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Strage di Via D'Amelio. Rabbia, orgoglio e ricordo
di Redazione

Anniversario dell’omicidio di Borsellino e della scorta, manca la verità

Tags: Paolo Borsellino, Mafia, Palermo



PALERMO - La Sicilia e l’Italia tutta hanno ricordato Paolo Borsellino nel giorno dell’anniversario della strage di Via D’Amelio. Ieri, a 24 anni dalla morte, sono state organizzate diverse manifestazioni in onore del magistrato ucciso dalla mafia.
A Palermo il capo della Polizia, Franco Gabrielli, ha deposto una corona di fiori presso la lapide del magistrato, all’interno del Reparto Scorte della caserma Pietro Lungaro. Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il questore Guido Longo, il vicepresidente della Regione, Mariella Lo Bello, il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone e alcuni familiari delle vittime tra cui Manfredi Borsellino, figlio di Paolo. “Il fatto – ha dichiarato Gabrielli -  che non ci sia nessuna verità sulla strage in cui morirono Paolo Borsellino e la scorta è motivo di preoccupazione”. “La guerra contro la mafia – ha aggiunto Gabrielli - non ha un inizio e una fine. La criminalità, soprattutto in territori in cui ha regnato per lungo tempo, continua a vivere e non possiamo abbassare la guardia. Falcone ha detto che la mafia, come tutti i fenomeni umani, finirà. Ma credo che la fine, purtroppo, è ancora molto lontana”.

In via D'Amelio è stato organizzato anche un flash-mob con i più piccoli. Hanno partecipato numerosi bambini dai 6 anni ai 10 anni di diverse associazioni del territorio. “La presenza dei bambini qui - ha detto Rita Borsellino - è il segno della vita che continua". Sempre in Via D’Amelio, è stato osservato un minuto di silenzio. Subito dopo, delle agende rosse sono state sollevate dagli aderenti al Movimento, guidato da Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso dalla mafia.

Non sono mancate, come di consueto, dichiarazioni e commenti da parte degli esponenti della classe politica di ogni schieramento. 
“L’assassinio di Borsellino - ha dichiarato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella -, delle donne e degli uomini della scorta, costituisce una ferita grave inferta nel corpo della democrazia italiana. L’azione e l’esempio di queste personalità costituiscono un’eredità ricca e positiva. Dobbiamo essere consapevoli di questo patrimonio. Onorare Borsellino significa continuare la sua battaglia”.

Articolo pubblicato il 20 luglio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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