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Svimez, nel 2015 il Mezzogiorno cresce
di Redazione

Gli occupati aumentano, ma forte è la perdita delle unità altamente qualificate: -18,7% al Sud contro il -10,8% del Nord. Altissimo il rischio di povertà in Sicilia: siamo al 39% rispetto al valore nazionale del 18,5%

Tags: Svimez, Economia, Sud, Sicilia



PALERMO - Per il Meridione d’Italia arrivano novità in controtendenza rispetto a quelle che spesso ci si sente dire. L’ultimo Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno, di cui sono state rese note le anticipazioni, scatta un’atipica fotografia del Sud, in cui si certifica per il 2015 una crescita maggiore di quella delle regioni del Nord. Si parla infatti di un +1% contro un +0,7%.

La migliore, tra le regioni del Mezzogiorno, è stata in particolare la Basilicata, che ha registrato una crescita del 5,5%. Seguono il Molise (+2,9%) e l’Abruzzo (+2,5%), dove la spinta in positivo si deve all’industria, mentre le performance dell’agricoltura hanno trainato la crescita in Sicilia e in Calabria, dove si sono registrati rispettivamente valori pari a +1,5% e +1,1%. Molto più contenuta (solo lo 0,2%) è stata invece la ripresa di Campania, Puglia e Sardegna, per la presenza di alcune crisi industriali.

Purtroppo però, precisa Svimez, “le condizioni che hanno portato a questi risultati appaiono difficilmente ripetibili nei prossimi anni”. Nel 2016, infatti, è prevista una crescita del Pil italiano dello 0,8%, come nel 2015, ma il Sud frena al +0,3%, mentre il Nord accelera al +0,9%.

Il risultato del 2015, continua infatti Svimez, “ha solo in misura molto parziale ridotto il depauperamento delle risorse del Mezzogiorno e il suo potenziale produttivo causato dalla crisi”: dal 2007 il prodotto in quest’area si è infatti ridotto del -12,3%, quasi il doppio della flessione registrata nel Centro-Nord (-7,1%). “Non sarà quindi solo un anno positivo dopo sette di continue flessioni a disancorare il Mezzogiorno da questa spirale di bassa produttività, bassa crescita, e quindi minore benessere”.

Del resto la crescita del prodotto nelle regioni del Sud ha beneficiato, nel 2015, di alcune situazioni particolari e congiunture fortunate, come l’annata agraria particolarmente favorevole, la crescita del valore aggiunto nel turismo, la chiusura della programmazione dei Fondi strutturali europei 2007-2013, che ha portato ad un’accelerazione della spesa pubblica.

Anche sul fronte dell’occupazione, in riferimento al 2015, il Sud doppia il Centro Nord, grazie soprattutto all’espansione del lavoro in agricoltura (+5,5%) e nel turismo (+8,6%). Nel Mezzogiorno gli occupati aumentano dell’1,6%, con 94 mila unità in più, mentre nelle altre aree la crescita si ferma allo 0,6% (+91 mila unità). Ma anche in questo caso Svimez mette in guardia da facili entusiasmi, poiché il Meridione rimane comunque al di sotto dei livelli del 2008 di quasi mezzo milione di occupati.

Altri elementi di preoccupazione sono il calo del lavoro nella manifattura in senso stretto (-1,6%), che porta il rapporto a parlare di “crescita senza industria”, e il “downgrading”, ovvero il “degrado” dell’occupazione, sempre più concentrata su impieghi a bassa qualificazione. Le professioni cognitive altamente qualificate hanno perso, tra il 2008 e il 2015, oltre 1,1 milione di unità in Italia (-12,8%), un calo che nel Mezzogiorno è stato molto più accentuato (-18,7%) rispetto al Centro-Nord (-10,8%).

Nota particolarmente dolente è quella della povertà che, nonostante la crescita registrata, resta una tragica piaga. Il rischio di povertà in Italia riguarda il 18,5% dei residenti, ma al Sud si registrano valori tripli rispetto al resto del Paese. In particolare, in Sicilia e Campania si supera il 39%, mentre in Abruzzo il rischio povertà è di poco superiore al 20%.

E forse, è proprio per le particolari difficoltà del periodo che nel 2015 il numero di nuovi nati ha raggiunto il valore più basso dall’Unità d’Italia (170 mila). Nel 1862 nel Mezzogiorno si registravano 391.000 nati vivi (217.000 in più di oggi) generati da una popolazione di 9 milioni e 600.000 unità, a cui corrispondeva un tasso di natalità del 41,3 per mille (che oggi scende a 8,3 per mille).

Per il 2017, infine, Svimez prevede che la crescita nazionale toccherà l’1%, raggiungendo il +0,9% al Sud e l’1,1% nel resto del paese. Questi dati dimostrano, secondo l’associazione, che “la grande recessione ha certamente colpito, ma non ha fatto venire meno la capacità del Mezzogiorno di rimanere agganciato, com’è accaduto, pur con fasi alterne, dal Dopoguerra ad oggi, allo sviluppo del resto del Paese”. 

Alla luce di questo quadro delineato dall’associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno, non sono mancati dichiarazioni e ammonimenti. Il segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone, ha dichiarato che “di fronte ad un rischio di povertà per il Sud triplo rispetto al resto del Paese e ad un record negativo di nuovi nati, il valore più basso dall’Unità d’Italia, bisogna prendere atto che il Mezzogiorno continua a trovarsi in una situazione ormai cronica di straordinaria emergenza e che bisogna subito correre ai ripari, chiudendo prima di tutto il libro dei sogni del governo Renzi ovvero il Masterplan”.

“Le responsabilità delle istituzioni sono di vario livello - prosegue Capone - e sono sia nazionali che locali. Queste ultime sono incapaci di sfruttare le politiche di coesione. Quelle del governo nazionale non sono meno importanti e spaziano dalla ‘distrazione’ di fondi europei destinati al Mezzogiorno, come nel caso del bonus assunzioni, fino ad arrivare al libro dei sogni, il Masterplan, che è solo una rimodulazione di risorse già esistenti e allocate. Occorre semmai una seria politica industriale per il Sud, ancora di più che per tutto il Paese, e la capacità da parte di tutti di non mancare l’ultima occasione che viene dall’Europa ovvero gli ulteriori 1,4 miliardi di euro aggiuntivi, Fesr e Fse, destinati all’Italia per finanziare dal 2017 al 2020 i programmi operativi nazionali e regionali in corso”.
E a proposito di investimenti per il Mezzogiorno, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti promette che, entro la pausa estiva, il governo allocherà oltre 11 miliardi per lo sviluppo del Mezzogiorno tramite il Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica). “Abbiamo la prossima settimana una riunione della cabina di regia – afferma De Vincenti - che ha il compito di dare coerenza sull’uso del fondo di sviluppo e coesione e dei fondi strutturali”.

“Definiremo l’insieme delle allocazioni sui vari settori e sui vari territori - aggiunge il sottosegretario - e poi ci sarà un Cipe la settimana successiva, prima della pausa estiva di 10 giorni delle riunioni di governo, in cui faremo tutti gli stanziamenti del Fondo di viluppo e coesione. Sono già stati messi a disposizione 13,4 miliardi dei Patti territoriali. Ci sono per il Mezzogiorno altri 11 e passa miliardi che verranno allocati dal Cipe su interventi di tipo principalmente interregionale e altre risorse per il centro Nord” per complessivi 15 miliardi.

Chissà se, per usare le parole di Capone, non si tratti davvero di un sogno.

Articolo pubblicato il 29 luglio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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