Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Cairo cambia linea al Corriere
di Carlo Alberto Tregua

Intesa: vince il Piano industriale

Tags: Corriere Della Sera, Intesa San Paolo, Urbano Cairo



La prima banca italiana è Intesa San Paolo, con un ottimo condottiero, l’Ad Carlo Messina, e con un altro manager di notevole spessore quale Gaetano Micciché.
Urbano Cairo ha lanciato la sfida al salotto buono di Milano (Bonomi, Della Valle, Mediobanca e altri), sentendosi confortato sia dall’istituto menzionato che dallo studio Bonelli-Erede. L’Ops (Offerta pubblica di scambio) è stata vincente perché Cairo è credibile come editore, in quanto le sue iniziative hanno sempre avuto successo. Era bravo già trent’anni fa come venditore del Biscione e ha dimostrato la sua bravura in tutte le successive iniziative editoriali.
Fra esse, vogliamo segnalare l’intuito nell’avere lanciato più di una decina di settimanali, quasi tutti di gossip, che vendono milioni di copie. L’intuito è consistito nell’aver capito che la classe media italiana va cercando distrazione piuttosto che concentrarsi sui problemi del Paese. Questa è anche una causa dell’assenza in massa nel momento in cui si deve votare.

Altra iniziativa editoriale di successo è stata l’acquisizione de La7, di cui in pochi anni Cairo è riuscito a portare il bilancio in pareggio, con un’accurata opera di taglio delle spese, effettuata in modo chirurgico, e uno stimolo alle vendite di pubblicità.
Nel Corrierone vi sono spese superflue, meritevoli di forti riduzioni, mentre vi sono notevoli possibilità di far aumentare i ricavi, utilizzando tante sinergie all’interno del gruppo, che ora consta di due quotidiani, settimanali e televisione.
Analizzata l’operazione sul piano editoriale e finanziario, vogliamo rilevare l’ipotesi di continuità o variazione della linea editoriale del quotidiano milanese.
Cairo ha già fatto sapere che entro fine mese assumerà la funzione di Ad o Ceo (Chief executive officer), cioé il numero uno che, con molte probabilità, concentrerà tutte le deleghe. Non si sa se rimarrà presidente l’attuale Maurizio Costa, che è anche presidente della Fieg.
L’editore ha fatto sapere che, almeno per il momento, l’attuale direttore responsabile, Luciano Fontana, non verrà cambiato, e questo è ovvio, perché Cairo sa che bisogna intervenire decisamente, ma in modo soft.
 
Tuttavia, è plausibile ipotizzare un cambio di rotta, anche se il Corsera ha una lunga tradizione di equidistanza fra i vari partiti, cercando di mantenere un’informazione obiettiva, fatta anche dei dovuti approfondimenti, che distinguono i quotidiani di oggi dai quotidiani di ieri.
La bagarre si scatenerà dopo questo periodo di ferie, appena entrerà nel vivo la battaglia sul referendum e quindi l’asperrima lotta fra il Sì e il No.
Il Sì ha conquistato un quotidiano, cioè Libero che, con la sostituzione alla guida di Vittorio Feltri al posto di Maurizio Belpietro, ha invertito una sua precedente linea.
Il Corsera non ha ancora espresso una posizione a riguardo, ma si potrebbe dedurre, da come vengono pubblicati i commenti, un suo orientamento più sul No che sul Sì.
Certamente, Cairo sul punto sarà molto chiaro e darà un’indicazione netta.

Si deve anche tener conto di voci, probabilmente destituite di fondamento, secondo cui Berlusconi sarebbe ben contento del cambio del vertice editoriale. Ancora non si sa se egli deciderà di continuare a sostenere il No al referendum, seguendo la linea dei suoi collaboratori più drastici (fra cui Brunetta e Santanché), ma i giochi sono aperti perché, nello scenario politico italiano, il mutamento del vertice del Corriere della Sera non è indifferente o ininfluente.
Dietro le quinte vi saranno discussioni e prese di contatto, oggi ignote al grande pubblico, ma lo scenario verrà certamente svelato ai primi di settembre.
Una cosa è certa: la società editoriale verrà risanata e avrà, probabilmente, ancora più peso nel Mercato. Quindi, assorbirà ulteriori risorse pubblicitarie sottraendole agli editori minori, mentre la competizione con il gruppo editoriale Espresso-Repubblica sarà ancora aspra.
Tutto sommato, comunque, è bene che i giornali siano di proprietà di editori puri, che perlomeno si occupano di editoria e non di edilizia, infrastrutture, finanza e altri settori che devìano l’informazione.
Quindi, un’operazione che il Mercato ha capito. Bisogna fare chapeau a Cairo.

Articolo pubblicato il 19 luglio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus