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Fermo pesca finito da Trieste a Rimini. In Sicilia deve ancora partire
di Redazione

La Coldiretti Impresapesca annuncia la fine del blocco per l’Alto Adriatico, ma denuncia l’inadeguatezza del sistema. Dopo 43 giorni di stop riprende l’attività dei pescherecci che rimane ancora bloccata da Pesaro a Bari

Tags: Pesca, Sicilia, Coldiretti



PALERMO - Mentre in Sicilia il fermo pesca deve ancora scattare, non è così per altre regioni d’Italia, dove anzi, si può ritornare a praticare l’attività della pesca, fino a ieri sospesa.

Tornano, infatti, in mare i pescherecci nell’alto Adriatico per rifornire dall’inizio della settimana i mercati, la filiera e la ristorazione di pesce fresco del Friuli Venezia Giulia, del Veneto e dell’Emilia Romagna, le regioni che erano interessate dal fermo pesca. Proprio ieri è stata Coldiretti Impresapesca a dare la notizia della fine del fermo, dopo 43 giorni di stop da Trieste a Rimini.
Via libera dunque - sottolinea la Coldiretti - a fritture e grigliate a “chilometri zero” realizzate con il pescato locale.

Durante il blocco delle attività della flotta da pesca aumenta il rischio di ritrovarsi nel piatto soprattutto al ristorante, prodotto straniero o congelato se non si tratta di quello fresco Made in Italy proveniente dalle altre zone dove non è in atto il fermo pesca, dagli allevamenti nazionali o dalla seppur limitata produzione locale dovuta alle barche delle piccola pesca che - precisa la Coldiretti - possono ugualmente operare. Il fermo pesca continua da Pesaro a Bari fino al 26 settembre mentre da Brindisi a Imperia scatterà per 30 giorni consecutivi dal 17 settembre al 16 ottobre. In Sardegna e Sicilia - precisa la Coldiretti - il fermo sarà disposto con provvedimenti regionali e sarà di almeno 30 giorni, nel rispetto dei periodi di cui ai piani di gestione.

In un Paese come l’Italia che importa durante l’anno più di 2 pesci su 3 consumati per effettuare acquisti di qualità al giusto prezzo il consiglio di Coldiretti Impresapesca è di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa). Le provenienze da preferire sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta). Ma si può anche rivolgersi alle esperienze di filiera corta per la vendita diretta del pescato che Coldiretti Impresapesca ha avviato presso la rete di Campagna Amica.

Resta il fatto - denuncia Coldiretti Impresapesca - che l’attuale format del fermo pesca, inaugurato esattamente 30 anni fa, ha ampiamente dimostrato di essere inadeguato, poiché non tiene conto del fatto che solo alcune specie ittiche si riproducono in questo periodo, mentre per la maggior parte delle altre si verifica in date differenti durante il resto dell’anno. Da qui la proposta di Coldiretti Impresapesca di differenziare il blocco delle attività a seconda delle specie, mentre le imprese ittiche potrebbero scegliere ciascuna quando fermarsi in un periodo compreso tra il 1° luglio e il 30 ottobre.

Articolo pubblicato il 06 settembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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