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Renzi, luci ed ombre sulla stagione dei Patti
di Valeria Arena

Il premier oggi ad Agrigento per la firma del “Patto per la Sicilia”. Storce il naso la Cgil: “Dal governo solo spot”

Tags: Matteo Renzi



PALERMO - Occhi puntati sulle prossime elezioni regionali. A poco più di un anno dalle votazioni che decreteranno il nuovo presidente della Regione Sicilia, le parti in gioco sono più agguerrite che mai. Per un Crocetta che dichiara di non aver bisogno di primarie per presentare la propria candidatura, c’è un Faraone, ormai primo nemico in casa, pronto a fregare la poltrona all’attuale presidente e un Raciti, segretario regionale del Partito democratico, che intende prendere tempo.

L’avversario più ostile è però rappresentato dal Movimento cinquestelle, il cui candidato siciliano - quasi certamente Cancelleri - uscirà fuori dalle tradizionali primarie online.

Se è vero che un recente sondaggio Ixè ha visto scendere il grandimento dei pentastellati dello 0,9% e salire quello del Pd dello 0,3%, sulla scia della recente bufera che ha colpito la giunta romana di Virgina Raggi, è altrattanto vero che il Movimento potrà contare sullo spaccamento interno dei dem. La dispersione dei voti, quindi, e i continui litigi in casa Pd, potrebbero portare al primo Governo targato M5S, nonostante le difficoltà legate ai fatti romani, i cui sviluppi sono ancora da definire.

Intanto, Renzi, ferreo sostenitore del sottosegretario Faraone, sarà oggi ad Agrigento per la firma del ‘Patto per la Sicilia’, parte integrante dei cosiddetti ‘Patti per il Sud”, che hanno come obiettivo quello di definire, per ogni regione, gli interventi prioritari e trainanti, le azioni da intraprendere per attuarli e gli ostacoli da rimuovere, la tempistica, le reciproche responsabilità.

Storce il naso però la Cgil di Agrigento: “Agrigento farà, dunque, da scenografia alla firma del ‘Patto per la Sicilia’, questa bella foto di Renzi con alle spalle l’incantevole tempio sarà poi usata a riprova dell’attenzione del Governo per i problemi di questa terra. Un ‘patto’ di cui non conosciamo i contenuti (al netto di qualche indiscrezione giornalistica) e che non è stato ‘concertato’ ma nemmeno discusso e illustrato alle forze produttive e sociali dell’Isola. La parte più consistente delle risorse annunciate per Agrigento - prosegue la nota - riguarderebbe il rifacimento della ‘rete idrica’. Era il 2009 quando l’allora Sindaco Marco Zambuto annunciava di avere ottenuto questi soldi dal Cipe: sono sempre gli stessi soldi che appaiono e scompaiono e che non vengono mai spesi! A questi dovrebbero aggiungersi quelli del gestore privato Girgenti Acque. Nel 2007, i sostenitori della privatizzazione, tra le motivazioni a sostegno di questa sciagurata scelta sostenevano la necessità di non perdere i soldi per il rifacimento della rete idrica: a quasi 10 anni siamo qui a parlare ancora di questo finanziamento. Che sia la volta buona. Questa terra, capitale della disoccupazione siciliana, avrebbe davvero bisogno di attenzioni e, fin qui, da parte del Governo Nazionale e di quello Regionale abbiamo avuto solo l’assoluta latitanza”.

“Finito lo ‘spot’ - conclude la Cgil - si abbia la capacità di mettere in fila le problematicità di questa parte di Sicilia e di pretendere da Renzi e da Crocetta soluzioni e risposte”.

Posizione opposta quella del deputato di Sicilia Futura, Michele Cimino: “La presenza del premier Matteo Renzi ad Agrigento testimonia l’attaccamento e l’interesse del suo governo per questo angolo di estremo Sud. Con il Patto per la Sicilia finalmente si dà concretezza a politiche d’investimento e di sviluppo”.

Il premier, in attesa di salire sul  palco della Festa dell’Unità di Catania per la giornata conclusiva, è tornato a parlare di legge elettorale e referendum: “La nostra posizione sulla legge elettorale non cambia: siamo pronti a cambiarla se in Parlamento ci sono i numeri. Non c’è bisogno di aspettare la sentenza della Corte Costituzionale. L’Italicum è un’ottima legge ma se il Parlmento vuole migliorarla - ha precisato - noi ci siamo. Pronti insomma a discutere comunque decida la Consulta”.

Articolo pubblicato il 10 settembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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