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Calogero Ferlisi: "I ricorsi in aumento frenano l'economia"
di Raffaella Pessina

Forum con Calogero Ferlisi, Presidente Tar Sicilia

Tags: Calogero Ferlisi



Qual è il bilancio dell’anno giudiziario 2015 tra i ricorsi presentati e quelli esauriti?
“Il trend è come quello dell’anno scorso e quindi non si notano variazioni di rilievo. Ma sulle funzioni dei TT.AA.RR. in generale vorrei fare una premessa: in passato l’ex presidente del Consiglio Prodi e, in qualche occasione, l’attuale presidente del Consiglio hanno indicato il giudice amministrativo quale fattore di freno per l’attività economica e per l’attività amministrativa. Ma tali affermazioni sono prive di presupposto in quanto il giudice amministrativo è un giudice senza artigli: non interviene mai d’ufficio, ma solo se c’è un cittadino o un’impresa che si sentono lesi dalla Pubblica amministrazione e che fanno ricorso. Il Tribunale amministrativo regionale non può fare altro che prendere in considerazione il ricorso è quindi decidere il torto o la ragione con un processo che ha i suoi tempi. Bisogna dire invece che non è il giudice amministrativo che ferma le opere, ma è il legislatore che crea dei quadri normativi inestricabili, dentro i quali il contenzioso cresce a dismisura; e crescendo il contenzioso, è ovvio che si frenano le opere pubbliche, le attività economiche e così via. Forse qualcuno dovrebbe chiedersi il perché non si provveda ancora a semplificare il quadro normativo proprio per evitare il contenzioso che frena le dette attività”.

Lo Stato paga se un cittadino vince un ricorso?
“Non sempre accade. E il fatto che lo Stato non paghi determina un accrescersi del debito originario nei confronti del cittadino, perché esiste anche il risarcimento per equivalente e il danno da ritardo. Tornando alla farraginosità dei procedimenti, che aumentano in certi casi i ricorsi, l’Amministrazione pubblica alla fine degli anni Novanta ha abolito i controlli e ciò ha portato alla situazione odierna, con la legalità che non è più un valore perseguito direttamente dall’Amministrazione.
Con le autonomie locali esasperate i centri di potere si sono moltiplicati e ogni Amministrazione fa quello che ritiene giusto fare. E così accade che, a fronte di un unico quadro normativo, le scelte diventino diverse fra di loro. Una volta, ad esempio, l’assessorato regionale agli Enti locali, che ora si chiama alle Autonomie, effettuava un costante controllo sui Comuni. Adesso la legalità è affidata all’iniziativa contenziosa del cittadino. In sostanza chi si sente leso, ricorre! Tra l’altro oggi esiste anche il risarcimento dei danni, vale a dire che l’Amministrazione deve pagare anche se crea un danno nella semplice violazione degli interessi legittimi, mentre un tempo per risarcire un danno bisognava ledere un pieno diritto. Tutte queste situazioni hanno come conseguenza un ulteriore esborso di risorse da parte dell’Amministrazione, che avviene spesso con debiti fuori bilancio che possono mandare in tilt gli Enti locali”.

Avete un organico e una informatizzazione adeguata?
“Abbiamo forti carenze di personale, sia amministrativo che di magistratura. Per il personale amministrativo c’è il blocco del turnover e quindi abbiamo dipendenti che vanno in pensione e non vengono sostituiti. C’è un depauperamento delle risorse: oggi come personale amministrativo siamo 35, ma avremmo bisogno di circa 50 unità. Il lavoro di chi è andato in pensione va ridistribuito tra gli impiegati che restano e questo va a discapito della qualità.
I magistrati in servizio, invece, sono quattro in sezione prima, quattro in sezione seconda, di cui uno applicato da Roma temporaneamente al Tar della Valle d’Aosta e parziale sgravio di lavoro. La sezione terza è ridotta al lumicino con poco più di due unità; ciò in quanto recentemente ha perso un magistrato che è stato spostato al Tar del Lazio per un anno.
Quanto ai mezzi informatici dovrebbero essere maggiormente adeguati alle esigenze del Tar, anche per poter lavorare meglio e più velocemente. Inoltre, il primo luglio 2016 doveva partire la digitalizzazione del processo che era stato rinviato già per ben tre volte. A poche ore dalla sua entrata in vigore è arrivato un Decreto legge che ha rinviato tutto di altri sei mesi (1.1.2017). I nostri uffici erano comunque pronti a partire”.
 
