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Accordo Stato-Regione. Pioggia di critiche
di Raffaella Pessina

Michele Pagliaro, segretario generale Cgil Sicilia: “Trionfalismo non giustificato”. “Il patto sancisce di fatto la cancellazione dell’Autonomia”

Tags: Ars, Statuto Siciliano



PALERMO - È durata poco più un’ora la seduta a Palazzo dei Normanni ed è stata rinviata al 28 giugno per il voto finale al disegno di legge che modifica la normativa per l’elezione di sindaci e consigli comunali in Sicilia. In quella sede proseguirà anche il dibattito sulle dichiarazioni dell’assessore all’Economia Alessandro Baccei che ha illustrato in Aula le linee dell’accordo tra lo Stato e la Regione siciliana in materia di finanza pubblica.
 
In Aula è intervenuto criticamente il Presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, dopo le dichiarazioni del Ministro per le Riforme costituzionali Maria Elena Boschi sulla eliminazione della doppia preferenza di genere per le amministrative in Sicilia.
“Sarebbe grave un voto contrario alla doppia preferenza di genere - ha detto Boschi - sia per la difformità rispetto alle scelte fatte dalla legge nazionale per il rispetto del principio costituzionale della parità dei sessi, sia perché verrebbe meno l’equilibrio, quanto mai auspicato, della rappresentanza di genere”. Ardizzone ha stigmatizzato tale dichiarazione perché “il Ministro fa parte del Consiglio dei ministri, organo che decide o meno di impugnare le leggi Siciliane” ed ha considerato questo parere fuori contesto.

Piovono intanto le critiche sull’accordo Stato-Regione firmato lunedì scorso da Crocetta. Il segretario generale della Cgil Sicilia, Michele Pagliaro ha detto che “Le dichiarazioni del Presidente Crocetta sull’accordo Stato-Regione trasudano di un trionfalismo non giustificato, considerando le reali conseguenze che avrà e soprattutto le contropartite che sono state fornite che comporteranno per i prossimi 4 anni tagli per 500 milioni l’anno”. Pagliaro ha aggiunto che “questo accordo sancisce di fatto la cancellazione dell’Autonomia. A Crocetta, Pagliaro ribatte che per quanto riguarda l’avanzo di 637 milioni, “è un miglioramento del disavanzo complessivo (da 6,3 miliardi a 5,7 miliardi) e il miglioramento registrato è da imputare prevalentemente al riaccertamento dei residui (oltre 567 milioni) e in minima parte alla gestione di competenza”. Relativamente all’accordo Stato-Regione - aggiunge - parrebbe che si sia trattato solo della revisione della compartecipazione dell’Irpef, non adeguando di fatto la Sicilia alle altre regioni a Statuto speciale”.

Quanto alle contropartite dell’accordo, il segretario della Cgil rileva che “c’è la riduzione del 3% ogni anno della spesa corrente (esclusa sanità) dal 2017 al 2020; l’ulteriore riduzione della spesa per il pubblico impiego; l’adozione dei fabbisogni standard per i comuni; l’applicazione totale delle leggi Delrio e Madia”. In pratica i citati tagli di 500 milioni l’anno per i prossimi 4 anni”. Sicilia Nazione in un nota spiega come “Ci troviamo ancora una volta di fronte a un evidente ‘circonvenzione di incapaci politici’. Renzi obbliga Crocetta a firmare un ulteriore accordo che condanna la Sicilia all’asfissia finanziaria. Dopo quello del 2014 che costò alle casse siciliane oltre 5 miliardi, Crocetta fa il bis rinunciando ancora una volta ai contenziosi con lo Stato e agli altri diritti previsti dallo Statuto. Si tratta di un raggiro che costa alla Regione Siciliana almeno altri 8 miliardi, e che in più determina anche una forte riduzione di quello che per Statuto toccherebbe alla nostra Isola. Questo avviene nello stesso momento nel quale la Regione Valle d’Aosta (che evidentemente sa trattare) si fa riconoscere una quota delle accise”.

“Non è una operazione indolore! – ha stigmatizzato Nino D’Asero capogruppo di Nuovo Centrodestra all’Ars – Infatti, presupposto chiesto dal governo nazionale per la sua attuazione è il ritiro di tutti i ricorsi in materia finanziaria entro il 30 settembre 2016, promossi dalla Regione nei confronti dello Stato. E ciò nonostante la recente mozione approvata dall’Ars che impegna il governo a fare esattamente il contrario”. “Comunque – tira le somme D’Asero – vi sono tanti motivi per tornare a un tavolo, prima regionale e poi nazionale, nel quale si possa ragionare sui torti subiti e sulla conseguente possibilità di modificare questo accordo. Un accordo da rivedere!”

Articolo pubblicato il 23 giugno 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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