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Energia pulita prodotta dal mare. Progetto di ricerca nello Stretto di Me
di Elisa Latella

Lo Stretto è l’unico angolo di mare in Italia con una velocità massima di sei nodi, 11 km/h. Un progetto simile in Portogallo. I primi test sperimentali risalgono agli anni compresi tra il 1993 e il 1998. Ma oggi frena la burocrazia

Tags: Energia, Ambiente, Stretto Di Messina



Catturare le maree. E trasformarle in energia pulita. è la ricerca su cui stanno scommettendo Scozia, Stati Uniti e Canada. Ed anche l’Italia. 
È stato avviato circa un anno fa, e in nome del mare e dell’energia ha unito le due punte estreme dell’Italia: Bolzano e lo stretto di Messina. Si tratta di un progetto di ricerca per lo sfruttamento dell’energia del mare, anche lontano dalla costa. A porlo in essere la SeaPower, azienda controllata dalla Green Power spa di Bolzano, la numero due in Italia nel settore eolico. Ma poiché il mare dalle vette del Trentino non si vede neanche con il binocolo, la “location” scelta per l’esperimento che può essere una svolta è proprio lo Stretto di Messina, l’unico angolo di questo mare con una velocità massima di sei nodi, 11 km/h: luogo pilota in Italia, mentre  a livello europeo qualcosa di simile sta nascendo sulle coste del Portogallo.

Un anno fa secondo Josef Gostner, vicepresidente di Green Power, in pochi mesi  si sarebbe raggiunta la produzione di 400 kw da immettere in rete; il Mediterraneo era considerato un banco di prova, preliminare per l’investimento successivo nelle grandi correnti del Golfo.

Il principio di base è molto semplice: le maree sprigionano quantità di potenza che, se sfruttate adeguatamente, potrebbero produrre energia elettrica per migliaia di abitazioni in tutto il mondo. Ma andiamo con ordine. I primi test sperimentali risalgono agli anni compresi tra il 1993 ed il 1998. Una squadra di ingegneri napoletani realizza la turbina  marina Kobold,  installata a Ganzirri; dopo anni di studio l’obiettivo è realizzare il secondo tentativo con il sistema Sea Power, una struttura composta da un pontone galleggiante ancorato sul fondo marino e da una serie di idro-turbine ad asse orizzontale che sono posizionate lungo un filare, ovvero un tubo orizzontale che trasferisce la potenza catturata dall’acqua al generatore elettrico il quale, a sua volta, la trasforma in energia elettrica.

I primi test sperimentali sono stati condotti su modelli in scala presso la vasca navale del dipartimento d’ingegneria navale, e poi in condizioni reali nell’agosto e poi nell’ottobre 2008 a Villa San Giovanni, in Calabria. I risultati sono stati soddisfacenti.
Si prevede  la realizzazione di un sistema da 500 kw, sufficiente ad alimentare circa 200 unità abitative.

Ma anche l’ingegneria deve fare i conti con la burocrazia: l’azienda trentina, in collaborazione con gli ingegneri di Napoli e la lega navale italiana di Villa San Giovanni ha presentato alle autorità locali la richiesta di concessione di una punta dello Stretto sulla costa calabrese,  per creare un laboratorio aperto sia ad aziende straniere che italiane.

Dopo circa sei mesi i permessi richiesti non compaiono e nel maggio scorso cade la giunta comunale di Villa san Giovanni, il che allunga i tempi ancora di più. Il progetto deve essere portato avanti. Nel lungo periodo può rivelarsi per tutto il Mezzogiorno di un’importanza straordinaria.

Articolo pubblicato il 28 novembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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