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Quotidiano di Sicilia

Dieci mila allevamenti a rischio infezioni
di Emiliano Zappalà

L’Istituto zooprofilattico della Sicilia ha messo in guardia gli allevatori dall’agalassia, pericolosa malattia mammaria. Da anni si sta collaborando con l’Animal Health del Regno Unito per la realizzazione di un vaccino

Tags: Zootecnia, Allevamento, Sicilia



CATANIA - Sempre più alto lo stato di allerta per quanto riguarda i rischi di malattie che colpiscono il bestiame. Nelle aziende del comparto lattiero caseario siciliano il problema numero uno di allevatori e veterinari aziendali è rappresentato dalle infezioni mammarie (agalassia contagiosa e mastiti batteriche), che non hanno conseguenze per il consumatore di latte e latticini, ma che per la loro aggressività e severità clinica rischiano di tagliare fuori dal mercato l’allevatore e l’intera produzione dell’azienda.

Guido Loria, direttore dell’area Diagnostica Specialistica dell’Istituto zooprofilattico della Sicilia, ha spiegato, durante il settantesimo convegno della Sisvet, la più antica società italiana delle scienze veterinarie che festeggiava i suoi settant’anni a Palermo, ospitata dall’Istituto zooprofilattico sperimentale della Sicilia, che “l’Istituto zooprofilattico è da anni impegnato nello studio di un vaccino e da anni collabora con l’Animal e Health del Regno Unito per la lotta contro l’agalassia contagiosa, i cui effetti ricadono su numerosi allevatori siciliani”.

L’agalassia contagiosa è una malattia infettiva che colpisce pecore e capre, il cui sintomo più frequente è rappresentato dalla mastite, un’infiammazione della ghiandola mammaria, che può provocare il blocco totale della lattazione. Se non contrastata con misure vigorose e tempestive la diffusione del virus rischia di mettere in ginocchio numerose aziende italiane. Il pericolo, a parere degli esperti, può essere ancora maggiore in regioni, come la Sicilia, ad alto tasso di allevamento ovino.

Nell’Isola gli allevamenti a rischio potrebbero essere addirittura 10mila, di varia dimensione. Sarebbe un colpo durissimo per l’intero settore primario. Per questo motivo l’Istituto zooprofilattico sta profondendo tutto il suo impegno sia per trovare delle cure efficaci, sia per aumentare il livello di consapevolezza e quindi di prevenzione da parte degli allevatori.

Ma non solo di infezioni si è parlato al convegno. Sono stati messi in luce altri fenomeni che minano la serenità di chi investe e opera nel settore degli allevamenti. Su tutti la macellazione clandestina e il mercato nero. Cresce infatti a vista d’occhio il numero di certificazioni false o inesistenti sullo stato di salute degli animali. Si tratta di un business attorno a cui ruota l’attività dei biologi e dei veterinari forensi dell’Istituto zooprofilattico. Le attività dell’Istituto, dove ormai da anni le procedure sono consolidate, consentono di determinare i livelli di parentela tra capi (per la razza bovina, ovina, caprina, canina, equina), al fine di scoprire se si tratta di animali rubati.

“Le scienze forensi, basate sulla genetica molecolare, forniscono il supporto tecnico-scientifico agli organi di Polizia giudiziaria e alla magistratura nelle indagini sui reati commessi contro gli animali”, ha spiegato Stefano Reale, responsabile del laboratorio Tecnologie diagnostiche innovative dell’area Biologia molecolare dell’Istituto zooprofilattico.

Padroni di casa del convegno della società Sisvet, presieduta dal professore Bartolomeo Biolatti, sono stati il direttore sanitario, Santo Caracappa e Salvatore Seminara, commissario straordinario dell’Istituto zooprofilattico della Sicilia: “Ci ha riempito di orgoglio la scelta della Sisvet di festeggiare a Palermo i suoi 70 anni – hanno detto – È un attestato di stima per i veterinari della città, pur non essendo sede di una facoltà veterinaria”.

Articolo pubblicato il 15 luglio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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