Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twittergoogle qds rss qds
Quotidiano di Sicilia

Mentre la nave va gli Rsu si accatastano
di Carlo Alberto Tregua

La Bulgaria salva la Sicilia

Tags: Rifiuti, Rsu, Sicilia, Bulgaria



E così la prima nave carica di cinquemila tonnellate di Rsu (Rifiuti solidi urbani) è partita per i lidi del centro Europa, quella Bulgaria che ha convenienza a ricevere gratuitamente la spazzatura come carburante, dalla quale trarrà materie prime, biogas, energia elettrica ed altro.
Ma cinquemila tonnellate di Rsu sono un’inezia, tenuto conto che in Sicilia si producono 2,2 milioni di tonnellate.
Dunque, il problema è strutturale e non è mai stato affrontato per trovare una soluzione in questi ultimi trent’anni in cui la Sicilia è stata governata da una Classe partitocratica egoista, che ha pensato agli affari propri e a quelli dei propri amici, servendosi dei siciliani come fossero sudditi, illudendoli con promesse mai mantenute e creando una situazione socio-economica a dir poco disastrosa.
Ora, il Presidente e la Giunta regionale hanno partorito (a parole) il bando per la costruzione di otto mini termovalorizzatori da centomila tonnellate cadauno.

Anche questa è un’iniziativa del tutto inutile perché non risolve alla radice il problema dei 2,2 milioni di tonnellate e perché denomina gli impianti come termovalorizzatori, vale a dire che non sono di ultima generazione. Questi, infatti, si denominano impianti energetici: essi non hanno la funzione di bruciare gli Rsu ma di decomporli, estrarre da essi tutte le materie prime possibili, produrre energia, biogas, biokerosene e biodiesel, con i residui materiali per il sottoasfalto delle strade e con un residuo ad impatto ambientale molto prossimo allo zero, inferiore allo scarico di uno scassato autobus delle nostre aziende di trasporto locale.
È proprio nella compilazione dei bandi che si può annidare il trucco. Se essi richiedono impianti modernissimi di ultima generazione o altri con tecnologie superate. Perché tali bandi non dovrebbero seguire la via del progresso? La risposta è ovvia: per favorire gli amici che rifilerebbero alla Sicilia impianti superati.
Il business della spazzatura ha nascosto per decenni corruzione e collusione con la criminalità organizzata. Nessun Presidente della Regione è stato capace di neutralizzare infiltrazioni e la malagestione della stessa.
 
Dunque, la prima nave per la Bulgaria va, ma gli Rsu si continuano ad accatastare in discariche stracolme che vengono rese agibili mediante decreti, cioè solo formalmente, perché di fatto non potrebbero contenere ulteriori tonnellate di rifiuti.
Il ministro per l’Ambiente, Galletti, ha messo in mora la Regione in quanto doveva inviare il Piano regionale dei rifiuti entro il 31 agosto. Il ritardo è significativo anche perché non sembra che tale piano sia pronto né che abbia quelle caratteristiche risolutive di questo problema che si aggrava ogni giorno di più.
Chiediamo cosa facciano tutti i dirigenti regionali al ramo, salvo prendersi le meritate ferie di agosto cui nessuno rinunzia, infischiandosene dei problemi dei siciliani.
Chiediamo cosa fanno gli assessori al ramo per far muovere la macchina burocratica di cui hanno la responsabilità politica del buon funzionamento. Vero è infatti che la legge 10/2000 abbia separato la politica dall’amministrazione, ma non ha eliminato la responsabilità dei vertici politici.

La questione si può ridurre all’osso: sono Presidente di Regione e assessori che hanno la responsabilità oggettiva di governare i servizi regionali e rispondono politicamente ai siciliani dell’inefficienza dei servizi del loro ramo amministrativo, la cui responsabilità al vertice è del Presidente della Regione. Questi, nonostante i disastri più volte enumerati su queste colonne, ha la faccia di bronzo di riproporsi come candidato alle prossime elezioni di ottobre 2017.
O ha preso per scemi i circa seicentomila siciliani che lo hanno votato oppure la sua megalomania lo rende cieco e sordo.
Dover attendere ancora quattordici mesi per cacciare questa classe partitocratica è un disastro che la Sicilia non può più sopportare. Occorre trovare un rimedio in questo scorcio di autunno, diversamente i poveri aumenteranno, l’economia andrà di più a picco, i disoccupati cresceranno e la Sicilia crollerà ancora nella graduatoria delle regioni europee.

Articolo pubblicato il 08 settembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