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Liste d'attesa sempre più lunghe per i malati di tumore in Sicilia
di Adriano Agatino Zuccaro

Le performance inerenti l’attività assistenziale (ricoveri, prestazioni ambulatoriali) si posizionano tutte sotto la media italiana

Tags: Sanità, Lista D'attesa, Tumore, Regione Siciliana



ROMA - “La crisi economico-finanziaria ha riscritto i contenuti dell’assistenza necessaria e possibile, anche per i malati di cancro. [...]Il sistema sanitario è in sofferenza, schiacciato dalla contingenza e dall’improvvisato contenimento della spesa. È anche orfano di un progetto politico che ne attualizzi gli scopi e lo renda al passo con i tempi”. Amara, quasi spietata, l’analisi che F. De Lorenzo, presidente della Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (Favo), scrive in apertura dell’ottavo Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici.

La crescita della prevalenza ossia del numero di pazienti oncologici in carico al Sistema Sanitario – in Italia stimata da Airtum (Associazione italiana registro tumori) in 3 milioni di persone nel 2015 – è determinata sia dall’aumento dell’incidenza, sia dalla diminuzione della mortalità. Tra 2010 e 2015 in Italia i pazienti prevalenti sono cresciuti di oltre 400.000 unità, con un tasso di crescita medio del 3% annuo. Quanto al costo medio per paziente, l’incremento è evidente per i farmaci oncologici, la cui spesa in Italia passa da poco più di un miliardo di euro nel 2007 a oltre 3 miliardi nel 2014, con un tasso annuo di crescita superiore al 15%, si legge nel rapporto.

Le regioni italiane sono state in grado di fornire servizi efficienti ad un numero di pazienti in costante aumento? La nostra Isola, secondo i numeri evidenziati dalla Favo, ha fallito la missione: “La Regione che ha aumentato in tutte le patologie le proprie liste di attesa è la Sicilia”. Tra le Regioni benchmark individuate a fine 2015 (Marche, Umbria e Veneto), l’Umbria ha peggiorato le proprie liste di attesa su tutti gli interventi, il Veneto è rimasto stabile e le Marche hanno performance variabili.

Problemi per la nostra regione anche dal punto di vista strutturale. “Gli obiettivi prevedevano di creare una rete di centri di senologia e garantire un efficace controllo di qualità. [...] Lo scenario in Italia è ancora molto eterogeneo e richiede un importante processo di omogeneizzazione per evitare disuguaglianze e garantire pari opportunità di cura alle donne italiane” prosegue il rapporto. Se osserviamo i dati rilevabili dal sito di Senonetwork vediamo, ad esempio, una regione come la Lombardia nella quale sono presenti 25 centri registrati per 10 milioni di abitanti o come il Veneto con 8 centri per 5 milioni di abitanti o come la Campania con 2 centri per quasi 6 milioni di abitanti o la Sicilia con 4 centri per 5 milioni di abitanti.

La Favo ricorda che “la principale fonte di conoscenza sull’epidemiologia delle patologie neoplastiche nel nostro Paese è costituita dai registri tumori. È altresì noto che la copertura garantita da questo sistema, sebbene in crescita costante, è ancora incompleta e penalizza soprattutto alcune aree geografiche del centro-sud”.

Proseguendo il focus sulla Sicilia è necessario puntualizzare che le performance inerenti l’attività assistenziale (ricoveri, prestazioni ambulatoriali) che emergono dal rapporto si posizionano tutte sotto la media italiana mentre alcune eccezioni positive si riscontrano nelle dotazioni strutturali e tecnologiche (posti letto area oncologica e radioterapia).

Articolo pubblicato il 23 agosto 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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