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Quotidiano di Sicilia

Goletta Verde, il mare siciliano molto inquinato in 17 punti
di Elio Sofia

Goletta Verde 2016: su 265 zone monitorate, 137 sono risultate non adatte alla balneazione. Lungo le coste della nostra Penisola individuate criticità ogni 54 chilometri

Tags: Mare, Inquinamento, Ambiente, Goletta Verde, Legambiente



ROMA – Davvero tutto il nostro mare gode di buona salute? Le famose bandiere blu sventolano solo su alcuni angoli del Belpaese, su altri punti sono del tutto ammainate. Questa è la realtà che emerge dal consueto monitoraggio che Legambiente fa ogni anno per mezzo di Goletta Verde.

Lungo le coste italiane ogni 54 chilometri si trova infatti un punto inquinato da scarichi fognari senza depurazione.
La missione di Goletta Verde è quella di solcare annualmente i nostri mari e percorrere tutta la costa per verificare lo stato di salute delle acque.

La missione 2016 salpata a giugno si conclude in questi giorni con i risultati di un viaggio che porta dalla Liguria al Friuli senza tralasciare le numerose isole.
I punti esaminati sono stati 265 su segnalazione delle sedi locali di Legambiente o dai semplici cittadini desiderosi di conoscere il rischio inquinamento del proprio specchio di mare.

I punti risultati maggiormente inquinati sono quelli in corrispondenza alle foci di corsi d’acqua. Sono stati ben 137, sui 265 totali analizzati, i punti la cui rilevazione ha dato l’esito di “mare inquinato” con valori oltre i limiti di legge o fortemente inquinati con valori più del doppio di quelli di consentiti dalla legge.

Il mare delle Marche è stato quello le cui rilevazioni hanno dato esito negativo, ma anche le acque dell’Abruzzo e della Calabria non “splendono”.

Anche il mare della Campania e quello della nostra Sicilia non esce a pieni voti dal giudizio di Goletta Verde, mentre si evidenzia in positivo il mare della Sardegna, della Puglia e del Veneto che registrano risultati migliori. “Rispetto agli anni precedenti la situazione dell’inquinamento è confermata - ha commentato il responsabile scientifico di Legambiente, Giorgio Zampetti -. Non abbiamo riscontrato miglioramenti o peggioramenti significativi, il che per noi è un dato negativo. Sui problemi cronici, i punti dove da 5 anni si riscontra un forte inquinamento, non è cambiato nulla”. è questa la grave colpa delle amministrazioni locali e regionali che nel perdurare del problema mostrano la totale incapacità di soluzione ma anche di semplice gestione del problema.
I prelievi siciliani e le relative analisi sono state eseguite dal laboratorio mobile di Legambiente tra il 4 e l’8 luglio 2016.

L’esito è stato totalmente negativo per le foci del torrente Patrì in località Cantone in provincia di Messina, e quella del fiume Alcantara a San Marco, lungo il confine tra Calatabiano e Giardini Naxos; nella provincia di Catania, risultato negativo per lo sbocco dello scarico fognario all’inizio del lungomare Galatea ad Aci Castello; la foce del canale Grimaldi, al Porto Grande-zona Pantarelli di Siracusa; e ancora cinque siti nel Palermitano: alla spiaggia tra Capitaneria e vecchio oleificio al porto di Termini Imerese; al piano Stenditore lungomare in località Ponticello a Santa Flavia; alla spiaggia tra la chiesa e l’ospedale Buccheri La Ferla in località Bandita di Palermo; alla foce Nocella, in contrada San Cataldo, tra Terrasini e Trappeto; allo scarico fognatura di Terrasini; allo sbocco dello scarico di fronte corso Mattarella a Villa Grazia di Carini; allo sbocco del depuratore presso la foce del torrente Chiachea, sempre a Carini e alla foce del torrente Pinto a Trappeto.

Due campionamenti fortemente inquinati si segnalano anche nel Trapanese, rispetto ai quattro monitorati: si tratta della foce di Marinella di Selinunte a Castelvetrano e alla foce del fiume Delia a Mazara del Vallo.
A Gela bandiera rossa alla foce del fiume Gattano, in località Macchitella. Infine, in provincia di Agrigento, fortemente inquinati la spiaggia a valle del depuratore a Licata e la foce del torrente Canzalamone in località Stazzone di Sciacca.

Infine, Goletta Verde ha riscontrato come di rado nelle zone vietate alla balneazioni siano esposti i cartelli di divieto, questi mancano nel 74% dei casi e nei restanti non sempre il relativo divieto è rispettato o fatto rispettare.

Articolo pubblicato il 13 agosto 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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