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Turismo "abusivo" dilagante tra truffe ed evasioni: Sicilia nell'occhio del ciclone
di Michele Giuliano

Alberghi spacciati per Bed and Breakfast e strutture ricettive mai dichiarate: la Guardia di Finanza avvia verifiche in tutta l’Isola. Una selva di offerte più o meno vantaggiose che però nuocciono al tessuto economico in generale

Tags: Sicilia, Turismo, Casa Vacanza, Bed & Breakfast



PALERMO - Anche nel turismo è facile lucrare al di fuori del consentito. E con l’avvento del web ancora di più. Ormai tutte le strutture si propongono autonomamente al di fuori dei circuiti tradizionali dei tour operator, e offrire servizi e camere al pubblico dei turisti alla ricerca del miglior prezzo è questione di pochi click.

Questa selva di offerte più o meno vantaggiose, d’altra parte, sono anche la strada per gli operatori delle forze dell’Ordine per scoprire irregolarità parziali o totali.

È di qualche settimana fa un’ampia operazione di verifica fiscale, da parte della guardia di finanza di Taormina, inserita all’interno di una più ampia attività di controllo su tutto il territorio della provincia di Messina, nei confronti di bed&breakfast e case-vacanza, tesa alla scoperta e repressione dell’abusivismo nel settore alberghiero. In particolare, gli uomini delle fiamme gialle hanno individuato alcune strutture ricettive che si spacciavano per b&b, veste che consente un favorevole trattamento fiscale e una particolare considerazione reddituale, mentre in realtà offrivano una serie di servizi alberghieri, con un sommerso totale di oltre 700 mila euro e un mancato pagamento in termini di Iva di 68 mila euro. Le strutture offrivano, al di fuori del consentito, sia servizi “extra” come escursioni, convenzioni con stabilimenti balneari e attività di ristorazione, sia un numero di posti letto superiore a quello dichiarato, che per la Regione Sicilia, non deve superare le 5 camere per un massimo di 20 posti letto. All’interno di queste strutture era inoltre presente personale dipendente, tra l’altro non regolarmente assunto, mentre la normativa regionale prevede per i b&b una gestione familiare. Alcune delle strutture verificate, in ultimo, sono state segnalate agli enti territoriali competenti perché non hanno versato la tassa di soggiorno dovuta ai Comuni.

Anche in provincia di Trapani la situazione non è migliore. Anche in questo caso, la strategia dei tutori dell’ordine è quella di incrociare la vastissima banca dati presente sul web con i dati che vengono fuori della documentazione ufficiale presentata dalle strutture ricettive agli uffici di competenza. Se le carte possono nascondere scelte di illegalità, gli annunci on line rendono ognuna di queste evidenti e lampanti.

Solo a Marsala, ad esempio, le autorizzazioni rilasciate per lo svolgimento di attività ricettive sarebbero meno di 100, mentre solo sui maggiori siti di prenotazione on line ne vengono pubblicizzate più di 200, e il numero aumenta ancora se la ricerca si fa anche di poco più approfondita. Da considerare che non sono state solo queste le province colpite. Nei primi 7 mesi di quest'anno la finanza ha effettuato analoghi controlli anche nel palermitano e nel catanese, oltre che nella fascia ionica del messinese. Il bilancio è impressionante: 9 milioni di euro non dichiarati, un milione di euro di iva evasa e 23 B&B abusivi. Nell'agrigentino, secondo un riscontro del Comune capoluogo, sono 168 le strutture extra-alberghiere autorizzate ma altre 130 potrebbero non essere in regola. A metterlo in rilievo è il Distretto Turistico Valle dei Templi.

La fonte di questi dati sono i cosiddetti Ota, gli On line Travel Agent, ovvero i siti di prenotazione più conosciuti al mondo. Attraverso il confronto dell’elenco ufficiale dell’offerta ricettiva extralberghiera di due dei siti tra i più consultati, emerge un panorama totalmente diverso rispetto al quadro ufficiale: in meno di un anno un proliferare di attività a ritmo incalcolabile.
 


Le case vacanza e i viaggi brevi i versanti più a rischio
 
Un fenomeno che tocca numeri ancor più in crescita con la formula della casa vacanze o dell’ospitalità per brevi periodi. Un settore che nella maggior parte dei casi si muove completamente in nero e che quindi crea non pochi danni a diversi livelli. Abusivismo che, tra le altre cose, si ripercuote direttamente sui Comuni in cui queste attività vengono svolte, che subiscono gravemente la mancata riscossione della tassa di soggiorno. Un caso che vede particolarmente da vicino la provincia trapanese. Questi incassi, infatti, servono per pagare ogni anno la quota prevista dall’accordo stipulato con Ryanair perché rimanga all’aeroporto di Birgi, fondamentale per la vita turistica della provincia di Trapani ma anche per quelle limitrofe. I valori delle tasse di soggiorno raccolte negli ultimi anni sono irrisorie rispetto al passaggio di turisti effettivamente rilevabile. Solo a Trapani, lo scorso anno, è stata raccolta la somma irrisoria di 54 mila euro, una cifra che non corrisponde assolutamente alla realtà di una cittadina che ha visto una rinascita turistica nell’ultimo decennio e che, anche solo a voler considerare i tre mesi estivi di alta stagione, registra una buona se non ottima presenza di visitatori provenienti da tutto il mondo.

Articolo pubblicato il 31 agosto 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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