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Unioni civili, abbattuto muro. "Ora la legge sull'omofobia"
di Oriana Gionfriddo

In Senato proposta di legge per proibire di sottoporre i minori a terapie di conversione dall’omosessualità. Intervista alla senatrice Pd Monica Cirinnà, in Sicilia per il gay pride di Siracusa

Tags: Monica Cirinnà, Unioni Civili, Gay Pride, Siracusa



SIRACUSA – “Le coppie omosessuali unite civilmente sono famiglie a tutti gli effetti, se ne facciano una ragione i medievali del Parlamento”. Inizia con queste parole l’intervento di chiusura del Gay Pride di Siracusa della senatrice Monica Cirinnà, madrina dell’evento e prima firmataria del decreto sulle unioni civili approvato definitivamente l’11 maggio.

“Questo è un Pride gioioso – dice la senatrice - perché grazie a questa legge abbiamo fatto un passo importante: buttare giù il muro della discriminazione, ma adesso dobbiamo andare avanti ancora più determinati. Andare avanti significa impegnarsi per avere nel prossimo Parlamento più laici, più donne, più giovani e più persone libere perché ciascuno può credere a quello che vuole ma in Aula l’unica Bibbia è la Costituzione”.

È una donna pasionaria Monica Cirinnà, e con l’entusiasmo che la contraddistingue racconta dei due anni di lotte che hanno portato all’approvazione della legge. Spiega davanti una piazza gremita i diritti che le persone omosessuali hanno acquisito grazie alla legge che porta il suo nome: “Adesso tutti avranno diritto al rito pubblico: anche le coppie omosessuali potranno presentarsi davanti al sindaco per proclamare l’unione civile, con tanto di testimoni e la possibilità di scelta del cognome. La separazione o l’unione dei beni adesso sono realtà così come la reversibilità della pensione e l’asse ereditaria, ma soprattutto adesso sono riconosciuti tutti i diritti sociali legati alla condizione di cittadino”.
“Non è questa la legge ultima che avrei voluto vedere approvata – dichiara la senatrice Cirinnà al QdS -  e mi riferisco alla clausola dell’adozione, ma ci stiamo ancora lavorando”.

Una vera e propria onda arcobaleno ha invaso il centro storico della città. Cosa risponde a chi sostiene che il pride, svolto in questi termini, anche a volte con una forte ostentazione del corpo, risulta obsoleta e fuori luogo?
“La lotta ai diritti deve essere fatta rivendicando la propria dignità e la propria libertà quindi anche gridando con forza l’orgoglio di essere omosessuale. Per dichiarare il proprio orientamento omosessuale, però, bisogna mostrarsi e quindi metterci la faccia facendo vedere il proprio volto, il proprio sorriso, il proprio sguardo e il proprio corpo. I diritti si rivendicano così".

Lei ha dichiarato che l’unione civile ha lo stesso valore del matrimonio. Ma in una cultura rigida come la nostra, che riconosce una famiglia solo dopo le nozze, quest’affermazione non risulta pericolosa in quanto toglie valore al matrimonio?
“Noi abbiamo costruito un negozio giuridico al pari del matrimonio, senza nulla togliere a quest’ultimo. Le unioni civili seguono le indicazioni della sentenza del 2010, la 138, che vede il riconoscimento dei diritti tra coppie gay senza discriminare il matrimonio, ma equiparando i due negozi giuridici”.

In altri tempi un letterato come Pasolini parlava del “piacere di scandalizzarsi”. Lei non crede che in questo momento storico gli italiani sono troppo preoccupati dal bisogno di arrivare a fine mese per poter leggere, informarsi, scandalizzarsi davanti al diverso e rivendicare qualsiasi diritto, tanto che la cultura e anche questi temi stanno passando in secondo piano?
“No, io non credo. Penso invece che gli italiani siano molto attenti a questi temi e che siano anche molto più avanti di quello che crediamo. Dal mio punto di vista gli italiani hanno capito che vanno coniugati i diritti individuali con i diritti sociali, quelli civili con quelli umani. Pasolini diceva anche un’altra bellissima frase: ‘i diritti civili sono i diritti degli altri’. Noi non possiamo continuare a non vedere che ci sono altri diversi da noi e non possiamo continuare a pensare che le diversità debbano essere screditate. La diversità è ricchezza.”

Quale sarà la prossima mossa di questa lotta per i diritti egualitari?
“Sicuramente la legge sull’omofobia che deve essere spinta dalla commissione giustizia del Senato. Poi c’è una bellissima proposta di legge firmata dal senatore Lo Giudice per proibire terapie di conversione dall’omosessualità per i minori e poi certamente il matrimonio egualitario”.

È questo solo l’inizio di una rivoluzione che ha i colori arcobaleno e che profuma di diritti. Il Pride di sabato è stato un successo di partecipazione che testimonia un cambiamento e una precisa volontà di non voler chiudere gli occhi davanti a chi urla giustizia. Soddisfazione è stata espressa anche dal presidente provinciale di Arcigay Armando Caravini, organizzatore dell’evento: “Aver superato il migliaio di partecipanti è stato un grande e inequivocabile successo. Sono soddisfatto di aver regalato assieme alle associazioni, ai sindacati e alle istituzioni un grande Pride per tutti i cittadini. Il pride si proietta a essere cultura della città”. E magari, chissà, del Paese.

Articolo pubblicato il 19 luglio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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