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Economia, il Mezzogiorno non recupera il terreno perduto
di Oriana Sipala

Gli occupati aumentano, ma la Sicilia resta tra le regioni con il più alto tasso di disoccupazione (21,9%). Confindustria avverte: troppo ampio il terreno perduto tra il 2007 e il 2014

Tags: Economia, Svimez, Sicilia, Mezzogiorno



PALERMO - Qualche settimana fa era stata la Svimez a parlare di una ripresa significativa del Sud Italia rispetto al Nord. Adesso anche Confindustria conferma tale andamento nel suo rapporto “Check-up Mezzogiorno”, realizzato in collaborazione con il Centro studi Srm (Intesa San Paolo).

Si riscontrano in tale relazione dati positivi sul turismo, sulle imprese, sull’occupazione e quant’altro. Tuttavia, è bene evitare facili entusiasmi, poichè le criticità del Sud, accentuatesi negli anni di crisi economica, non si risolvono nel giro di un anno. É la stessa Confindustria a precisare che il terreno perduto tra il 2007 e il 2014 “è davvero molto ampio”, e che permangono molti segnali di incertezza.

Ci sarebbe parecchio da dire, per esempio, sulle imprese, che nell’ultimo anno sono aumentate di numero. Nel primo trimestre 2016 se ne contano infatti oltre 10 mila in più in tutto il Mezzogiorno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Sono soprattutto le società di capitale a trainare la crescita, aumentando del 6% nel Mezzogiorno e del 5,8% in Sicilia. Un segnale positivo, che però va a sbattere contro le perdite consistenti subite dalle aziende meridionali in termini di fatturato, numero di occupati e investimenti. Il check up di Confindustria certifica infatti che tra il 2008 e il 2013 il fatturato delle imprese del Sud è diminuito del 15,7% (-21,2% in Sicilia), mentre il numero dei lavoratori è calato dell’11,6% (-11,4% nell’Isola). Anche gli investimenti per l’acquisto di beni materiali sono scesi di oltre il 42%, dato prossimo a quello siciliano (-40,4%).

Stesso discorso vale per il numero degli occupati, che è cresciuto in maniera non indifferente, soprattutto in Sicilia. Tra il primo trimestre del 2015 e il primo del 2016 gli occupati nel Mezzogiorno sono aumentati di 51 mila unità, ma siamo comunque lontani dalle performance delle regioni settentrionali, dove si contano 191 mila unità in più. Le regioni del Sud con il migliore andamento sono Campania e Sicilia, rispettivamente con 50 mila e 33 mila occupati in più. Ma vi sono anche regioni con tendenza negativa, come la Puglia, che perde 33 mila posti di lavoro, e l’Abruzzo, che ne perde 12 mila.

Eppure la nostra Isola ha il tasso di disoccupazione più alto d’Italia (21,9%) dopo quello della Calabria (24,6%). Le percentuali al Nord sono molto più basse e si aggirano intorno all’8%. Non è un caso che proprio al Sud il numero di giovani iscritti al programma Garanzia Giovani sia molto più alto che al Nord. In Sicilia si contano quasi 172 mila registrazioni, contro gli 88 mila della Lombardia e i 68 mila di Piemonte ed Emilia Romagna.

Il check up di Confindustria ci dice inoltre che il 50,2% della popolazione siciliana si trova in uno stato di grave deprivazione materiale (dato 2014). Siamo 260° posto nella classifica europea stilata sulla base dell’Indice di progresso sociale. Solo alcune regioni bulgare e rumene fanno peggio di noi. Anche considerando l’Indice di qualità delle infrastrutture nell’Ue non facciamo una bella figura. Nella graduatoria del 2013 ci piazziamo in posizione 194, mentre a primeggiare sono le regioni tedesche e olandesi. La migliore italiana è la Lombardia, che occupa la 44° posizione. Altissimo, poi, è l’indice di disagio imprenditoriale, che in Sicilia è pari a 63,7 contro punteggi che si aggirano intorno a 40 nelle regioni settentrionali.

Nota dolente anche per quanto riguarda le esportazioni, che mentre le Mezzogiorno sono complessivamente aumentate del 2,5%, in Sicilia sono scese del 7,6%. A livello provinciale la maglia nera spetta a Messina e Palermo, dove il calo è stato rispettivamente del 28,8% e del 25,4%. Anche a Siracusa c’è stato una sensibile flessione dell’8%, mentre la situazione è rimasta pressoché stabile a Ragusa (-0,8%). Buone performance si registrano a Catania, Trapani e Agrigento, dove la crescita delle esportazioni si aggira intorno all’11-12%. Un lieve aumento c’è stato infine a Enna e Caltanissetta, dove si sfiora il +2%.

Per quanto riguarda il turismo, invece, le cose vanno meglio. Aumentano infatti sia gli arrivi nei porti e negli aeroporti sia la spesa dei visitatori stranieri in tutto il Mezzogiorno. Brillano in particolare la Sardegna e la Basilicata, con un aumento rispettivo degli arrivi pari al 10% e all’8,7%, mentre in Sicilia la crescita si attesta al 3,3%. Nella nostra Isola, inoltre, i viaggiatori hanno speso 1,6 miliardi di euro nel 2015. La spesa complessiva dei visitatori in tutto il Sud si è attesata a poco più di 5 miliardi di euro, ma è ben poca cosa rispetto agli oltre 29 miliardi di euro del Centro-Nord. La quota di turismo straniero che riguarda il Sud resta infatti residuale rispetto al totale nazionale, essendo pari al 16% della spesa e a poco meno del 9% delle presenze. Eppure, proprio il Sud avrebbe tanto da offrire ai turisti.

Insomma, la crescita dell’ultimo anno è confortante, ma siamo ancora lontani dal poterci sentire sollevati. Il Sud, per riprendre quanto affermato da Confindustria, “ha un potenziale di crescita enorme, ma è la ripresa degli investimenti privati e pubblici a poter fare la differenza tra la ripartenza e il ripiegamento delle prospettive di crescita”. “Ancora una volta – si legge nel rapporto - è decisivo il ruolo che può essere svolto dai fondi strutturali”, che se spesi bene potrebbero davvero far decollare il Mezzogiorno.

Articolo pubblicato il 09 agosto 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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