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Quotidiano di Sicilia

Stato di crisi per la formazione, c'è l'ok del governo nazionale
di Michele Giuliano

Manovra ancora da definire: lo Stato finanzierà i prepensionamenti dei lavoratori nati tra il ‘51 e il ‘53. Piano di alleggerimento del personale: in previsione in 4 mila andranno in pensione

Tags: Formazione, Crisi



PALERMO - Sì alla stato di crisi per la formazione professionale siciliana. Il governo nazionale ha dato il suo ok al piano straordinario di sostegno alla Regione che dovrebbe servire a far uscire la Sicilia fuori da questo empasse del settore.

Essenzialmente la manovra servirà per snellire la foltissima schiera di dipendenti degli enti: infatti si prevede che nell’arco del prossimo triennio in 4 mila potrebbero andare in pensione, lasciando quindi attivi altrettanti lavoratori. Anche se ancora questa piano di prepensionamento dovrà essere nei dettagli varato si prevede che in questa prima fase possano andare a riposo i lavoratori nati negli anni compresi tra il 1951 e il 1953. Per questi dipendenti degli enti ci penserà la Stato, pagando quindi tutto di tasca propria per la loro fuoriuscita. La Regione però non starà con le mani in mano: infatti l’impegno è che dovrà finanziare la fuoriuscita dei lavoratori compresi negli anni tra il ‘54 e il ‘56.

Secondo indiscrezioni questo piano di prepensionamento coinvolgerà anche i dipendenti degli ex sportelli multifunzionali. Secondo una stima in 500 potrebbero avere le carte in regola per lasciare. In buona sostanza nell’arco di un paio di anni tutto il comparto dei servizi formativi e per il lavoro dovrebbe alleggerirsi di ben 4.500 persone, una vera boccata d’ossigeno per un comparto decisamente imploso e che non è più in grado di reggersi in piedi. Colpe di una politica che ne decenni, specie nei periodi elettorali, ha finito per creare questo "mostro" della formazione con sfasci e storture che ancora oggi si pagano a caro prezzo. Per l’esattezza dal piano del’offerta formativa del 2004 all’ultima annualità dell’Avviso 20 (il piano formativo di quest’anno non è ancora partito, ndr) se ne sono andati 2 miliardi e 526 milioni di euro per finanziare enti di formazione e attività che non hanno mai prodotto nulla se non creare l’attuale “mostro” del settore fatto da ben 8 mila lavoratori distribuiti su 1.600 enti regolarmente accreditati dalla Regione dislocati su 2.200 sedi operative.

Dopo la fase del prepensionamento si prevede anche una rivisitazione dell’attuale assetto. La Sicilia, così come il resto della Regioni italiane, dovrà attenersi al modello formativo tedesco. L’orientamento del governo italiano infatti è proprio questo dopo che nei giorni scorsi il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Stefania Giannini, ha siglato presso il Centro Italo-Tedesco per l’eccellenza europea di Villa Vigoni un protocollo d’intesa con il ministro dell’istruzione tedesca Johanna Wanka.

Un passo che introduce la cooperazione tra Italia e Germania nell’ambito della formazione professionale. In tutto questo scempio resta all’angolo la riforma che, sulla carta, davvero potrebbe porre un argine agli infiniti sprechi del passato. Si tratta di un modello improntato in un mix di sistemi virtuosi, basati sulla tipica gestione tedesca e su quella della provincia Autonoma di Bolzano.

Si prevede che parte del sistema formativo di sposti all’interno delle città metropolitane e dei liberi consorzi, subentrati alle Province, con l’introduzione del voucher formativo. Quindi addio agli enti, la cui gestione è stata tutt’altro che improntata all’efficienza e ai risultati. La Regione non gestirà più la formazione direttamente ma si limiterà a controllare e a programmare. In questa nuova formazione avranno un ruolo principale scuole e università, ma soprattutto l’alternanza scuola/lavoro con l’introduzione della formazione in azienda.

Prevista l’istituzione del catalogo dell’offerta formativa, del libretto formativo e del sistema di certificazione.

Articolo pubblicato il 16 luglio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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