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L'Intesa Stato-Regione approvata dalla Commisione Bilancio alla Camera
di Raffaella Pessina

Il documento, firmato lo scorso mese, è stato contestato dalle opposizioni. Bocciati tutti gli emendamenti presentati dal Movimento Cinquestelle

Tags: Intesa Stato-regione, Ars, Rosario Crocetta, M5s



ROMA - La Commissione Bilancio della Camera ha approvato l’intesa Stato Regione firmata lo scorso mese di giugno dal Governatore Crocetta e molto contestata dalle opposizioni.

Sono stati quindi bocciati tutti gli emendamenti che il Movimento Cinquestelle aveva presentato in Commissione Bilancio sul decreto Enti Locali per tentare di bloccare quello che gli stessi grillini hanno definito uno “scippo di oltre 7 miliardi di euro l’anno per la Sicilia”.
I deputati M5S all’Ars, Francesco Cappello e Sergio Tancredi, in una nota spiegano che “Dal 2000 ad oggi la nostra Isola si è vista soffiare oltre 100 miliardi di euro, come se ogni cittadino siciliano avesse perso 20 mila euro dal proprio conto in banca”.

“I siciliani – proseguono - dovrebbero chiedersi se, oltre Alessio Villarosa e tutta la squadra dei nostri deputati e senatori, ci siano altri siciliani disposti a difendere il loro futuro”. Il gruppo M5S all’Ars aveva sostenuto l’approvazione della mozione con la quale si chiedeva al governatore Crocetta di cancellare intese che prevedessero la rinuncia, da parte della Regione, ai ricorsi presentati alla Consulta.
 
“I siciliani – proseguono i portavoce - dovrebbero capire che votare un siciliano di un partito ed in particolare di questa maggioranza è come votare il carnefice che eseguirà la pena capitale come ringraziamento per essere stato votato. E così lo Stato tratterrà i soldi delle tasse dei siciliani mentre le regioni del nord ringraziano per il ghiotto regalo. I siciliani sopportano già il carico ambientale del 40% dell’intera capacità di raffinazione nazionale degli idrocarburi. Eppure, devono subire la beffa del mancato trasferimento di circa 1,2 miliardi di euro di accise. Chiedere alla Regione di recuperarli attraverso il Fondo Sviluppo e Coesione (ex Fas) significa calpestare i principi in materia di investimenti pubblici e l’articolo 119 della Costituzione”.

Anche la Corte dei Conti aveva espresso perplessità dichiarando che questa situazione è destinata a permanere e “ciò suscita dubbi sulla sostenibilità del debito, sul futuro delle giovani generazioni, già gravate da ingenti mutui, e sullo sviluppo stesso della Sicilia”. 

Articolo pubblicato il 20 luglio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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