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Bce, politica monetaria rimane invariata
di Valeria Arena

Draghi: “Tassi devono stare bassi oggi per poter salire domani”

Tags: Mario Draghi, Bce



FRANCOFORTE - Ieri il Consiglio direttivo della Banca centrale europea è tornato a riunirsi a Francoforte per fare il punto sulle decisioni operative della politica monetaria dell’Unione. E lo fa a pochi giorni dalla notizia del rallentamento della crescita economica, con il Pil dell’area euro aumentato dello 0,3% nel secondo trimestre - quindi subito dopo l’ultimo potenziamento monetario - a fronte del più 0,5% dei primi tre mesi. In Italia e Francia la crescita si è proprio azzerata, e in generale gli economisti temono che il secondo semestre, complici anche le conseguenze del voto pro Brexit, che però restano difficili da quantificare, si riveli più debole della prima metà dell’anno. Scenario di indebolimento che ha trovato ulteriori riscontri negli indicatori sull’attività economica delle imprese e nei cali di ordini e produzione dell’industria in Germania.

Dunque, a fronte di tale scenario, non del tutto entusiasmante, la Bce ha confermato tutti i livelli del costo del denaro ai limiti storici nella zona euro: zero sulle principali operazioni di rifinanziamento, 0,25% sui rifinanziamenti marginali e -0,40% sui depositi custoditi per conto delle banche commerciali. Non viene inoltre modificato il piano di acquisto di titoli potenziato lo scorso marzo; l’ammontare resta da 80 miliardi di euro al mese e la scadenza resta quella del marzo 2017. Come già si preannunciava nei giorni scorsi, quindi, le decisioni operative rimangono stanzionare.

I tecnici della Bce, inoltre, hanno limato le previsioni di crescita economica su 2017 e 2018: in entrambi i casi all’1,6 % e di un decimale di punto inferiori alle stime diffuse tre mesi fa. La previsione sul 2016 è stata invece leggermente alzata all’1,7 %.

Il presidente Mario Draghi, intervenuto in conferenza stampa subito dopo la presentazione delle direttive, ha avvertito che i rischi restano orientati al ribasso. La Bce, ha dichiarato, intende “preservare” il livello di sostegno monetario che giudica “molto consistente” con le misure in atto, ritenuto necessario a favorire una risalita dell’infalzione ai livelli obiettivo. “Se giustificato agiremo usando tutti gli strumenti necessari”. Il Consiglio, ha riferito inoltre il presidente, ha incaricato i comitati competenti di valutare “le opzioni” possibili sul piano di acquisto di titoli pubblici e privati potenziato lo scorso marzo. Una formula, quest’ultima, che sembra indicare la necessità di rivedere i parametri di ammissibilità dei titoli acquistabili dalla Bce, in particolare per le emissioni pubbliche.

“Possiamo confortevolmente affermare che la frammentazione è finita - ha continuato Draghi - Nell’area euro “oggi i tassi di interesse devono stare bassi, per poter salire domani”. I Paesi che dispongono di margini di bilancio dovrebbero utilizzarli per favorire la ripresa, a beneficio di tutta l’area euro “e la Germania ha questi margini di bilancio”, mentre i Paesi che invece non dispongono di questi margini “dovrebbero concentrarsi sulla composizione del bilancio”, in modo da renderla il più possibile favorevole alla ripresa.

Si è registrato, intanto, subito dopo la decisione della Bce, un’impennata dell’euro sul mercato dei cambi, bruscamente sopra quota 1,13 sul dollaro. Sul mercato dei titoli di Stato i rendimenti tornano a salire dopo un rally che scontava una nuova mossa espansiva della Bce nell’ambito del programma di acquisto di obbligazioni (Qe). Il presidente non l’ha esclusa ma non ha fornito alcuna esplicita tempistica, tanto è bastato per innescare le vendite. Il Btp decennale che prima delle parole di Draghi viaggia all’1,05% è risalito all’1,13%, leggero allargamento dello spread con il Bund a 121 punti.

Articolo pubblicato il 09 settembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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