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Pubblica amministrazione: 65 miliardi di euro di debiti
di Andrea Carlino

Dati Cgia su stima della Banca d’Italia: nel 2015 un miglioramento rispetto al precedente di 72 miliardi. Il debito dell’Amministrazione in Sicilia è pari a 6,7 mld di euro, in calo del 16,4%

Tags: Cgia Mestre, Pubblica Amministrazione



PALERMO - La Pubblica Amministrazione deve ai fornitori ben 65 miliardi di euro. A metterlo in evidenza la Cgia secondo cui, comunque, si tratta di una stima sottodimensionata della Banca d’Italia.

Nel dettaglio 34 miliardi, spiega l’associazione, sono da imputare a veri e propri ritardi nei pagamenti mentre gli altri 31 “sono di natura fisiologica, ovvero legati ai tempi di pagamento contrattuali che, secondo la direttiva europea del 2013, non possono superare i 30-60 giorni dall’emissione della fattura”. Il dato, relativo al 2015, segna comunque un miglioramento rispetto all’anno precedente dove il monte debiti toccava i 72 miliardi.

Tuttavia il confronto con gli altri Paesi europei appare impietoso. In Francia i fornitori sono pagati mediamente dopo 58 giorni, nel Regno Unito dopo 30 e in Germania addirittura dopo 15 giorni. La media dei 27 paesi Ue, invece, è di 45 giorni. La direttiva comunitaria n. 2011/7 del 16 02 2011 impone infatti alle Pa degli Stati membri di pagare entro 30-60 giorni.

La Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia per non aver applicato correttamente la direttiva: la media italiana risultava pari a 165 giorni, maggiore di 107 giorni rispetto alla media Ue.

A riprova delle difficoltà in cui versano le imprese che lavorano per la pubblica amministrazione italiana la Cgia ricorda che la Commissione non ha ritirato la procedura d’infrazione avviata nel giugno 2014 contro il nostro Paese a seguito della non corretta applicazione della direttiva Ue.

La Pa, infatti, è stata accusata di saldare i conti oltre i 30-60 giorni dall’emissione della fattura come previsto dalla legge. Nel solo 2015 il ritardo nei pagamenti da parte degli enti pubblici è costato alle imprese 5,4 miliardi di euro, in leggero calo rispetto ai 6,1 miliardi del 2014. A pesare sulle imprese sono infatti anche i costi del credito concesso dalle banche.

Cosa succede in Sicilia? Secondo la Banca d’Italia, alla fine del 2015 il debito delle Amministrazioni locali siciliane era pari a 6,7 miliardi di euro; è calato in termini nominali del 16,4 per cento rispetto a dodici mesi prima, in misura più pronunciata rispetto alle Amministrazioni locali dell’intero Paese. La contrazione ha riguardato con diversa intensità tutte le principali forme di indebitamento. I debiti con le banche e la Cassa depositi e prestiti si sono ridotti in connessione con il trasferimento agli enti sanitari delle risorse provenienti dall’anticipazione di liquidità concessa dal Ministero dell’Economia e delle finanze per il pagamento dei debiti commerciali; l’indebitamento in titoli emessi all’estero è sceso per effetto del rimborso alla scadenza di un prestito obbligazionario emesso dalla Regione siciliana.

Le norme principali con le quali è stato affrontato il problema sono contenute nel Decreto legge 35/2013 con il quale il governo ha stanziato circa 40 miliardi di euro per gli anni 2013 e 2014, nel Decreto legge 102/2013, con il quale il Governo ha stanziato ulteriori 7,2 miliardi di euro per il 2013, dalla Legge di Stabilità 2014, che ha stanziato 0,5 miliardi e nel Decreto legge 66/2014 che ha messo a disposizione una quota aggiuntiva di 9,3 miliardi.

Articolo pubblicato il 24 agosto 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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