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Messina - Il default della Città metropolitana ora sembra davvero dietro l’angolo
di Lina Bruno

L’allarme lanciato dal sindaco Renato Accorinti e dal commissario per il Consiglio, Filippo Romano. Chiesto l’intervento del Governo per risolvere una situazione che sembra segnata

Tags: Messina, Filippo Romano, Renato Accorinti



MESSINA - Il dissesto per la Città metropolitana è più di un rischio. La precarietà degli equilibri finanziari non consente di chiudere il bilancio, che doveva essere presentato entro il 31 luglio, e adesso si attende un intervento dal Governo centrale per tentare di salvare una situazione economicamente insostenibile (che accomuna comunque quasi tutte le ex Province).

Il commissario Filippo Romano, che ricoprirà le funzioni del Consiglio fino alle elezioni del 24 settembre, si è detto preoccupato per gli scenari che potrebbero aprirsi nel vasto territorio di 650 mila abitanti se all’Ente dovesse essere preclusa ogni possibilità di spesa, visto che molti servizi essenziali sono rimasti a carico dell’ex Provincia. Da mesi, in realtà Romano segnala questa criticità, inviando lettere oltre che ai sindaci dei Comuni e ai dirigenti scolastici anche alla Corte dei Conti e alle Procure della repubblica presso i Tribunali di Messina e Patti. “I Conti dell’Ente – ha ribadito - sono essenzialmente sani, non si è mai dovuto ricorrere alle anticipazioni di cassa e sul conto ci sono ancora 24 milioni di euro”. A mandare in tilt la situazione è però l’annullamento dei trasferimenti Statali e il successivo obbligo di versare all’Erario un contributo straordinario per gli anni 2015, 2016, 2017. Il contributo per il 2015 ammonta a 8,5 milioni di euro, mentre per il 2016 sono richiesti 17 milioni e 25 per il 2017.

“Per quanto concerne, invece, il taglio dei trasferimenti erariali – ha aggiunto Romano - a fronte di uno stanziamento storico di circa 30 milioni l’anno fino al 2010, l’assegnazione è stata ridotta a 22 milioni di euro nel 2011, a 10 nel 2012, a due milioni nel 2013, a 604 mila euro nel 2014 e totalmente eliminato nel 2015. Per effetto di queste riduzioni, il Bilancio è sceso dai 90 milioni di euro storicizzati fino al 2010 ai 54 mln di euro nel 2015, che diventeranno 45 nel 2016 e 36 nel 2017”.

Di quei 54 milioni, però 38 sono assorbiti dal costo del personale e poi ci sono le spese fisse di funzionamento. Ulteriori spese riguardano i fitti passivi per le scuole, dimezzati a un milione e mezzo di euro ma altri tentativi di ulteriore riduzione di questo capitolo sono ancora in atto. Ci sono poi gli 1,8 milioni di euro per il servizio di trasporto e assistenza alunni disabili; 2 milioni di euro per le utenze e la manutenzione ordinaria degli edifici scolastici e 3,4 milioni per il pagamento dei ratei di mutui con la Cassa depositi e prestiti.

Nella politica di contenimento delle spese rientra il prepensionamento di circa 100 dipendenti, con i requisiti previsti dalla normativa previgente alla Legge Fornero, passando così a 815 unità cui si devono aggiungere i 96 contrattisti quasi totale carico della Regione Sicilia.

Malgrado tutte le strategie per evitare il default, però, senza un intervento normativo che aggiusti il tiro sui prelievi statali programmati, sarà difficile trovarsi di fronte a un esito diverso. Il sindaco Metropolitano, Renato Accorinti, ha ribadito che in più sedi è stato evidenziato il problema e che ci sarà presto un documento unitario dell’Anci per denunciare l’insostenibilità per i Comuni, specie quelli del Sud, di amministrare con tanti vincoli e norme che non tengono conto delle esigenze reali dei cittadini.

Alla fine, come sempre, ci vanno di mezzo i cittadini, visto che a essere penalizzate sono scuole e strade e l’Ente non può effettuare interventi straordinari, tanto che se si riscontrassero problemi alla viabilità o all’edilizia scolastica, si dovrebbe procedere alla chiusura del tratto stradale o dell’edificio a rischio. Tra i 1.300 km di strade provinciali e i 1.200 km di strade agricole, è già successo di dovere affrontare i disagi di una interruzione della viabilità. Inspiegabilmente, però, a essere esclusi dai contributi per la manutenzione di strade e scuole sono solo gli Enti siciliani, perché nel resto d’Italia lo Stato restituisce una parte dei prelievi destinandoli proprio a quei servizi.

Articolo pubblicato il 04 agosto 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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