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Beni confiscati, in Sicilia solo 116 soggetti gestori
di Antonio Leo

Nel 69% dei casi consegnati agli enti in cattivo stato: passano 10 anni dal sequestro alla destinazione. Libera e Fond. Charlemagne: in Italia sono 524, perlopiù associazioni e cooperative

Tags: Beni Confiscati, Mafia



PALERMO - I beni confiscati alla mafia, da quando vent’anni fa è entrata in vigore la legge 109/96, sono sempre di più un patrimonio comune, all’interno del quale si costruiscono storie positive di volontariato, di assistenza, nonché di formazione per migliaia di giovani. Realtà che suppliscono, soprattutto nei quartieri periferici, all’assenza dello Stato con servizi e strumenti di accompagnamento per i più deboli, con attività ricreative e culturali per i ragazzi meno fortunati. Eppure per recuperare questi luoghi, renderli sicuri e accoglienti, è necessario un duro lavoro da parte di enti pubblici e privati: nel 69% dei casi, infatti, il bene viene assegnato in cattive condizioni strutturali.

Questo perché – come emerge dalla ricerca “Bene Italia”, condotta da Libera con il sostegno della Fondazione Charlemagne italiana onlus - in media trascorrono 10 anni da quando il bene viene sequestrato, poi confiscato e infine destinato per il riutilizzo sociale. Un tempo biblico che dimostra come nessun passo avanti sia stato fatto dal 2009, anno in cui è stata realizzata un’analoga rivelazione.  Dalle risposte di centocinque gestori di associazioni e cooperative, distribuiti su tutto il territorio di riferimento, viene fuori inoltre che solo il 12% dei beni destinati si trova in buone o ottime condizioni.

Libera ha censito, in 16 regioni su 20, ben 524 soggetti (associazioni e cooperative sociali) impegnati nella gestione di esperienze nate in beni immobili confiscati alla criminalità organizzata. Dai dati risulta che il maggior numero di realtà sociali impegnate in progetti di riutilizzo è costituito da associazioni di varia tipologia (284) e cooperative sociali (131) che gestiscono per lo più appartamenti (167) e ville (115). La Sicilia è al secondo posto, tra le regioni, per numero di realtà sociali che gestiscono i beni confiscati: sono 116, otto in meno della Lombardia al primo posto con 124 soggetti gestori. Seguono la Campania con 78 e la Calabria con 77.

Il riutilizzo sociale, oltre a restituire i beni alla comunità, diventa un’importante veicolo occupazionale. Infatti, su un campione di 70 soggetti gestori, i numeri parlano di 403 dipendenti, 1.421 volontari e 25.368 beneficiari. Le attività principali riguardano il volontariato e il terzo settore (51), l’educazione alla cittadinanza (41), la promozione culturale (38) e il contrasto al disagio sociale (30).

“La ricerca ‘Bene Italia’ – spiega Libera in una nota - evidenza come tante realtà del volontariato, dell’associazionismo, del mondo religioso attraverso l’uso sociale dei beni confiscati sono diventate palestre di democrazia, occasione di lavoro vero, pulito, di accoglienza per le persone fragili e in difficoltà, di formazione e impegno per migliaia di giovani che volontariamente, ogni anno, vi passano parte dell’estate”. Ogni stagione estiva, infatti, l’associazione organizza campi di volontariato, su tutto il territorio nazionale, per promuovere e diffondere la cultura della legalità e dalla giustizia sociale.

Articolo pubblicato il 25 giugno 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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