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Palermo - Arriva il sì dai revisori dei conti per il bilancio consuntivo 2015
di Gaspare Ingargiola

Rispettati il Patto di stabilità e i vincoli su riduzione del personale e contenimento delle spese. Il Collegio, però, non ha verificato i bilanci Gesap, Amat e Teatro Massimo

Tags: Palermo, Bilancio, Leoluca Orlando



PALERMO - I revisori dei conti hanno espresso parere favorevole al bilancio consuntivo 2015 del Comune di Palermo.
Detto che i conti sono in ordine e che sono stati rispettati il patto di stabilità e i vincoli sulla riduzione del personale (cosa che ha permesso alla giunta Orlando di tornare a indire concorsi dopo anni) e sul contenimento delle spese, sotto la lente del collegio dei revisori - composto dal presidente Cosimo Aiello e dai membri Antonino Mineo e Salvatore Di Trapani - è finita, e non è una novità, la qualità dei servizi delle partecipate.

I contabili riscontrano innanzitutto un problema per così dire di metodo: “In assenza di un adeguato sistema informativo contabile di raccordo con gli organismi partecipati - si legge nella relazione - le operazioni di riconciliazione sono state condotte coinvolgendo in particolare le funzioni dirigenziali” che “non hanno proceduto in più casi a riscontrare la fondatezza dal punto di vista giuridico contabile” dei crediti e dei debiti al 31 dicembre 2015 comunicati dalle partecipate.

Inoltre sono assenti “i progetti di bilancio”, presupposto fondamentale per “l’attendibilità delle partite debitorie e creditorie, trasmesse mediante relazioni spesso prive di un adeguato giudizio di asseverazione da parte dell’organo di revisione o di controllo”, nonostante le ripetute segnalazioni e raccomandazioni. In parole povere, il Comune non avrebbe vigilato a dovere sulle aziende, non avrebbe fornito una documentazione completa (“il collegio non dispone di tutte le necessarie informazioni per la verifica della corretta applicazione” da parte delle aziende “della limitazione alla composizione degli organi e dei relativi compensi”) e non avrebbe creato un’adeguata piattaforma informativa “contabile ed extracontabile”.

Un punto particolarmente dolente, quest’ultimo, tanto che i revisori invitano esplicitamente Palazzo delle Aquile a dotarsene al più presto, “come raccomanda anche la Corte dei Conti”, per migliorare il monitoraggio e i controlli “sia in termini di frequenza sia di efficacia” riducendo “l’entità delle posizioni non riconciliate dal punto di vista contabile”.

Allo stato attuale, in soldoni, sembrerebbe difficile verificare che la qualità dei servizi resi sia all’altezza dei costi per la collettività, senza contare che non sarebbe stato ancora adottato il bilancio consolidato tra amministrazione e partecipate. E così “anche per l’esercizio 2015 non risulta esaustivamente sviluppato un aspetto della gestione dell’ente”, un tema “tutt’altro che secondario”, ovvero la qualità dei servizi resi in rapporto alle risorse impiegate”.

Il collegio non ha avuto modo di verificare i bilanci di Gesap (l’aeroporto), Amat (il trasporto pubblico) e Teatro Massimo né il piano di sviluppo delle partecipate, mentre per il Teatro Biondo viene rilevata una perdita di 140mila euro. Persistono infine i “disallineamenti” tra i debiti e i crediti vantati dalle società e quelli al contrario calcolati dal Comune.

Attualmente la disponibilità di cassa è di 87,1 milioni, non sono state fatte anticipazioni di tesoreria ma ci sono anticipazioni di liquidità dalla Cassa Depositi e Prestiti per 14,8 milioni. Dal recupero dell’evasione tributaria sono arrivati 27 milioni tondi (19,3 da Tares e Tarsu, 4,7 dal recupero dell’Ici, più altre tasse) e 1,3 dalle sanatorie edilizie: somme che hanno finanziato, fra le altre cose, i 18,5 milioni di debiti fuori bilancio frutto di sconfitte del Comune in tribunale.

I debiti fuori bilancio sono l’altro campanello d’allarme per piazza Pretoria: in totale ammontano a 35,2 milioni con un’incidenza salita al 5,31% sulla spesa corrente: “l’elevato ammontare dei debiti riconosciuti”, senza dimenticare quelli ancora da riconoscere, “nonché l’assenza di un’attestazione, da parte dei singoli uffici, di inesistenza di ulteriori debiti fuori bilancio da riconoscere entro l’esercizio di riferimento, rendono il fenomeno patologico per entità e persistenza”.

Il debito medio per abitante è cresciuto di 13,29 euro (+2,93%) arrivando a 466,11 euro per ogni palermitano. Il risultato di amministrazione dell’esercizio 2015 è di 684 milioni di euro. Le entrate ammontano a 872 milioni: 463 dai tributi (77 di Imu, quasi 53 di Irpef, 6,1 di Tosap, 2 dalla tassa di soggiorno, 132 di Tari), 170 dai trasferimenti, 94 da entrate extratributarie, 24 da trasferimenti in conto capitale, 28 da prestiti, 91 da servizi per conto terzi. Le spese ammontano a 852 milioni: 664 milioni di spese correnti (239 per il personale: nel 2013 erano 257 milioni, nel 2014 242), 62 in conto capitale, 33 di rimborso prestiti, 92 per servizi in conto terzi.
 
L’avanzo di competenza risulta dunque di 19,7 milioni. Male le multe: nel 2014 ne sono state elevate per 29,7 milioni e riscosse per 13,6 ossia quasi la metà, nel 2015 la media è scesa nettamente con multe per 65 milioni e rotti e una percentuale di riscossione di poco più del 18% (12,3 milioni). Fisiologico il livello di indebitamento (1,37%). I residui attivi sono scesi da 1,2 a un miliardo, quelli passivi da 1,2 miliardi a 413 milioni.

Articolo pubblicato il 01 luglio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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