C’è un altro filone di ricorsi in numero elevato, in particolare, di cui ci vuole parlare?
“Purtroppo è un filone di contenziosi che crea grandi problemi e riguarda i disabili, che hanno diritto a essere assistiti sia in sede scolastica con gli insegnanti di sostegno, sia nell’ambito della vita familiare con personale di supporto secondo le varie tipologie di handicap. All’insegnante di sostegno provvede lo Stato, ma spesso le ore autorizzate sono troppe per il numero di insegnanti di sostegno disponibili e il servizio non viene svolto. Di conseguenza, le famiglie si rivolgono al Tar.
Questo tipo di contenzioso è molto elevato numericamente nelle province della Sicilia occidentale, cosa che non avviene invece nella Sicilia orientale, o in altre regioni. Ciò dimostra che nell’organizzazione scolastica delle province occidentali della Sicilia qualcosa non funziona. Gli Enti locali, poi, in forza di una legge regionale, dovrebbero stanziare fondi per le famiglie che hanno minori con disabilità. Ma purtroppo i bilanci sono lasciati alla discrezionalità degli Enti. La Regione trasferisce i fondi ai Comuni in forza delle funzioni che ha delegato, ma lo fa senza finalizzarli. La conseguenza è che questi Comuni utilizzano i soldi come vogliono e i servizi per i disabili restano scoperti.
C’è anche un problema di giurisdizione sul quale è intervenuta anche la Corte di Cassazione e molti legali fanno ricorso al Tar e al Tribunale contemporaneamente, con il risultato di moltiplicare i contenziosi”.
 
Per quali questioni si fa maggiormente ricorso al Tar?
“Ci sono dei settori in cui si fa maggiormente ricorso e da qui si ricava il sintomo che qualcosa non va in un determinato comparto. Un esempio è la lunga durata dei processi e la cosiddetta Legge Pinto. Si tratta di decreti di pagamento emessi dalla Corte d’Appello che non vengono eseguiti dall’Amministrazione, la quale dovrebbe pagare il cittadino e invece non lo fa. Lo Stato non paga e costringe il cittadino a intavolare un nuovo processo, al Tar. Così il Tar, che già ha notevoli carichi di lavoro per altri settori, deve occuparsi pure di ricorsi del genere, che si potrebbero evitare se lo Stato mantenesse i suoi impegni.
Sono convinto che occorra una riforma di settore e far sì che di questo specifico argomento, della lunga durata dei processi si possa occupare un giudice monocratico. Bisogna tener conto che su questi ricorsi dobbiamo nominare i commissari ad acta. I fondi per pagare i ricorsi sulla lunga durata dei processi vengono erogati sia dal ministero della Giustizia che dal ministero all’Economia. Il ministero della Giustizia emette i pagamenti, mentre il ministero dell’Economia e delle Finanze non paga sistematicamente, è come un muro di gomma.
In passato, avevamo nominato commissario ad acta per i ricorsi di competenza del ministero dell’Economia il Ragioniere generale dello Stato, ma ci siamo trovati a ridiscutere continuamente le istanze dei cittadini che chiedevano di cambiare il commissario perché questi non aveva fatto nulla.
In aggiunta, nella Legge finanziaria del 2016 è stata inserita una norma che vieta ai Tar di nominare il ragioniere generale dello Stato come commissario ad acta per i pagamenti in questione. Questa è la situazione in cui ci troviamo”.

Articolo pubblicato il 29 luglio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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