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Raccolta dei voti, clientelismo o progetto
di Carlo Alberto Tregua

Credibilità e storia dei candidati

Tags: Clientelismo, M5s, Beppe Grillo



La Sicilia è precipitata sul versante del Pil, dell’occupazione, dell’assistenza sociale, del soccorso ai poveri e ai bisognosi perché una genie di partitocrati senza arte né parte ha  continuato a raccogliere i voti scambiandoli con la promessa di favori, mai mantenuta.
Però, gli elettori, essendo bisognosi, gli hanno voluto credere, e quindi hanno dato il voto a questi millantatori, i quali, con una faccia di bronzo senza eguali, si sono ripresentati la volta successiva senza alcun risultato promesso, chiedendo di nuovo il voto e facendo nuove promesse, che sapevano non avrebbero mai mantenuto.
Le campagne elettorali, regionali e comunali sono costose. Perché tanta gente senza mestiere vi partecipa? Perché concorre ad un posto di lavoro. Inoltre, raggiungendo una posizione apicale ritiene di poter metter in atto traffici di ogni genere che li ripagheranno della spesa sostenuta. Quello che scriviamo è noto a tutti.
Ma è ora di ribaltare questo perverso sistema di raccolta.

Ci ha pensato il Movimento Cinquestelle che utilizzando il brand Beppe Grillo da un canto, e la genialità di Gianroberto Casaleggio e del suo degno figliolo dall’altra, è riuscito a proporre all’opinione pubblica un sistema di raccolta del consenso rovesciato rispetto a quello descritto prima. La piattaforma Casaleggio ha inserito nei social idee, proposte e richiesta di partecipazione al mondo degli internauti i quali, finalmente coinvolti, hanno risposto in massa, aderendo al Movimento e poi andando a votare.
Alcuni dicono che il M5S è antisistema. Secondo noi, invece, incarna la vera politica che è fondata sulla democrazia diretta, la quale deve esprimersi su progetti. Di alcuni elementi manca il M5S: la credibilità, la storia e la professionalità dei propri eletti, molti dei quali erano disoccupati, qualche altro aveva fatto qualche lavoretto o due, e così via.
Deputati e senatori, consiglieri regionali e comunali pentastellati, proiettati nell’agone delle istituzioni, hanno dimostrato i propri limiti, pur se si sono mantenuti sulla retta via della correttezza. Ma questa non basta perché ci vuole un notevole background per amministrare sia lo Stato che Regioni o Comuni.
 
Il M5S è stato accusato di essere stato sospinto dal vento dell’antisistema. Se per sistema si intendono gli squallidi partitocratici, dobbiamo dare il benvenuto a questo vento.
Ma la verità è un’altra: cioè che questi volenterosi parlamentari o consiglieri non sono stati eletti in base al voto di scambio ed al clientelismo, pur se qualcuno di essi è caduto nel peccato.
I vecchi partiti non hanno fatto nulla. Cosa dovevano fare? Abbandonare la pratica deteriore dello scambio voto-bisogno e intraprendere quello che si fa nelle civiltà democratiche: proporre un progetto agli elettori, facendolo supportare da candidati credibili per la loro storia e la loro professionalità, per quello che hanno prodotto nella propria vita e per il loro onore.
Renzi ha avuto successo perché si è proposto di rottamare i vecchi partitocrati, i quali se la sono legata al dito e fanno di tutto per buttarlo giù, ma ora ha cominciato a traccheggiare, democristianamente. Se non cambia, è perduto.

E veniamo alle elezioni del Presidente della Regione di ottobre 2017. Le condizioni dei siciliani peggiorano dal 2008 e il declino continuerà fino alla data indicata. I partiti tradizionali avranno difficoltà, stavolta, a presentare candidati sia alla Presidenza che ai 70 scranni dell’Assemblea regionale. Candidati nuovi, non solo per l’identità ma anche per l’appartenenza. Per esempio, crediamo che vi saranno diversi candidati cuffariani o miccicheiani che, anche se  eletti, non faranno maggioranza, restando così zavorra della Sicilia.
Il M5S avrà molte probabilità di vincere lo scranno più alto, quello di Presidente della Regione, ma non riuscirà ad avere 36 deputati con questa legge elettorale a meno che essa non si cambi adottando il Sicilianum, da noi proposto da molto tempo. Infatti, un Presidente della Regione, senza la maggioranza di 36 parlamentari, continuerà a non fare nulla.
Perciò occorrono candidati che propongano direttamente ai siciliani un progetto che tagli i privilegi, finanzi investimenti e crei occupazione. Ma i candidati, ribadiamo, devono essere credibili e referenziati.

Articolo pubblicato il 20 luglio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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