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Regione siciliana, poche luci ancora molte ombre
di Raffaella Pessina

Corte dei Conti, giudizio di parificazione del rendiconto generale 2015. Calaciura Traina, pg Appello: “Corruzione, nulla è cambiato”

Tags: Regione Siciliana, Corte Dei Conti



PALERMO “Il 2015 è, in assoluto, l’esercizio con il peggiore netto patrimoniale negativo (- 8.553 milioni di euro) nel quinquennio”. È questo uno dei giudizi critici espressi all’interno della relazione sul rendiconto generale della Regione siciliana. I dati sono stati illustrati ieri dal procuratore generale d’appello, Diana Calaciura Traina. Presenti, tra gli altri, il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, il governatore Rosario Crocetta e l’assessore all’Economia Alessandro Baccei.

Nella relazione si ricorda come il 10 agosto 2015 “ha adottato il formale provvedimento di riaccertamento straordinario dei residui attivi e passivi risultanti dal conto del bilancio al 31 dicembre 2014” Questa operazione ha influenzato la gestione dell’esercizio 2015, soprattutto con l’iscrizione di un Fondo pluriennale vincolato che fornisce copertura agli impegni rinviati ad esercizi futuri, risultano accantonati per ogni anno del periodo 2015/17, rispettivamente, 71, 1.116 e 1.639 milioni di euro. La Corte in merito “ritiene di dover richiamare la responsabile attenzione del Governo e dell’Assemblea regionale su una prospettiva di considerevole rilievo in quanto collegata alla tenuta di fondo del rinnovato assetto dell’ordinamento contabile”. Si potrebbe prefigurare uno scenario che potrebbe vincolare le future politiche programmatiche della Regione con scelte che “potrebbero mettere a rischio il concreto esercizio delle funzioni fondamentali e la destinazione delle risorse verso i necessari investimenti”.

Passando agli equilibri di bilancio, la relazione prende in considerazione le due gestioni fondamentali, corrente e in conto capitale. Ne risulta che la gestione di competenza del risparmio pubblico ha registrato, dopo 4 anni di risultati negativi un differenziale positivo di 152 milioni di euro. La gestione di cassa dell’esercizio 2015 “presenta profili di criticità  relativamente a tutti i risultati differenziali che contabilizzano importi negativi peraltro in peggioramento.rispetto all’anno precedente”. Il riferimento è allo sbilanciamento per 1.254 milioni di euro del “risparmio pubblico” che si raddoppia rispetto al 2014 (-579 milioni di euro) e per 1.444 milioni di euro del fabbisogno complessivo di bilancio.

“La Corte aveva avvertito lo stress di liquidità” l’11 novembre in commissione Bilancio. “La ripulitura del bilancio indotta dall’applicazione delle nuove regole della contabilità armonizzata ha fatto sostanzialmente emergere un significativo disavanzo “occulto”,  pari a 6.371 milioni di euro” e “il disavanzo complessivo a fine esercizio 2015 di 418 milioni di euro, è stato poi rideterminato  in 6 miliardi 192.510.889,72, tenuto conto degli stanziamenti accantonati, vincolati e destinati agli investimenti”.
A conclusione dell’excursus tecnico, la Corte ha ritenuto di osservare come il notevole disavanzo contabilizzato nel 2015 non sia stato interamente applicato all’esercizio in corso grazie alla norma che prevede consistenti spazi temporali di ammortamento e tuttavia impedisce di poter ritenere realizzato l’obiettivo del risanamento definitivo dei conti pubblici regionali. Questi i numeri snocciolati: sensibile contrazione dei residui attivi che da 14 miliardi 384 milioni di euro al 31 dicembre 2014, si sono attestati alla fine del 2015 a 4 miliardi 162 milioni di euro.

Anche le spese complessivamente impegnate dalla Regione hanno fatto registrare una lieve riduzione rispetto al precedente esercizio, passando da 19 miliardi 908 milioni a 19 miliardi 432.

C’è stato, invece, un aumento delle spese correnti impegnate che dai 16 miliardi 477 milioni di euro nel 2014 sono diventate 16 miliardi 730 milioni di euro nel 2015. Sono diminuite le spese in conto capitale (da 3 miliardi 188 milioni nel 2014 a un miliardo 922 milioni nel 2015), mentre le spese per rimborso di prestiti sono passate da 242 milioni del 2014 a 779 milioni del 2015. L’incidenza delle spese correnti impegnate nel 2015 è stata pari a 86,09% delle spesa complessiva, mentre le spese impegnate in conto capitale hanno rappresentato il 9,89% delle spesa complessiva (nel 2014, rispettivamente 82,76% e 16,01%). I residui passivi, a fine 2014 ammontavano a 7.875 milioni mentre, a fine 2015, si sono attestati a 3 miliardi 139 milioni, con tendenza alla diminuzione. Nella relazione si specifica come “Può presumersi che la prevalenza delle passività di medio e lungo termine si manterrà nei prossimi anni. Ciò suscita dubbi sulla sostenibilità del debito, sul futuro delle giovani generazioni, già gravate da ingenti mutui, e sullo sviluppo stesso della Sicilia”.

Articolo pubblicato il 06 luglio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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