%). Si legge molto poco e l’attività fisica è praticata da poco più di due abitanti su dieci

Tags: Povertà, Sicilia, Istat, Sport, Cultura



PALERMO – Poveri in tutto. Così anno dopo anno, alla Sicilia e a tutto il Mezzogiorno più in generale viene inflitta la sempre più grave pena rappresentata dalla povertà culturale e ricreativa, ma anche dalla rarefatta presenza della pratica di attività sportive. In questo modo, si aggiunge altra povertà all’indigenza economica che attanaglia la circoscrizione geografica ormai da otto anni ininterrotti.
Di fondamentale importanza nell’esplicazione della propria professionalità e nel contributo che ogni componente della società è capace di fornire in ambito sociale ed economico è il bagaglio di conoscenze ed opportunità che ogni individuo si porta dietro. Purtroppo nel Mezzogiorno si tratta di un bagaglio estremamente limitato.

A tal proposito, assai allarmanti sono i dati che emergono dal rapporto “Noi Italia 2016”, curato dall’Istituto di statistica nazionale. Secondo tali dati, la Sicilia è l’ultima regione a livello nazionale per spesa in consumi ricreativi e culturali (solo il 4,8% della spesa totale in consumi finali). Ad accompagnare la nostra regione in questa poco onorevole posizione ritroviamo naturalmente le sorelle meridionali e a sorpresa anche una regione settentrionale, ovvero la Liguria, esattamente prima della Sicilia (con il 5,3% dei consumi ricreativi e culturali rispetto al totale dei consumi finali). D’altra parte, spicca in positivo la Sardegna, regione che si colloca al dodicesimo posto (6,5%).

L’Istituto nazionale di statistica ha ricompreso all’interno della partecipazione ad attività culturali la lettura di libri e quotidiani in formato cartaceo o online e la visione della produzione cinematografica. Dunque, procediamo con ordine a rilevare i disastri siciliani.

In particolare, possiamo affermare che i siciliani leggono meno libri rispetto al resto d’Italia: infatti, l’Isola si colloca in ultima posizione con appena il 27% di lettori dai sei anni in su di almeno un libro in formato cartaceo. Stavolta nessuna regione settentrionale figura ai piani bassi della classifica, questo risulta un primato esclusivamente riservato alle regioni meridionali. Ancora una volta, la Sardegna si distacca dal contesto meridionale, collocandosi al tredicesimo posto in graduatoria con il 45,2% di lettori di libri. Al primo posto a livello nazionale si colloca il Friuli Venezia Giulia, con  una quota di lettori esattamente doppia rispetto a quella siciliana (56,5%).

Relativamente alla lettura dei quotidiani in formato cartaceo, la Sicilia sale in graduatoria esattamente di una posizione con una quota percentuale pari al 33,8%. Stavolta, ad occupare la malgradita posizione di Cenerentola d’Italia è la Campania, con una percentuale di lettori di poco inferiore rispetto a quella riscontrata in Sicilia (33,6%). A dir poco esemplare è la posizione rivestita dalla Sardegna, regione che con il 63,2% dei lettori di quotidiani si colloca al quinto posto su scala nazionale.

Inescusabile sotto ogni punto di vista è la posizione della Sicilia: infatti, non è possibile addurre a giustificazione il fatto che ci si è spostati dalla lettura cartacea a quella telematica, poiché estremamente bassi rispetto al resto d’Italia sono anche questi valori (il 26,4% dei siciliani legge quotidiani o riviste online e il 7,6% legge libri in formato e-book, in entrambi i casi ci si trova al terzultimo posto).

Infine, anche con riferimento alla pratica dell’attività sportiva la Sicilia non riesce a brillare. Infatti, anche in questo caso la nostra regione si colloca al terzultimo posto con il 21,2% degli abitanti che pratica attività sportive. 

Articolo pubblicato il 17 giugno 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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