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Centrodestra e M5S contro il Ddl elettorale
di Patrizia Penna

Dibattito infuocato a Sala d’Ercole, Ardizzone: “No ad ostruzionismo”. Bocciata la richiesta di sospensiva: ancora bagarre in Aula

Tags: Ars, Elezioni, Vincenzo Vinciullo



PALERMO - La Regione siciliana tenta di salvare tutti ma probabilmente così non salverà se stessa dal baratro.
La legge omnibus approdata all’Ars è stata giustamente ribattezzata “legge mancia ferragostana”, cioè un insieme di norme nate con il preciso intento di “accontentare” i propri clientes, con la scusa di focalizzare l’attenzione su tutti quegli ambiti trascurati in precedenza nella Finanziaria. Non c’è possibilità di letture o interpretazioni alternative, dunque, per la manovrina che prevede, tra le altre cose, finanziamenti a pioggia e la creazione di una sorta di nuova Resais dove verranno posteggiati i 144 ex dipendenti di Sviluppo Italia Sicilia, Ciem, Quarit, Sicilia Innovazione e Cerisdi.

“Questo personale - spiega Vincenzo Vinciullo, presidente della commis sione Bilancio dell’Ars - finirà in un contenitore da cui attingeranno la Sas e l’Irfis ogni volta che avranno bisogno di nuove risorse”.

A far discutere anche la disponibilità da parte della Regione a stipulare un mutuo da 19 milioni per salvare le terme di Sciacca e Acireale. Il mutuo,  che verrà estinto in 29 anni e costerà nei primi anni fra i 542mila e i 655mila euro annui di interessi, servirà alle società di gestione a coprire i debiti e a pagare il personale. Ad oggi, la vendita delle terme di Sciacca e Acireale, due società della Regione, in perenne crisi finanziaria, è sempre fallita. L’ultima soluzione è quella del mutuo: “Anche se può sembrare incredibile - spiega ancora Vinciullo - i beni immobili delle Terme non sono completamente della Regione. L'usufrutto è delle società (di cui la Regione è socia) e questo finora ha impedito la vendita perché nessun acquirente ha accettato una situazione simile. Col mutuo da 18,9 milioni autorizziamo la Regione a riacquistare l'usufrutto”.

La seduta di ieri si è aperta con qualche momento di tensione legata al calendario dei punti all’ordine del giorno stabilito dalla conferenza dei capigruppo. Il Presidente Ardizzone, invocando il rispetto del regolamento, ha rigettato la richiesta di invertire i punti all’ordine del giorno e di dare priorità all’approvazione delle variazioni di bilancio.

L’Ars ha successivamente bocciato la proposta di sospensiva del Ddl elettorale avanzata dal centrodestra e dal M5S. Dunque l’Aula è poi ripartita dall’esame degli articoli del ddl elettorale. Vari gli interventi che si sono succeduti, tra cui quello di Nello Musumeci che ha parlato di una legge tutta da rifare che mette a rischio la governabilità degli enti locali e per la quale il voto espresso non può che essere contrario.

Il dibattito si è fatto sempre più infuocato e la contestazione ha riguardato diversi punti della legge: il centrodestra contesta principalmente la soglia del 40 per cento per evitare il ballottaggio, giudicata troppo alta. I grillini, nello specifico, non condividono il meccanismo di assegnazione del premio di maggioranza: il disegno di legge, infatti, prevede il controllo del Consiglio comunale solo se le liste che appoggiano il sindaco eletto raggiungono il 40 per cento.
Mentre scriviamo, l’Aula è ancora in corso.

Articolo pubblicato il 09 agosto 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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