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Imprese, in Sicilia chiusure in calo ma vanno male quelle artigiane
di Michele Giuliano

Si registrano incrementi nei settori del noleggio, agenzie di viaggio, servizi e attività immobiliari. I dati di Unioncamere-Infocamere si riferiscono al periodo gennaio-marzo 2016

Tags: Impresa, Economia



PALERMO - Spiragli di luce in una crisi nera che deprime gli animi e i portafogli ormai da troppi anni. Il tasso di crescita, sebbene non ancora positivo, tiene il passo e si ferma, nel primo trimestre del 2016, per la Sicilia, a uno 0,07 in negativo, in miglioramento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e agli ultimi cinque anni.

Questo il quadro positivo, descritto dall’analisi dei dati raccolti sulla natalità e mortalità delle imprese nel periodo gennaio-marzo 2016 da Unioncamere-Infocamere. Un occhio al futuro che, quindi, si apre a una prospettiva di prudente entusiasmo e voglia in prospettiva di fare sempre meglio e uscire, finalmente da questo stato di stagnazione e pessimismo in cui la Sicilia vive ormai da anni.

Peggiora, purtroppo, la situazione per quanto riguarda le imprese artigiane, con una lieve flessione rispetto all’anno passato e un tasso di crescita in negativo che si attesta sul -1,2 per cento. Il valore negativo registrato dalle aziende siciliane rispecchia purtroppo, con valori che rientrano nella media nazionale, ciò che succede su tutto il territorio italiano, in cui il segno meno dell’intero saldo del trimestre può sostanzialmente essere attribuito alle sole imprese artigiane.

Se leggiamo ai dati globali, invece, l’Isola si pone tra le regioni che hanno registrato il miglior valore in assoluto nel saldo tra natalità e mortalità delle aziende. I primi tre mesi dell’anno hanno fatto registrare una sostanziale stabilità delle iscrizioni che ammontano a 114.660 unità (158 in più rispetto allo stesso periodo del 2015) e una sensibile riduzione delle chiusure scese a 127.341 unità, il valore più contenuto degli ultimi undici anni. Le cancellazioni (40.218) sono le più basse degli ultimi dieci anni, ma anche le iscrizioni hanno continuano nella loro lenta e costante flessione: il dato del trimestre da poco concluso è il più basso dal duemila ad oggi.
I settori che hanno registrato un maggiore incremento della propria base imprenditoriale sono quelli del noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese (1.579 imprese in più, di cui 483 artigiane), le attività immobiliari (quasi mille attività in più) e l’alloggio e la ristorazione (662 nuove imprese). Sul fronte opposto, ad arretrare maggiormente sono i settori delle costruzioni (6.294 imprese, in meno, con un calo dello 0,74 per cento) e del commercio (5.680 unità in meno, con un calo del 0,37 per cento).

Tra le forme giuridiche, le società di capitali rimangono il segmento più dinamico all’interno della gamma di svariate forme possibili, e sono aumentate di circa 13 mila unità (pari ad un tasso di crescita dello 0,88 per cento). Vitalità che si contrappone, d’altra parte, al saldo negativo delle ditte individuali, diminuite nel periodo di 20.930 unità (pari allo 0,65 per cento in meno). Un risultato sicuramente negativo ma che risulta essere comunque migliore di quello del 2015, quando si attestò a un valore negativo di 25 mila unità. Se guardiamo ai dati dal punto di vista della distribuzione territoriale, si vede come, a parte la sola Emilia Romagna, nessuna delle regioni registra saldi negativi rispetto all’anno precedente, mentre le uniche per cui i dati segnalano saldi in positivo sono il Trentino-Alto Adige, il Lazio e la Campania.

Tra gli artigiani, nessuna regione chiude in positivo e sono cinque quelle in ulteriore contrazione rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno: Friuli Venezia Giulia, Liguria, Umbria, Molise e Sardegna.

Articolo pubblicato il 11 agosto 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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