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Migranti, 112 mila arrivi in 8 mesi a rischio l'accoglienza in Sicilia
di Antonio Leo

Sbarchi in linea con il 2014 e il 2015, ma aumentano le morti in mare: da inizio anno perse 2.726 vite. Oltre 5.000 i minori stranieri non accompagnati nell’Isola: strutture “al collasso”

Tags: Migranti, Sicilia



PALERMO – È come se tutti migranti fossero finiti dentro un imbuto. Lo sbocco è quello delle coste libiche, l’unica via – o meglio quella più semplice - per tentare la carta della disperazione e raggiungere l’Italia. Gli ultimi giorni di agosto sono stati roventi. Sulle sponde siciliane sono approdate circa 15.000 persone, perlopiù nigeriani, eritrei e somali. Al 31 agosto, dati dell’Interno alla mano, il bollettino degli sbarchi segna + 112.097. Oltre centomila migranti giunti in 8 mesi. Come nel 2015, come ancora nel 2014.

L’accordo tra l’Ue e la Turchia, se da una parte è riuscito a decongestionare la rotta verso la Grecia, dall’altra ha esposto a flussi incontenibili la Libia, che a causa della sua instabilità politica è sempre più il ventre molle del Nord Africa. Sul punto c’è poco da discutere: secondo l’Unhcr, tra gennaio e aprile, l’82% delle partenze proveniva dalla Libia, seguita a grande distanza dalla Tunisia (5,5%, comunque in aumento rispetto allo 0,36% di un anno fa).

Cadute nel vuoto le promesse di ridistribuzione di Bruxelles, l’Italia si ritrova ancora una volta a far di conto con le risorse e gli spazi a disposizione.

La situazione più grave, soprattutto in Sicilia, è quella che riguarda i minori stranieri non accompagnati. Come rivela il ministero del Lavoro, nell’Isola se ne contano circa 5 mila, un numero che è superiore del 40% rispetto alle altre regioni italiane (in tutto il Paese sono quasi 13 mila). Il dato è stato registrato a luglio e non tiene conto degli ultimi sbarchi.

Il rischio di esaurire i posti disponibili è più vicino di quanto si pensi, tanto che Mario Candore, dirigente generale dell’assessorato al Lavoro, alza le braccia: “Siamo al collasso”. E questo nonostante tra strutture regionali, centri autorizzati, Sprar e comunità di alloggio per minori (destinati agli under 18 siciliani allontanati dalle loro famiglie, ma che possono ospitare migranti soli su provvedimento dell’autorità giudiziaria) ci siano complessivamente quasi 6.000 posti disponibili.

“Negli ultimi mesi – spiega Candore - abbiamo approntato un sistema di accoglienza con grande sforzo di tutti: Comuni, Prefetture, Forze dell'ordine e Croce rossa, ma di fronte a questa marea umana è una goccia nell’oceano. La situazione è di estrema emergenza, lo attestano i numeri, serve una presa in carico anche delle altre regioni”.

Più che a quest’ultime, però, uno sforzo maggiore andrebbe chiesto agli altri paesi europei. A leggere i dati del ministero dell’Interno, infatti, le differenze – almeno in via generale - tra una regione e l’altra non sembrano poi così marcate, al netto della vastità e della popolazione del territorio.

Più dell’Isola, accoglie la Lombardia che, al 31 agosto, registra quasi 20 mila immigrati. La Sicilia segue a breve distanza con oltre 15 mila unità, a ruota poi il Lazio con poco più di 12 mila. Ha evidentemente un senso che il contributo di regioni piccole e poco popolate, come la Valle d’Aosta o il Molise, risulti in percentuale più basso rispetto al totale.

Nella conferenza stampa dell’altro ieri a Maranello, Matteo Renzi e Angela Merkel hanno affrontato anche la questione dei rimpatri. “Noi continueremo a fare di tutto per salvare vite umane, ma ci sono dei limiti”, ha detto il premier italiano. Sulla stessa scia la cancelliera tedesca che, rivolgendosi agli altri stati membri, ha parlato di impegno comune “per il rimpatrio di chi non ha diritto a stare in Europa”. “L'Italia non è al collasso”, ha poi aggiunto il premier, “sta attraversando un periodo, da tre anni, in cui il numero dei migranti che arrivano è molto significativo” ma anche “la Germania ha affrontato una situazione più grande di 10 volte rispetto all’anno scorso”.

“Coloro che non hanno diritto di stare in Europa – ha quindi concluso l’ex sindaco di Firenze - devono non solo essere riaccompagnati, ma entrare in un progetto in cui l’Ue si fa garante e consente a queste persone di tornare a casa loro in condizioni di sicurezza”.

Il problema è se riescono ad arrivare da noi. Secondo le stime dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, dal’1° gennaio al 28 agosto 2016, hanno perso la vita lungo la rotta per l’Italia 2.726 persone e in generale 3.165, considerando ogni viaggio verso il Vecchio Continente. Un numero che già supera di 500 unità gli uomini, le donne e i bambini annegati in tutto il 2015 secondo i calcoli dell’organizzazione.

Articolo pubblicato il 02 settembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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