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I frutti della prevenzione: aumenta del 17% il numero di persone che superano il tumore
di Redazione

Si punta molto sulla sperimentazione di trattamenti innovativi come l’immuno-oncologia, soprattutto contro i melanomi. Un milione e 900 mila soggetti possono ritenersi guariti, avendo superato i 5 anni dalla diagnosi

Tags: Tumore, Cancro, Prevenzione



ROMA - Le prospettive di vita dopo un tumore sembrano conoscere dei miglioramenti. Il 5% degli italiani vive dopo una diagnosi di tumore, sono circa 3 milioni di persone, con un incremento del 17% dal 2010 al 2015 (+20% per gli uomini e +15% per le donne). E un milione e 900 mila persone possono affermare di aver sconfitto la malattia, avendo superato la soglia dei 5 anni dalla diagnosi. Il Caffè della Versiliana a Marina di Pietrasanta (Lucca) ha di recente ospitato un evento in cui sono approfondite le nuove frontiere della lotta al cancro.

“L’aumento della sopravvivenza è un risultato decisivo raggiunto grazie alle campagne di prevenzione, alla diagnosi precoce e alle terapie innovative - spiega Francesco Cognetti, presidente della Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ e direttore di Oncologia medica dell’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma -. Questi numeri evidenziano l’enorme impatto delle patologie neoplastiche dal punto di vista sanitario e il loro elevatissimo carico sociale. Siamo di fronte a milioni di cittadini che rivendicano diritti che spaziano dal ritorno al lavoro, all’accesso ai mutui bancari, al desiderio di diventare genitori. Il cancro sta infatti diventando sempre più una malattia cronica con cui è possibile convivere a lungo o guarire: oggi il 60% dei pazienti sconfigge la malattia, percentuale che raggiunge quasi il 70% nelle neoplasie più frequenti, fino a toccare il 91% nella prostata e l’87% nel seno”.

Il nostro Paese svolge da sempre un ruolo di primo piano nella sperimentazione dei trattamenti innovativi in numerosi studi internazionali arruolando il maggior numero di pazienti.

“L’immuno-oncologia è una nuova arma capace di allungare in maniera significativa la sopravvivenza, a fronte di una buona tollerabilità - continua Giorgio Scagliotti, direttore dell’Oncologia all’Università di Torino -. Un’arma che si affianca a quelle tradizionali rappresentate da chirurgia, chemioterapia, radioterapia e terapie biologiche. Grazie a questo approccio, molti pazienti convivono con la malattia con una buona qualità di vita e, in alcuni casi, possono affermare di averla definitivamente sconfitta. Il melanoma ha rappresentato il candidato ideale per l’applicazione dell’immuno-oncologia, che oggi si sta estendendo con successo anche a tumori più frequenti come quelli del polmone, del distretto testa-collo e del rene. Sono in corso studi promettenti anche nel cancro della vescica, del fegato e del cervello”.

Per la prima volta nel nostro Paese si è registrata una diminuzione dei nuovi casi, 363.300 nel 2015 rispetto ai 365.500 nel 2014, dovuta soprattutto al minor numero di diagnosi fra gli uomini. Preoccupa invece la diffusione del vizio del fumo fra le donne, il 23% è tabagista, con ricadute evidenti: tra il 1999 e il 2010 l’incidenza del tumore del polmone è diminuita del 20% tra gli uomini, mentre si registra un +36% fra le donne.

Articolo pubblicato il 10 agosto 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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