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Palermo - Teatro Biondo, si mobilita il mondo della cultura
di Gaspare Ingargiola

Tantissime dichiarazioni di solidarietà nei confronti del dimissionario direttore artistico Roberto Alajmo. In molti sperano in un ripensamento. Il Cda valuterà le dimissioni il 24 agosto

Tags: Palermo, Teatro Biondo, Roberto Alajmo, Leoluca Orlando



PALERMO - Dopo le dimissioni del direttore artistico Roberto Alajmo il caso Biondo ha assunto un’eco nazionale. Il mondo della cultura si è mobilitato per chiedere al giornalista e scrittore di ripensarci, anche in vista del Consiglio di amministrazione del 24 agosto che prenderà in esame la sua lettera di dimissioni. Un segnale tangibile che l’operazione di rilancio del teatro su scala nazionale stava faticosamente riuscendo, come testimoniano le produzioni accolte anche fuori dalla Sicilia, in special mondo al Piccolo di Milano.

Un tentativo, anche, di tentare una difficile mediazione e ricucire lo strappo con il sindaco Leoluca Orlando. Il feeling si è spezzato quando il professore, che aveva scelto Alajmo per il dopo-Carriglio, ha accusato l’Ente di via Roma di essere “un’isola infelice” fra le partecipate e di non aver condotto un’efficace azione di risanamento. Non va dimenticato, però, che l’anno scorso il Comune (socio principale insieme alla Regione, mentre la “fu” Provincia si è defilata da tempo: da sola garantiva 700mila euro all’anno) ha versato 1,5 milioni invece di 1,75 e la Regione ha tagliato il contributo di 110mila euro dopo che il Biondo li aveva già impegnati, mentre quest’anno la quota societaria del Comune è ancora ferma a zero in attesa dell’approvazione del bilancio e la Regione ha versato, giunti ad agosto, soltanto 400mila euro sul totale previsto di 2,75 milioni. Anche il Mibact finora ha trasmesso solo metà del contributo Fus. Nonostante queste difficoltà, Alajmo ha ottenuto comunque dei buoni risultati.

“A fronte di un progressivo calo delle quote associative da parte dei soci - si legge nella nota sul bilancio della stagione 2015-2016 del Teatro Biondo parla chiaro -, passate complessivamente dai 6.472.550 del 2013 e dai 5.351.276 del 2015 ai 5.186.000 del 2016 (- 25% in tre anni), il Teatro ha investito di più in produzione: 1.686.000 nel 2015 e 1.451.584 nel 2016, contro gli 897.000 euro del 2013 e i 943.000 del 2014. Ciò è stato possibile perché il Teatro Biondo è riuscito a risparmiare sui costi del personale (passando da 2.514.000 nel 2013 a 1.793.000 nel 2016) e i costi di gestione (2.697.000 nel 2013, 1.744.848 nel 2015 e 1.727.251 nel 2016). Inoltre, il Biondo di Palermo ha registrato maggiori ricavi dalla vendita delle produzioni: una media di circa 1.000.000 tra il 2015 e il 2016 a fronte di appena 247.000 euro del 2013”.

Si spiegano anche con questi numeri le parole di solidarietà inviate ad Alajmo (che ha ringraziato tutti su Facebook) dal direttore del Teatro Nazionale di Roma Antonio Calbi, da Sergio Escobar, direttore del Piccolo, e da Mario Martone, direttore dello Stabile di Torino. “Ha dell’incredibile la condizione in cui versa la cultura e lo spettacolo in Sicilia – ha scritto Calbi sulla pagina Facebook del Teatro Argentina-. Il cronico commissariamento dell’Inda a Siracusa (nonostante i suoi incassi da capogiro), il lento inesorabile declino dello Stabile di Catania, oggi commissariato, lo stato di incertezza in cui è sprofondato il Teatro Biondo di Palermo che oggi si ritrova senza neppure il direttore . Roberto Alajmo ha dato le dimissioni dopo aver svolto un lavoro encomiabile sia sul piano culturale sia su quello gestionale, aumentando pubblico e ricavi mantenendo alta la qualità e perseguendo con coraggio il rischio artistico cui non deve mai rinunciare un teatro pubblico. Ha dell’incredibile che a oggi non si sia ancora riunito un tavolo comune fra Regione, città di Palermo, Ministero della Cultura, consiglio di amministrazione del teatro, per trovare insieme una soluzione. Che è questione primariamente di fondi, di economie. Meraviglia che il sindaco Leoluca Orlando - promotore di quella Primavera di Palermo, venticinque anni fa, che proprio della cultura faceva motore e volano: dai Cantieri alla Zisa riconvertiti alle arti al Festival sul Novecento, ai festini di Santa Rosalia firmati da artisti di grido, agli Shakespeare di Carlo Cecchi al Teatro Garibaldi - non abbia individuato un percorso che garantisca il futuro al teatro. Palermo deve tornare a essere una delle città più vivaci del Paese, e invece oggi, seppure il Massimo stia vivendo una felice stagione, la cultura, le arti, i saperi non paiono più abitare questa città meravigliosa e un po’ dannata. La sola idea che la prossima stagione del Biondo possa non partire produce sconcerto – ha aggiunto -: stiamo parlando di uno dei Teatri più importanti d’Italia, di una delle città che proprio nella cultura deve continuare con determinazione a investire. Si trovino, dunque, i contributi straordinari che servono anche a contenere gli interessi bancari (ormai una voce significativa dei bilanci dei nostri teatri), si metta mano ancora all’organizzazione del lavoro, alzandone la produttività, con i sindacati una volta tanto dialettici e costruttivi.
 
L’indifferenza, la non-azione, la passività – ha concluso Calbi - sarebbero una colpa grave e produrrebbero un danno all’intero teatro italiano. Perché, non lo si dimentichi, oltre a produrre i propri spettacoli, il Biondo ne accoglie di altri in arrivo da tutta Italia. E il Teatro Argentina di Roma non vuole perdere per nessuna ragione tanto l’Odissea di Emma Dante, tanto il Minetti interpretato da Herlitzka, diretto da Andò, che abbiamo messo in cartellone”. Il rischio, infatti, è che se salta la stagione di via Roma si vada incontro a una serie di cospicue penali da pagare.

Articolo pubblicato il 10 agosto 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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