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Minori, Sicilia terza per segnalazione abusi
di Antonio Leo

Intervista a Barbara Forresi, responsabile del Centro Studi della Onlus: “Contrastare l’iceberg sotto la superficie dell’acqua”. Quasi 5.000 richieste d’aiuto al Telefono azzurro nel 2015, una su dieci proviene dall’Isola

Tags: Barbara Forresi, Abuso, Minori



PALERMO - “L’ho fatto volare in aria facendolo cadere faccia a terra, l’ho pestato talmente forte che ha pianto tutta la notte”. È difficile accettare che queste parole possano appartenere a un padre. Eppure è quello che diceva al telefono un uomo di Vittoria, nel ragusano, intercettato dalla Polizia. L’incredulità si fa sgomento, apprendendo le condizioni in cui sono stati trovati i quattro figli, di età compresa tra i 4 e gli 11 anni, al momento dell’arresto dell’orco avvenuto pochi giorni fa: spazzatura, escrementi in giro per casa, mobili distrutti, materassi sporchi e senza lenzuola. Abbandonati dalla madre, chiamavano i nonni per chiedere aiuto: “Vienimi a prendere, papà non si sveglia, non abbiamo mangiato tutto il giorno”.

Voci invisibili che, forse, senza quelle intercettazioni sarebbero rimaste soffocate tra le mura domestiche. Della violenza verso bambini e adolescenti non si sa mai abbastanza. Il Telefono  Azzurro, dal 1987 al fianco dei minori, è una delle poche realtà che permette di avere una percezione – seppure parziale - del fenomeno.

Soltanto nel 2015, le linee telefoniche gestite dalla Onlus– l’1.96.96 e il 114 Emergenza infanzia – hanno ricevuto complessivamente oltre 4.700 segnalazioni. In oltre un terzo dei casi (1.639) si tratta di minacce violente, di maltrattamenti fisici o di abusi sessuali. Tra il 2014 e il 2015, per tutte le tipologie di richiesta d’aiuto si segnala una escalation di violenza: per esempio, i casi di abuso sessuale e pedofilia su bambini e adolescenti sono stati 241 (il 5% delle situazioni gestite dal Telefono azzurro), in crescita di quasi il 2% rispetto all’anno precedente (Dossier Pedofilia 2016).

Ad essere preda sessuale degli adulti sono soprattutto le bambine e le adolescenti (vittime nel 60% del totale delle segnalazioni). Ma sotto gli undici anni la maggioranza dei bimbi violati è di sesso maschile (il 55% considerando le richieste d’aiuto in questa fascia d’età).

Tra le regioni più colpite dalla pedofilia c’è la Sicilia, che insieme a Lombardia e Lazio raccoglie quasi la metà del totale delle segnalazioni. Più di una volta su dieci, le chiamate arrivano dall’Isola (il 10,8% del totale). Mentre il telefono squilla tante storie restano all’ombra, in un silenzio assordante: non esiste nel nostro Paese una banca dati tale da offrire un quadro completo e omogeneo del fenomeno. Le statistiche appaiono dunque approssimative perché – come scrive il Telefono azzurro in un quaderno rivolto a insegnanti e genitori – “da un parte rappresentano solo le denunce sporte all’Autorità Giudiziaria (e quindi non comprendono tutti quegli abusi che non vengono denunciati), dall’altra non è possibile definire quante siano le sentenze di condanna conseguenti a tali denunce (è possibile che alcune denunce risultino infondate)”.

Fuori dall’orizzonte degli orrori conosciuto dal Telefono azzurro, c’è un mondo difficile da stimare. “Ci sono stime internazionali – spiega al QdS Barbara Forresi, psicologa e responsabile del Centro studi della Onlus - secondo cuisolo un caso su cinque arriva ad essere conosciuto. Queste stime, però, riguardano altri Paesi e non l’Italia, dove da sempre si fa fatica a quantificare il sommerso. Il Dipartimento delle Pari opportunità sta lavorando per istituire una banca dati che metta insieme non solo i numeri del Telefono azzurro, ma anche quelli del ministero della Giustizia e di altri servizi che si occupano della violenza contro i bambini”.

