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Palermo - Continua la crisi del Teatro Biondo. Arrivano le dimissioni di Roberto Alajmo
di Gaspare Ingargiola

Si aggrava la già precaria condizione dell’Ente culturale. Per il Cda è necessario un Piano di risanamento. La nuova stagione è un’incognita: campagna abbonamenti ancora da avviare

Tags: Teatro Biondo, Roberto Alajmo



PALERMO - La crisi estiva del Teatro Biondo esplode con le dimissioni “irrevocabili” del direttore artistico Roberto Alajmo. Si chiude così un’esperienza che stava dando buoni frutti. Sotto la direzione del giornalista e scrittore lo Stabile si era rilanciato: più spettacoli e concerti, più biglietti e abbonamenti e un’azione di contenimento dei costi che, però, non ha impedito due settimane fa al sindaco Leoluca Orlando, proprio lui che aveva voluto Alajmo nel 2013 per il dopo-Carriglio, di definire il teatro “un’isola infelice” tra le partecipate.

Alajmo si è sentito delegittimato e le dimissioni sono diventate inevitabili quando, dopo un incontro con i sindacati lo scorso venerdì, il primo cittadino, nel ribadire “la gravità della situazione finanziaria del teatro” e “la sua attuale insostenibilità in assenza di indispensabili misure di riorganizzazione e diminuzione dei costi”, ha richiamato “a tale esigenza la responsabilità dell'attuale gestione”. A quel punto il rapporto di fiducia è venuto a mancare: Alajmo se n’è andato sbattendo la porta (“È un peccato che in Italia non si dimetta mai nessuno, dopo ci si sente decisamente meglio”, il suo lapidario commento su Facebook) e il teatro perderà probabilmente anche l’artista residente da lui portata, Emma Dante.

Una pessima notizia, perché adesso la nuova stagione è davvero appesa a un filo, a maggior ragione considerando che ancora non è stata neppure predisposta la campagna abbonamenti. Per questo il Cda nell’ultima riunione, pur senza entrare minimamente nella questione ancora calda delle dimissioni di Alajmo, ha rilanciato la necessità di un piano di risanamento: il Cda “prende atto - si legge in una nota - della lettera inviata dal sindaco il 28 luglio”, “esprime innanzitutto profondo rammarico per le mancate intese istituzionali tra la Regione Siciliana e il Comune di Palermo, auspicate dagli stessi in sede di assemblea il 6 giugno”. Gli amministratori ritengono inoltre “l’avvio di una procedura straordinaria di ulteriore contenimento della spesa, tendenzialmente, nei termini e nei limiti indicati nell’assemblea dei Soci del 6 giugno, anche se non può non osservare che la vita amministrativa e artistica del teatro, per l’esercizio finanziario in corso, si è già esaurita per quasi gli 8/12 del suo iter e che risente ancora oggi del disagio economico derivante dalla scarsa liquidità di cassa per i ritardi nell’erogazione delle quote associative da parte dei Soci Regione Siciliana e Comune di Palermo”.
Il Cda, insomma, lascia intendere che con otto stipendi su dodici (più la tredicesima e la quattordicesima) già maturati dai lavoratori (e con i due soci principali che non hanno ancora versato la loro quota del 2016) il salvataggio dell’ente sembra un’impresa improba. Per questo Alajmo aveva chiesto ai soci un contributo straordinario. Orlando, al contrario, ha avanzato ai dirigenti dell’ente la richiesta di tagliare 1,2 mln all’anno per un triennio per ripianare le perdite del passato.  “Il Consiglio di Amministrazione - prosegue la nota - esprime disagio per la situazione che si è determinata nelle relazioni con il personale per i ritardi nei pagamenti stipendiali, come per i ritardi in tutti gli adempimenti connessi, ritardi determinati dai mancati versamenti delle quote di cui sopra e dall’esaurimento della disponibilità bancaria, ancorché onerosa, ad essi collegata”.

