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Export, Sicilia in positivo senza petrolio
di Rosario Battiato

Nell’Isola, in contrazione del 12,5% nel 2015, esportazioni cresciute di oltre 10 punti trainate da alimentare ed elettronico. Rapporto dell’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane

Tags: Export, Economia, Sicilia, Petrolio



PALERMO – Nel 2015 la Sicilia ha registrato la peggiore contrazione di fatturato all’estero tra le regioni italiane (-12,5%), subendo, ancora una volta, la pessima tendenza del comparto petrolifero. Al netto di questo settore le esportazioni siciliane, infatti, sarebbero cresciute di oltre 10 punti percentuali, grazie al grande apporto dei settori alimentare ed elettronico. Lo rivela il report 2015-2016 “L’Italia nell’economia internazionale” dell’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Il quadro generale vede ancora la Lombardia col peso specifico più sostanzioso tra le esportazioni regionali, ma le più dinamiche sono state Veneto e Lazio.

L’analisi della distribuzione dell’export nazionale degli ultimi due decenni (1995-2015) ha permesso di individuare alcune dinamiche delle quote di export tra le regioni italiane. Le regioni settentrionali, alle quali si deve circa il 55% del Pil, rappresentano ancora oltre il 70% delle esportazioni di merci dell’Italia, ma nel corso degli ultimi vent’anni questa quota ha visto un sostanzioso ridimensionamento passando dal 75,5 (1995) al 72,7% (2015). Una flessione che ha avuto una composizione ben precisa: le regioni Nord-occidentali hanno avuto una tendenza negativa (-5,5 punti percentuali) in parte compensata dalla quota relativa all’area Nord-orientale (+2,7 punti percentuali). Il resto della torta persa è andato al Centro (+1,6) e quindi al Mezzogiorno (+1,1). Merito anche della Sicilia e della Sardegna che hanno incrementato le proprie quote, a differenza del resto dell’Italia meridionale che si è mantenuto sui livelli dell’anno base.

Ben diversa, invece, è la situazione che riguarda gli ultimi due anni presi in esame. La Sicilia ha registrato una contrazione del 12,4% rispetto al 2014, con un dato in valore assoluto pari a 8,4 miliardi di euro su 413 miliardi in totale. La quota percentuale dell’Isola sul totale della nazionale è rimasta più o meno invariata dal 2000 al 2015, oscillando tra il valore più elevato del 2013 (2,9%) e quello più basso del 2015 e del 2000 (2,1%).

A dominare su tutti ci pensa la Lombardia col 27,2% (dato in crescita di 1,5%) del totale, anche se, in rapporto al dato in valore assoluto e alla crescita percentuale sul 2014, ci sono Veneto e Lazio, Piemonte ed Emilia Romagna a far registrare grandi balzi in avanti con tendenze positive comprese tra il 4 e il 9%.

Il record della Basilicata, che ha registrato una crescita pari al 145,7%, a fronte di un dato in valore assoluto comunque limitato a 2,8 miliardi di euro, è derivato dalla dinamica relativa al settore degli autoveicoli. Nel 2015 circa l’80% delle esportazioni lucane è arrivato proprio da quest’ultimo comparto e in particolare dalle vetture made in Melfi di Fca (Fiat Chrysler Automobiles).

Nella grande mappa delle esportazioni crescono tutte le macroarea. Meglio di tutti riesce a fare l’Italia nord-orientale con un tasso di crescita pari al 4,7%, seguita dall’Italia centrale e dal Mezzogiorno a quota 4%. In coda alla classifica troviamo l’Italia nord-occidentale che si deve accontentare del 2,7%, anche se di fatto continua a mantenere la quota in valore assoluto più alta (164 miliardi, pari al 40% del totale). Attualmente il meridione d’Italia ha registrato la porzione più bassa, assieme al 2014, degli ultimi quindici anni in materia di quota di esportazioni sul totale delle varie macroaree, fermandosi ad appena 10,4%.

Articolo pubblicato il 02 agosto 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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