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Quotidiano di Sicilia

Quotidiano, prezioso mezzo di comprensione
di Carlo Alberto Tregua

Strumento ideale per approfondire

Tags: Informazione, Giornalismo, Giornale, Editoria



Il forte calo della vendita di copie dei quotidiani non è una questione che riguarda solo gli editori, bensì tutti i cittadini, perché essi sono stati lo strumento principale di informazione, hanno in qualche modo dato indicazioni politiche ai lettori, costituendo gli antesignani dei dibattiti politici, in quanto hanno ospitato interviste, di questo e di quello, che rispondevano ad altre interviste di quell’altro.
Successivamente, la televisione ha cominciato a tagliare l’erba sotto i piedi ai mezzi di stampa e agli editori, ribaltando il flusso della pubblicità, che prima era nel rapporto un terzo-due terzi verso la tv.
In questi ultimi dieci anni, poi, l’informazione si è riversata in Internet e l’esplosione dei social ha messo in contatto tutti con tutti, cosicché - in via del tutto teorica - non vi è questione o argomento che non si possa trovare disponibile.
Tuttavia, l’estesa diffusione delle informazioni, e quindi la possibilità di accedere ad esse anche da parte del singolo cittadino, non ha migliorato la qualità della stessa, perché tutti scrivono di tutto, spesso senza cognizione di causa.    

L’informazione è aumentata quantitativamente, ma è peggiorata qualitativamente, con la conseguenza che i cittadini del mondo sanno di più ma capiscono di meno. Non solo, ma quelli che la trasmettono hanno la possibilità di intossicare i lettori, perché la stessa non è spesso controllata, mentre in qualche caso per malafede vengono propalate menzogne su menzogne.
I quotidiani, quelli più piccoli, non hanno capito per tempo questo cambiamento del mondo dell’informazione ed hanno continuato a riportare le notizie di cronaca, facendosi bruciare sistematicamente dalla tempestività e immediatezza con cui le stesse vengono date da televisioni e siti internet.
Solo qualche quotidiano ha capito da tempo che andava modificata la rotta dell’informazione, spostandola dalla cronaca alle inchieste, all’approfondimento, ai retroscena e, in genere, alle spiegazioni documentate degli eventi che capitano nel mondo, nelle singole nazioni e nei territori, dai quali sorgono i bisogni dei cittadini.
 
Ed è proprio la capacità di monitorare i territori, farne emergere le necessità, sentire i cittadini, la nuova frontiera dei quotidiani.
In altre parole, spostarsi dalla quantità alla qualità dell’informazione. è pur vero che i cittadini che chiedono informazioni di qualità costituiscono una minoranza, ma essa esiste e, se si intercetta la domanda, è possibile ritornare alla funzione essenziale dei quotidiani, seppure in altro modo.
Certo, per fare informazione di qualità, spiegando i come e i perché, dando indicazioni e soluzioni ai problemi, per fare tutto questo sono necessarie due condizioni: avere giornalisti molto più preparati di prima, soprattutto in economia, in marketing, in organizzazione sociale, in Politica; e che essi siano con la schiena dritta, cioè non proni di fronte alle indicazioni del proprio editore.
A proposito degli editori, in Italia non esiste il divieto di controllare le grandi testate da parte di gruppi economici e finanziari i quali le utilizzano per scopi diversi da quelli propri.

Cosicché, quando si leggono i quotidiani nazionali ed alcuni regionali, non si sa bene se ciò che scrivono è nell’interesse generale dei lettori oppure in quello di coloro che, facendo altri mestieri, hanno invece l’obiettivo di perseguire interessi privati e particolari.
La nuova frontiera dei quotidiani è, dunque, la qualità dell’informazione, la quale come ogni prodotto di qualità può anche costare di più di quanto costa ora, rivolgendosi ad un pubblico che l’apprezza, disposto a pagarla adeguatamente.
Il mercato dell’informazione selezionerà sempre di più quotidiani e giornalisti, facendo emergere quelli bravi, i quali faticano molto per svolgere le loro inchieste, perché devono guidare altri ma, e soprattutto, perché devono individuare gli obiettivi sui cui fare svolgere le inchieste.
Non ci stupiremmo se i quotidiani cominciassero a costare oltre i due euro per copia, a condizione che servano i lettori al costo di due tazzine di caffè.

Articolo pubblicato il 30 giugno 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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