Malgrado le dimissioni di Alajmo, formalmente ancora non accettate, gli amministratori hanno dato mandato a lui e al consigliere Vittorio Scaffidi Abbate “di predisporre, congiuntamente o separatamente, un piano straordinario di intervento”, che “pur individuando i tagli possibili in tema di produzione, ospitalità e gestione delle risorse, dovrà necessariamente tener conto di criteri e parametri quantitativi e qualitativi posti dalla normativa vigente per garantire le caratteristiche strutturali di Teatro Stabile e, quindi, evitare rischi di contrazione del contributo ministeriale legato a tali requisiti”. Piano che dovrebbe essere pronto “entro l’ultima decade del mese in costo”, anche se a questo punto appare improbabile. Legittimamente preoccupati i lavoratori, che già negli ultimi due anni hanno rinunciato a diversi benefit e costano 800mila euro in meno rispetto al 2013 (da 2,8 a 2 mln). “Abbiamo avuto rassicurazioni che in settimana arriveranno gli stipendi di giugno e luglio per i lavoratori del Teatro Biondo - ha detto il segretario della Slc Cgil di Palermo, Maurizio Rosso - e la settimana prossima con l'arrivo del contributo nazionale e del contributo regionale sarà pagata la quattordicesima. Questa per il momento è l'azione più urgente. È inaudito che i lavoratori abbiano tre mesi di stipendi arretrati. È fondamentale erogare i finanziamenti in tempi e modi certi, un anno di ritardo porta al black-out totale dell'attività: gli interessi passivi delle anticipazioni bancarie si accumulano, non c'è possibilità di programmare le stagioni, non vengono pagati i fornitori. Tutto questo innesca un meccanismo diabolico. E invece la politica continua a improvvisare”.
 
Sulle dimissioni di Alajmo: “Anche se responsabile di alcuni errori, ha triplicato incassi e abbonamenti, ha ridato slancio e visibilità nazionale a questo teatro - da troppi anni chiuso in se stesso e isolato - e ha portato Emma Dante, personaggio di spicco nel panorama internazionale. Forse - sostiene Rosso - Alajmo paga il prezzo di alcuni aspetti riferiti all'organizzazione del lavoro e alla produttività, che poteva mettere a punto meglio. E al reperimento di risorse private. L'integrativo aziendale non andava tagliato ma ridiscusso: poteva essere elemento fondamentale della produttività e della riorganizzazione del lavoro in chiave nuova e moderna”.
 

 
Leoluca Orlando: “Affrontare il tema della sostenibilità"
 
PALERMO - “Finalmente anche al Teatro Biondo si affronta il tema della sostenibilità e si gettano le basi perché anche questo Teatro, come altre importanti istituzioni culturali della città, affianchi alla indiscutibile qualità artistica anche la capacità di autofinanziamento e una adeguata gestione del denaro pubblico”. Lo ha detto il sindaco Leoluca Orlando commentando l’attuale situazione dell’Ente culturale.
“Altre esperienze della città di Palermo - ha continuato il primo cittadino del capoluogo siciliano - ci insegnano che quando la gestione oculata, l’assunzione di responsabilità dei sindacati e dei lavoratori e il sostegno della parte pubblica si uniscono, non solo la qualità culturale e artistica non ne risente, ma l’efficienza della spesa diventa attrattrice di sponsor e, paradossalmente, genera nuova economia e nuovo sviluppo”.
Orlando ha sottolineato come “Il Teatro Biondo è una importante partecipata del Comune e come le altre partecipate deve garantire non solo qualità di servizi e di produzione, in questo caso culturale, di qualità certamente ma deve anche garantire che il denaro pubblico ricevuto sia usato in modo oculato. Il Comune ha letteralmente salvato dalla bancarotta il Biondo tre anni fa e non può restare inerme a guardare il ripetersi di situazioni non adeguate alla qualità che la città si aspetta da un teatro pubblico”.
Infine, Orlando  ha ribadito che “Deve essere possibile - e qui continua l'impegno dell’Amministrazione comunale - che si coniughi qualità di produzione e di organizzazione con assunzione di responsabilità di tutti anche sotto il profilo economico-finanziario .Il Cda del Teatro ha colto l’indicazione anche di recente confermata dei soci pubblici Comune e Regione e finalmente si è deliberato di predisporre un piano organico che confermi presenza e qualità di un Teatro pubblico a Palermo. Insieme si può”.

Articolo pubblicato il 03 agosto 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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