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Quotidiano di Sicilia

Lampade fluorescenti: rischio elettrosmog
di Dario Raffaele

Dall’1 settembre, per volere dell’Ue, non possono più essere prodotte le vecchie lampadine elettriche a incandescenza.  Meglio evitare l’impiego di tali lampadine in locali che prevedono l’illuminazione nelle vicinanze della testa

Tags: Energia, Ambiente, Elettrosmog



Costano, in media, 10 volte di più, durano da 8 a 10 volte di più e consumano molto molto meno. Parliamo, ovviamente, delle “nuove” lampadine, visto che dal primo settembre, per volere dell’Unione Europea, non possono più essere prodotte le vecchie lampadine elettriche a incandescenza.
Da qui sino al 2016 le lampadine ad incandescenza e anche quelle alogene ad alto consumo dovranno scomparire del tutto, dai negozi e, in teoria, dalle case. Per alcune incandescenti il divieto di venderle è dilazionato sino al 2012 ma in ogni caso le sole lampadine da usare sono quelle fluorescenti a risparmio energetico e le alogene ad alta efficienza, già pronte sugli scaffali dei negozi da diverso tempo e quelle a Led (ancora sperimentali).

Ma l’enfasi che si pone sulla lampada fluorescente, anche al pubblico, comincia ad apparire un po’ retorica e lascia pensare a operazioni commerciali poco limpide. I difetti di questa tecnologia sono conosciuti da tempo e in parte ne hanno anche ritardato la diffusione: lunghi tempi di accensione, colori freddi e sgradevoli, difficoltà nello smaltimento, estetica poco accattivante.
A questi problemi si aggiungono oggi osservazioni di tipo scientifico sulla qualità della luce e sull’elettrosmog, su cui in Italia, anche da parte di autorevoli riviste come Altroconsumo, si è preferito non approfondire.

L’occasione per “fare luce” su tutti questi aspetti è un test approfondito su 16 lampadine realizzato dalla rivista tedesca Öko-test, che senza troppi giri di parole (La fine di una storia di successo) ha dimostrato limiti e contraddizioni di una tecnologia già superata, ma in pieno boom di utilizzo....

L’elettrosmog causato da queste lampade superi da 10 a 40 volte i limiti fissati dalle norme TCO. La fluorescenza funziona infatti come un piccolo trasmettitore radio ad onde lunghe, inviando un segnale alla frequenza di 100 Hertz per tutto il tempo che rimane accesa. Le stress elettrico conseguente è maggiore nei soggetti elettrosensibili ma comunque dannoso anche per l’organismo sano che non percepisce queste radiazioni.

Ne deriva che è meglio evitare l’impiego di tali lampadine in locali che prevedono l’illuminazione nelle vicinanze della testa (scrivania, comodino ecc.) e mantenere una distanza di sicurezza non inferiore ad 1 metro e mezzo. Con le giuste precauzioni si può comunque continuare a sfruttare questa soluzione d’illuminazione maggiormente sostenibile.

Occhio al mercurio. A differenza delle incandescenti, le lampade fluorescenti vanno smaltite con sistemi appositi (niente discariche, niente piattaforme ecologiche comunali). Quando una lampadina fluorescente si spacca il mercurio altamente volatile si diffonde immediatamente nell’ambiente e di conseguenza gli esperti raccomandano di ventilare il locale per circa 30 minuti. è comunque possibile acquistare lampadine fluorescenti con appositi “rivestimenti” antirottura.

Ma il futuro è il Led. Non subito perché i Led costano ancora molto e non sono adatti per illuminare intensamente un ambiente, una superficie, uno spazio nel senso vero del termine.
Nel giro di pochissimi anni però arriverà una versione a Led molto forte e soprattutto davvero “ecologica”: niente mercurio, niente radiazioni elettromagnetiche, consumi infinitesimali ed effetti architetturali straordinari.

Articolo pubblicato il 28 novembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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