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Quotidiano di Sicilia

Reati ambientali: 1 su 7 commessi in Sicilia
di Adriano Agatino Zuccaro

Legambiente: Catania e Palermo nella top ten provinciale (rispettivamente quarta e ottava). Il 10% dei 18mila immobili costruiti illegalmente si trova al di qua dello Stretto

Tags: Ambiente, Legambiente



PALERMO - I reati ambientali continuano a costituire una grossa piaga nella nostra Isola: le infrazioni accertate nel 2015 sono state 4.001, il 14,6% del totale nazionale; la Sicilia è seconda solo alla Campania (4.277 infrazioni accertate, 15,6% del totale nazionale). I numeri, contenuti nel “Rapporto Ecomafia 2016” di Legambiente (realizzato grazie alla collaborazione delle forze dell’ordine), sono stati pubblicati ieri e certificano, a livello nazionale, una “leggera flessione” dei reati ambientali e i “primi segnali di una inversione di tendenza dopo l’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel Codice penale”.

L’illegalità ambientale nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa, però, continua ad imperversare: Campania, Sicilia, Calabria e Puglia con ben 13.388 infrazioni accertate rappresentano assieme il 48,3% sul totale nazionale. Da segnalare che nell’Isola (che ha numeri molto vicini a quelli campani) ci sono stati solo tre arresti e 697 sequestri contro i 22 arresti e i 1.040 sequestri avvenuti in Campania. Quinto posto della classifica regionale dell’illegalità per il Lazio con 2.431 infrazioni accertate (8,8% su totale nazionale). Infrazioni contenute, invece, nelle grandi regioni del Nord: 3,7% del totale nazionale in Veneto, 3% in Emilia-Romagna, 2,8% in Lombardia, 1,8% in Piemonte.

Per ciò che attiene la classifica provinciale, il record spetta a Napoli: 1.579 infrazioni accertate, segue Salerno (1.303), Roma (1.161) e Catania (1.027). Quarto posto, dunque, per la città dell’elefante e ottavo posto per Palermo (731 infrazioni accertate).

A livello nazionale gli illeciti ambientali accertati nel 2015 sono stati 27.745 (29.745 nel 2014): più di 76 reati al giorno, più di 3 ogni ora. Salgono a 188 gli arresti (139 nel 2014), mentre diminuiscono le persone denunciate (24.623 nel 2015, 29.471 l’anno precedente) e i sequestri 7.055 (8.751 nel 2014). Sono 18 mila gli immobili costruiti illegalmente nel 2015, 4.926 i reati accertati; il 10% di questi in Sicilia (primo posto col 18% per la Campania). In calo le infrazioni nel ciclo del cemento e dei rifiuti (4.926 reati). Crescono, invece, gli illeciti nella filiera agro-alimentare (20.706), i reati contro gli animali (8.358) e soprattutto gli incendi (4.500), con un’impennata che sfiora il 49%.

Roghi che hanno mandato in fumo più di 37.000 ettari, più del 56% si è concentrato nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso.

In calo il business delle ecomafie che nel 2015 è stato di 19,1 miliardi, quasi tre miliardi in meno rispetto all’anno precedente (22 miliardi). “Un calo - scrive Legambiente - dovuto principalmente alla netta contrazione degli investimenti a rischio nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, che hanno visto nell’ultimo anno prosciugare la spesa per opere pubbliche e per la gestione dei rifiuti urbani sotto la soglia dei 7 miliardi (a fronte dei 13 dell’anno precedente)”.  

Qualche passo in avanti, dunque, nell’ambito della lotta ai reati ambientali negli anni è stato fatto e Legambiente avanza delle proposte per migliorare il trend. Tra queste l’associazione chiede di facilitare l’iter per le demolizioni degli ecomostri, di inserire un  nuovo articolo nel codice penale sui reati contro fauna e flora protette, di tutelare il Made in Italy enogastronomico e combattere le agromafie, di creare una “polizia ambientale” e, infine, chiede di rendere più efficace la tutela penale dei beni culturali, artistici e archeologici.
 

 
Procuratore Roberti, criminalità, imprenditori spesso protagonisti
 
ROMA – “Nei reati contro l’ambiente le mafie giocano sì un ruolo molto importante, ma è riduttivo parlare soltanto di ecomafie, perché la materia della criminalità ambientale si riferisce secondo noi soprattutto alla criminalità d’impresa”.
Lo ha affermato il procuratore nazionale Antimafia ed antiterrorismo, Franco Roberti, nel corso della presentazione del Rapporto “Ecomafia 2016 di Legambiente.
“È l’imprenditore - ha spiegato - il protagonista e il principale responsabile di reati in materia di rifiuti, agroalimentare, inquinamento dell’ambiente. Il mafioso interviene interagendo con l’imprenditore, ad esempio per lo smaltimento illecito di rifiuti o altre attività operative. Sempre più spesso gli imprenditori si rivolgono alla criminalità.  A fronte dei dati che ci offre Legambiente - arresti, denunce, sequestri - non abbiamo dati giudiziali. Non ci sono le sentenze, non ci sono le confische, non sappiamo quanti arresti si siano tradotti in condanne, non sappiamo quanti sequestri si siano tradotti in confische: non sappiamo misurare la giustizia”.
“Questa è una dura realtà che purtroppo - ha aggiunto - non ci consente neanche di verificare gli effetti positivi della nuova legge contro gli ecoreati che sicuramente segna un salto di qualità importante, mai dati investigativi non sono sufficienti: servono le sentenze. Serve la definitività. E magari intervenire una volta e per tutte sulla prescrizione. E sull’organizzazione giudiziaria”.
 

 
Pietro Grasso: “Crimini contro ambiente furto di futuro per il Paese”
 
ROMA - “I crimini contro l’ambiente sono veri e propri furti di futuro”: lo ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso, aprendo ieri la presentazione del rapporto Ecomafia di Legambiente che certifica un business criminale di 19 mld di euro solo nel 2015. “ La conservazione e gli investimenti per il patrimonio ambientale del nostro Paese - ha aggiunto - sono straordinari veicoli di sviluppo e civiltà”.
Grasso ha comunque registrato “una forte presa di coscienza” sulla problematica, “soprattutto da parte delle giovani generazioni, anche per l’azione che è stata fatta nei luoghi di formazione”, che “lascia ben sperare”. Ma, ha ammonito, “dobbiamo stare vicino e sostenere, anche fornendo risorse, a coloro che si impegnano contro i crimini ambientali”.
“È naturalmente sulla politica che grava la principale responsabilità - ha detto - quella di porre tutte le condizioni, normative, strutturali, culturali, per riconvertire ecologicamente la nostra penisola e ricostruire una società dei territori, delle culture”.

Articolo pubblicato il 06 luglio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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