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Messina è ormai diventata una cittadina di provincia
di Giovanni Mollica

Ma alcuni amministratori, media e cittadini non l’hanno ancora capito

Tags: Messina



Cercando sul web la parola “buddaci” si legge: «Pesce dotato di testa e bocca grandi, capace di inghiottire di tutto … appellativo ironico dei Messinesi creduloni che abboccano a qualsiasi diceria». Non sappiamo chi abbia coniato questo appellativo, ma bisogna riconoscere che, ancora oggi, risulta azzeccato. Non si spiega altrimenti che qualche migliaio di cittadini peloritani dia ancora credito alle menzogne diffuse ad arte da coloro che hanno costruito sul No al Ponte le loro fortune politiche o economiche.

Eppure, dovrebbe essere chiaro anche a chi, per anni, ha negato l’evidenza e si è nutrito di ossessioni, che solo il Ponte porterà i fiumi di risorse necessari ad affrontare i tanti guai della città. Dall’affaccio al mare negato della zona sud, all’eliminazione del traffico di attraversamento. Dal rilancio di un’Università in crisi di iscritti, alla bonifica dell’inquinatissima area dei laghi. Cos’altro, infatti, potrebbe porre al centro dell’attenzione del mondo una città in profonda crisi d’identità, che ogni anno vede andar via un paio di migliaia di giovani? Nulla è cambiato da quando, più di 40 anni fa, Vecchioni si chiedeva “… ma che ci faccio io a Messina?”.

Ciononostante, si continua a sproloquiare di “vocazione turistica”. Preferendo non sapere che le presenze turistiche a Messina sono state 205.370, ad Ancona 379.682, a Lecce 490.436, a Vicenza 500.734, a Caserta 791.292 e a Ferrara ben 2.458.177. A cosa servono le “straordinarie potenzialità” se chi dovrebbe avere a cuore il futuro della città nulla ha fatto per integrarla nei circuiti economici europei? Anzi, si è dato da fare per isolarla sempre più? Esempio significativo, il trasferimento in Calabria dell’Autorità portuale – unico ente “ricco” nel desolante panorama messinese –, un abbandono apertamente favorito dai maggiorenti cittadini, sindaco in testa.

Quella dell’AP è solo una delle tante sconfitte subite negli ultimi anni: il Comando di Marisicilia aveva sede a Messina dal 1940 e nel 2002 fu spostato ad Augusta; l’Officina Grandi Riparazioni delle Ferrovie – era arrivata a occupare 500 persone – fu chiusa perché una simile attività non aveva ragione di essere dove non arrivano più i treni. Banca d’Italia, Camera di Commercio, Corte d’Appello. Da Reggio e dalla provincia si veniva a Messina a fare acquisti, ora il flusso si è invertito.

Uno dei più prestigiosi uomini di cultura messinesi diceva che il futuro della città gli era apparso chiaro quando era stato demolito il Collegio dei Gesuiti a piazza Cairoli. Fondato nel 1548, era il più antico del mondo. Scomparve nel 1972, senza che nessuno avesse il coraggio di protestare.

Il sindaco Accorinti e tutta la delegazione politica, se tenessero veramente al futuro dei loro concittadini – e dei giovani in particolare -, dovrebbe andare in ginocchio da Renzi a chiedergli di fare il Ponte. Subito.

Articolo pubblicato il 30 luglio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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