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Ecoreati, gli effetti delle norme attuate
di Rosario Battiato

A Roma sono in discussione anche la legge sui Parchi e quella sul consumo di suolo, attualmente ferma al Senato. Diminuiscono a livello nazionale, ma secondo i numeri di Legambiente la Sicilia resta maglia nera

Tags: Ecoreati, Ambiente



PALERMO – Tempo di bilanci e prospettive a Roma sulle principali normative che hanno contraddistinto l’azione del governo sul fronte ambientale. In prima linea ci sono i risultati sul contenimento delle ecomafie – martedì è stato presentato l'ultimo report di Legambiente in Senato alla presenza del ministro –, mentre le prossime due sfide si chiamano legge sui Parchi, la cui approvazione è prevista per la fine dell'anno, e legge sul consumo di suolo, attualmente ferma al Senato e in attesa dell'ultima votazione. Tre questioni che riguardano da vicino anche l'Isola per ragioni prettamente ambientali e per il ritardo nell'approvazione di strumenti di controllo regionali che altrove sono già stati realizzati.

I reati ambientali sono diminuiti, ma le ecomafie restano vive. Si può riassumere in questi termini il quadro che emerge dal Rapporto Ecomafia 2016, la ricognizione effettuata annualmente da Legambiente con dati forniti dalle forze dell'ordine e dagli organi di polizia giudiziaria. Si tratta della seconda rilevazione effettuata dall'associazione del Cigno per valutare gli effetti della legge sugli ecoreati, dopo quella provvisoria di marzo. Per Galletti “la diminuzione dei reati ambientali ne è la prova ed è un tassello della strategia ambientale che questo governo sta portando avanti con convinzione”.

La classifica dell'illegalità piazza nelle prime posizioni le regioni a tradizionale presenza criminosa. La Sicilia occupa il secondo posto con circa 4 mila reati, pari al 14% del totale nazionale, 3.504 denunce, 3 arresti e 697 sequestri. La dimensione di questi numeri confeziona una classifica provinciale che inevitabilmente si tinge di siciliano. Tra le prime province nazionali ci sono cinque isolane che duellano nei numeri con realtà molto più estese in termini di superficie e popolazione. Sul podio troviamo Napoli, Salerno e Roma, che precedono di poco Catania con circa un migliaio di infrazioni, praticamente un quarto del totale regionale e il 4% del totale nazionale. Le altre siciliane sono Palermo (ottava con 731 infrazioni), Messina (dodicesima con 594 infrazioni), Trapani (tredicesima con 584 infrazioni), Siracusa (diciannovesima con 417 infrazioni).

Il fronte ambientale da sanare è comunque ancora ampio e in questo senso c'è grande attesa per la legge sul consumo di suolo. Ben prima dell'avvio della discussione sulla norma nazionale, che prevede l'obiettivo del consumo zero per il 2050 e che è stata approvata alla Camera lo scorso 12 maggio, molte altre Regioni avevano già agito di propria iniziativa. Lo conferma l'Ispra nel report sul consumo di suolo, nel quale specifica che “negli ultimi anni, inoltre, alcune Regioni hanno emanato leggi dirette a migliorare la qualità dell’ambiente urbano e hanno ritenuto indispensabile inserire il controllo dell’impermeabilizzazione e la riduzione del consumo di suolo tra i parametri che devono guidare l’espansione e la trasformazione del tessuto urbano”. Tra le migliori non c'è la Sicilia, perché gli esempi sono altrove. A dare i voti alle Regioni ci aveva pensato il Sole 24 Ore che a dicembre aveva censito gli impegni di 16 consigli regionali contro il consumo di suolo (sette leggi approvate soltanto nel 2015). Tra queste non era segnalata la Sicilia che, come spesso capita in questi casi, si limiterà ad attendere l'imbeccata nazionale.
 


Limitare al massimo le costruzioni Incentivi per le riqualificazioni
 
PALERMO – Riqualificare è meglio che costruire. Su queste pagine lo scriviamo ormai da anni, nei giorni scorsi anche il ministro Galletti è tornato sul tema. “In questo momento, anche alla luce del calo demografico – ha domandato Galletti in occasione della presentazione del report di Legambiente sugli ecoreati – chi può costruire nuove case? Tanto vale rivalutare quello che già abbiamo”. E in questa direzione si muovono tutti gli incentivi governativi – agevolazioni per messa in sicurezza ed efficientamento energetico fino al 65% e validi per tutto 2016 – che sembrano delineare una grande occasione per la Sicilia. Nell'Isola poco meno del 30% delle case si trova in uno stato pessimo o mediocre (dati Istat), mentre a livello nazionale questo dato si abbassa fino al 17% (dati Confartigianato). Inoltre, a fronte di 1,7 milioni di edifici, il secondo patrimonio edilizio più esteso d'Italia, ce ne sono 131 mila non utilizzati perché non in condizioni di esserlo.
I risultati registrati in Sicilia sono tra i peggiori nazionali, anche in termini di consumo di suolo, eppure gli investimenti nel settore restano ancora contenuti, anche a fronte di evidenti esigenze per il mercato edilizio.

Articolo pubblicato il 07 luglio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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