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Quotidiano di Sicilia

Sicilia terra fertile per le imprese straniere
di Michele Giuliano

Secondo i dati di Unioncamere sul nostro territorio sono presenti oltre 18 mila aziende gestite da lavoratori extraeuropei

Tags: Unioncamere, Sicilia



PALERMO - Se i commercianti e gli imprenditori siciliani vivono con grave disagio la crisi imperante ormai da anni, non sembra accadere lo stesso per i lavoratori extraeuropei che hanno deciso di venire a investire proprio nell’Isola e creare qui la propria impresa.

Una scelta che sembra ripagare il coraggio e il sacrificio di questi immigrati, che hanno abbandonato il loro paese di origine, la propria famiglia e le proprie radici per tentare fortuna in terra straniera. I dati forniti dal Centro Studi Unioncamere parlano chiaro: gli ultimi anni hanno visto una crescita lenta del numero di queste imprese, che non ha subito flessione. Sul solo territorio siciliano sono presenti oltre 18 mila imprese gestite da lavoratori extracomunitari, e questo numero si è mantenuto stabile, rappresentando sul totale delle aziende un rispettabile 5,5 per cento.

Rispetto ai dati nazionali, il territorio siciliano si pone in una posizione media nella classifica delle regioni italiane, avvicinandosi molto a quella nazionale che si attesta sul 6,2 per cento. Le attività lavorative gestite da stranieri nati in paesi fuori dall’Unione Europea si collocano principalmente in Lombardia, con quasi il 20 per cento sul totale nazionale, e quasi 60 mila aziende in valori assoluti. A seguire il Lazio e la Toscana, entrambi con circa il 10 per cento, e poco sotto l’Emilia Romagna. Ancora, con dati migliori rispetto a quelli siciliani troviamo Campania e Piemonte, rispettivamente all’8 e al 7 per cento sul totale delle imprese presenti sul territorio regionale.

Una distribuzione abbastanza eterogenea sull’intero stivale, che non vede fili conduttori né su una possibile area geografica di maggior densità, né un legame con la distribuzione demografica di gruppi etnici. Non a caso, fanalini di coda tra le regioni troviamo insieme il Molise e la Valle d’Aosta, con percentuali irrisorie che si attestano sullo 0,1 per cento; due regioni con condizioni socio-culturali, territoriali e demografiche molto diverse, nelle quali però non riescono evidentemente ad attecchire queste imprese.
Se si rileggono i dati dal punto di vista della distribuzione delle aziende “extraeuropee” all’interno delle diverse categorie produttive, gli imprenditori non comunitari sono prevalentemente concentrati nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio e nella riparazione di autoveicoli (che insieme rappresentano circa il 45 per cento del totale delle aziende).
 
A seguire troviamo le imprese che lavorano nel settore edile, circa il 22 per cento, mentre il restante 30 per cento si distribuisce fra gli altri settori e prevalentemente nelle attività manifatturiere (8,5 per cento), nelle attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (poco più del 5 per cento) e nel settore noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (quasi il 6 per cento del totale). La minore partecipazione degli stranieri nell’imprenditoria individuale si registra per i settori agricoltura, silvicoltura, pesca ed estrazione di minerali da cavi e miniere, attività più legate alla tradizione, e dal punto di vista economico, carenza probabilmente dovuta al fatto che sono attività che richiedono un investimento iniziale di una certa sostanza, che difficilmente è nelle disponibilità dei lavoratori extraeuropei. Inoltre sono attività più legate alla tradizione, spesso gestite a livello familiare, i cui meccanismi vengono tramandati da padre in figlio, e pertanto più chiusi all’ingresso dei neofiti.

Articolo pubblicato il 17 agosto 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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