Nella stragrande maggioranza dei casi gestiti dal Telefono Azzurro (il 76% delle segnalazioni di abuso sessuale alla linea 19696) gli aguzzini sono persone conosciute dal minore: genitori, fratelli, insegnanti, amici fidati. Il fatto non sorprenda: già la Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato aveva rivelato come, tra il 2002 e il 2005, circa l’80% delle denunce di abuso si riferisce a violenze commesse da conoscenti. Tuttavia sono in aumento i casi di aggressori estranei al minore/adolescente (quasi quattro casi su dieci, considerando solo le segnalazioni di pedofilia al 114). Giusto qualche giorno fa a Trapani è stato arrestato dai carabinieri un pensionato di 62 anni che per oltre un anno avrebbe perseguitato una quindicenne, pedinandola a scuola, sotto casa, al supermercato, arrivando persino a masturbarsi davanti a lei e a palpeggiarla nelle parti intime.

La violenza sessuale è uno dei problemi principali ed anche quello che fa più notizia, ma non è l’unico. “Negli ultimi anni – continua la responsabile del Centro studi - abbiamo notato un aumento generale di tutte le problematiche che riguardano gli abusi, ma in particolare di quelle relative all’abuso fisico. Sono anni che, rispetto agli abusi sessuali, ci attestiamo intorno al 5% del totale delle segnalazioni, mentre il maltrattamento fisico, di cui si parla di meno, arriva quasi fino all’8%”. Come detto sopra, una quota considerevole delle richieste d’aiuto arriva dall’Isola, tra le regioni in cui la Onlus ha dovuto maggiormente concentrare i propri sforzi nel corso di quasi trent’anni di attività. “La Sicilia su quasi tutte le tematiche, compreso il maltrattamento, si attesta al terzo-quarto posto per numero di segnalazioni. Questo perché – spiega Forresi –è , insieme a Lombardia, Lazio e Veneto, la regione in cui Telefono Azzurro è stato più presente, realizzando diversi progetti e iniziative nelle scuole”.

Resta purtroppo ancora molto da fare per stanare gli abusi, per garantire i diritti dei più piccoli, dei più indifesi. “Il nostro obiettivo – conclude Barbara Forresi - è contrastare con i nostri mezzi quanto dell’iceberg resta sotto la superficie dell’acqua, individuando anche attraverso le segnalazioni anonime quei fattori di rischio che portano a casi di abuso e maltrattamento prima che si verifichino”. Spesso il muro è la coltre di omertà che avvolge famiglie o addirittura comunità intere. “Bisogna combattere quei contesti sociali dove la violazione dei bambini è tollerata come fosse tollerabile”.
 

 
Così gli operatori, salvando i minori, provano a recuperare i genitori
 
Cosa può spingere un padre o una madre a comportarsi così? Quante volte la domanda sorge spontanea di fronte all’ennesimo fatto di cronaca diffuso dai notiziari. Spesso dietro a un abuso c’è una storia di violenza, un circolo vizioso che si perpetua da genitore a figlio. Altre volte, come emerge anche dalle segnalazioni al Telefono azzurro, si tratta di disturbi psichiatrici, di abuso di alcolici o di sostanze stupefacenti.
“Sono tantissimi i motivi – spiega la psicologa Barbara Forresi - da problematiche di salute mentale a difficoltà relazionali maturate nel corso del tempo, per esempio a causa di passati traumatici nell’infanzia di questi genitori. Con i modelli educativi appresi hanno difficoltà nel sintonizzarsi con il complesso mondo di un bambino”.
Sebbene la necessità primaria sia salvare il minore da nuovi o possibili abusi, anche il genitore va “salvato”. Sono due esigenze strettamente correlate perché il distacco non è mai la migliore delle soluzioni per il bambino, anche se talora è una strada obbligata.
“Noi non crediamo – continua Forresi - che la posizione del reo e di chi commette un abuso su un minore sia l’obiettivo”.
“Lo scopo - conclude - deve essere quello di punire il comportamento, ma allo stesso tempo di capire se ci sono i margini per poter recuperare. In molti casi ci sono. Si tratta di casi in cui, se le famiglie vengono aiutate con programmi terapeutici specifici, le situazioni maltrattanti possano evolvere positivamente senza arrivare a una rottura della relazione e dunque ad un allontanamento dei minori”.

Articolo pubblicato il 07 luglio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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