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Rifiuti speciali, in Sicilia cifre alle stelle
di Rosario Battiato

Sul territorio non ci sono impianti che trasformino gli scarti in energia. Il 10% finisce in discarica, il 2% negli inceneritori. L’Isola si piazza al quinto posto tra le Regioni italiane con le sue 431 mila tonnellate prodotte

Tags: Rifiuti, Sicilia, Rosario Crocetta, Vania Contrafatto, Rifiuti Speciali



PALERMO – I rifiuti speciali battono i rifiuti urbani. Seguendo una tradizione consolidata negli anni, anche l'ultima rilevazione dell'Ispra, relativa al 2014 e diffusa nei giorni scorsi nel rapporto “Rifiuti speciali”, ha registrato una produzione della porzione speciale che supera di quattro volte quella urbana. Si tratta di 130,6 milioni di tonnellate con un consistente aumento (+5%) rispetto al 2013. La Sicilia non è ai primi posti per produzione, ma la sua quota di rifiuti speciali pericolosi è tra le più alte del Sud.

La crescita a livello nazionale ha una spiegazione: “rifiuti speciali non pericolosi da operazioni di costruzione e demolizione e da quelli derivanti dal trattamento dei rifiuti e delle acque reflue”. Restano invece stabili i rifiuti speciali pericolosi a quota 8,8 milioni di tonnellate che, rispetto alla precedente rilevazione, hanno fatto registrare una crescita minima di circa 24 mila tonnellate (+0,3%).

A livello nazionale si è attivata una gestione per 133,8 milioni di tonnellate, risultato che si ottiene aggiungendo anche i rifiuti speciali che derivano dal trattamento dei rifiuti urbani. Per circa 83 milioni di tonnellate (62,4%) si è trattato di operazioni di recupero materia, per 2,1 milioni di recupero energia (1,6%) col biogas che resta tra le risorse più utilizzate tramite la decomposizione dei rifiuti. Sono sette le Regioni che trasformano in energia i rifiuti e tra queste, ovviamente, non c'è la Sicilia che attende ancora i suoi primi impianti per la valorizzazione dei rifiuti urbani (l'ordinanza presidenziale del 7 giugno prevede che la procedura di evidenza pubblica dovrà completarsi entro ottobre prossimo). Poco più del 10% è finito in discarica, mentre una percentuale inferiore al 2 è stata incenerita.

La distribuzione regionale della produzione disegna un podio tutto settentrionale con Lombardia (29,1 mln di tonnellate), Veneto (14,1) ed Emilia Romagna (13,6). La Sicilia rientra tra le prime dieci per produzione con 5,3 milioni di tonnellate, ma si guadagna la quinta piazza nazionale per la porzione dedicata ai rifiuti speciali (431 mila tonnellate, pari al 5% nazionale). Che fine fanno? L'Isola gestisce 3,4 milioni di tonnellate di rifiuti con una netta preponderanza del recupero di materiale (2,2 mln di tonnellate, più del 50%), mentre circa 786 mila tonnellate rientrano nello smaltimento (in discarica circa la metà e poi altre forme come trattamento biologico, fisico-chimico etc...). Andando più in dettaglio con i dati Ispra, scopriamo che la Sicilia ha recuperato 2,6 milioni di tonnellate dei suoi rifiuti speciali non pericolosi e 50 mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi. Un ulteriore spunto di riflessione riguarda l'incenerimento senza recupero di energia, che ha coinvolto 33 mila tonnellate di rifiuti speciali (28 mila pericolosi).

Nel 2014 l’Italia ha complessivamente esportato 3,2 milioni di tonnellate di rifiuti speciali tra non pericolosi (2,3) e pericolosi (919 mila). Anche la Sicilia ha contribuito con più di 26 mila tonnellate da distribuire tra non pericolosi (21 mila) e pericolosi (5 mila). I rifiuti speciali importati, invece, ammontano a 6,2 milioni di tonnellate. Di questo blocco considerevole, poco meno di 7 mila tonnellate finiscono nell'Isola.

Resta in calo (-74 mila tonnellate) la quota di rifiuti contenenti amianto, pari a circa 340 mila tonnellate, e costituita per oltre il 90% da materiale di costruzione. La Sicilia, dove di recente sono stati prorogate le scadenze per alcuni contenuti della cosiddetta “legge amianto” approvata nel 2014, contribuisce con 7 mila tonnellate.
 


Dal settore manifatturiero la fetta più grossa di rifiuti pericolosi
 
PALERMO – I rifiuti speciali sono tutti i rifiuti non urbani prodotti da industrie e aziende. A livello normativo si dividono in “non pericolosi” (prevalentemente al settore manifatturiero, delle costruzioni e demolizioni e di alcune tipologie di trattamento dei rifiuti) e “pericolosi” cioè generati dalle “attività produttive che contengono al loro interno sostanze pericolose in concentrazioni tali da conferire pericolo come raffinazione del petrolio, processi chimici, industria fotografica, industria metallurgica, produzione conciaria e tessile, impianti di trattamento dei rifiuti, ricerca medica e veterinaria”.
A prendersi la fetta più robusta della produzione sono costruzioni e demolizioni (39,7%), le attività legate al trattamento dei rifiuti e al risanamento ambientale (27,4%), il settore manifatturiero (20,5%), quello dei servizi, commercio e trasporti (5%), il settore dell’acqua e reti fognarie (3,5%), quello dell’energia, gas, vapore e aria (2,5%). Andando nel dettaglio dei rifiuti speciali pericolosi, scopriamo che sono soprattutto prodotti dal settore manifatturiero (39%) che include anche metallurgia, fabbricazione di prodotti chimici e prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio.

Articolo pubblicato il 08 luglio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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