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Vitivincoltura in crisi, cala la produzione
di Michele Giuliano

Secondo l’ultimo rapporto di Federdoc nel 2014 si è registrato un calo del 12 per cento per i Doc siciliani. I prezzi restano sempre bloccati sul mercato a fronte invece di un aumento dei costi

Tags: Vtivincoltura, Vino, Vitigni, Federdoc



PALERMO - Vino che sul mercato viene venduto a pochi euro e ricarichi dei costi che da quest’anno aumenteranno. Per la vitivinicoltura siciliana, uno dei settori trainanti dell’economia locale, è un momento molto più che delicato: il rischio serio è di un crack delle aziende del settore.

Il problema di fondo è che i costi affrontati per il raccolto e la produzione possono persino non essere coperti. A soffrire più di tutti è il comparto del trapanese, quello che ha la maggior produzione vitivinicola siciliana: “Il prezzo dei nostri vini sfusi è uguale a quello di 30 anni fa, - dichiara Enzo Maggio, segretario della Cia di Petrosino - anche se molti passi avanti sono stati fatti oggi c’è una grande capacità imprenditoriale da parte delle cantine ad imbottigliare i propri vini, ma tutto ciò non basta. Abbiamo bisogno per alcuni anni ancora di una politica che soddisfi i vini che si commercializzano, come quelli sfusi, per dare un po’ di ossigeno e ai soci delle cantine sociali”.

La cosa che più preoccupa è che a risentire di questa crisi sono persino le Doc e Docg, le denominazioni d’origini controllate e geografiche, che sono state per la Sicilia il grande punto di forza nella produzione che ha permesso agli imprenditori del comparto di restare a galla sul mercato.

Secondo l’ultimo report aggiornato dalla Federdoc, la Confederazione Nazionale dei Consorzi volontari per la tutela delle denominazioni dei vini italiani, si evince che in Sicilia c’è stato un calo delle Doc geografiche di ben il 12 per cento nel 2014, una delle peggiori perfomance in assoluto.

C’è comunque da evidenziare che ogni annata fa storia a sè nell’agricoltura però questo è un trend abbastanza costante e una delle chiavi di lettura può essere proprio la scadente remunerazione sul mercato che porta i produttori a frenare.
“Il dato mediano delle prime 60 Doc vede una produzione in calo in Italia del 2 per cento circa - evidenzia Federdoc - e soltanto 15 delle prime 60 denominazioni hanno mostrato un dato in crescita rispetto al 2013. A ulteriore dimostrazione dell’annata, basti dire che la superficie denunciata è cresciuta dell’1 per cento, per le medesime 60 denominazioni, circa metà del campione in crescita”.

A preoccupare in particolare il tracollo del prezzo dei vini sfusi che sono troppo bassi e non consentono più agli agricoltori di continuare a coltivare i propri vigneti. Secondo le organizzazioni di categoria attualmente il prezzo delle uve non consente neanche di poter iniziare la vendemmia e le cantine non riescono a dare una giusta remunerazione ai soci che conferiscono il prodotto: “I costi di produzione aumentano in maniera vertiginosa, - è il grido di allarme univoco dei produttori e delle sigle di categoria - specie quest’anno che si sono dovuti fare trattamenti in più per poter salvare la produzione. Sia le uve bianche che le uve nere sono di ottima qualità, ma secondo le previsioni con un quantitativo inferiore rispetto all’anno scorso, a causa delle temperature che non hanno favorito la vegetazione della vite”. In tutto questo il tracollo è dietro l’angolo anche perchè i prezzi di mercato rimangono stazionari: “Possiamo comprendere il disagio dell’agricoltore nel coltivare queste terre - aggiunge il responsabile della Cia petrosilena - e nel pagare ciò che viene imposto da parte del consorzio e da altri enti che chiedono i tributi, contributi e altro ancora”.

Articolo pubblicato il 02 settembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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