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L'agricoltura? È il futuro per la Sicilia
di Chiara Borzì

L’assessore Cracolici alla Festa dell’Unità di Catania: “Tra le imprese agricole nazionali l’Isola non è mai stata così presente”. Toccati i temi della crisi agrumicola, il virus Tristeza, l’agromafia e il problema dei brand

Tags: Antonello Cracolici, Agricoltura, Sicilia



CATANIA – Dalla Festa dell’Unità l’assessore regionale all’Agricoltura, Antonello Cracolici, ha cercato di trasmettere un messaggio positivo che riguarda il primo settore siciliano: “La Sicilia è migliore di come noi la raccontiamo, tra le imprese agricole nazionali la nostra Isola non è mai stata così presente come in questo momento”. Cracolici ha snocciolato dati che riguardano il pil agricolo regionale: “Secondo Banca d’Italia il prodotto interno lordo è aumentato di 7-8 punti percentuali, questo non vuol dire che abbiamo risolto tutti i problemi, significa solo che l’agricoltura è il futuro”. L’ entusiasmo dell’assessore non ha del tutto coinvolto i rappresentanti delle associazioni agricole regionali presenti al dibattito organizzato a Catania, ed in particolare Pippo Di Silvestro di Cia Sicilia, che è voluto intervenire per denunciare, invece, uno dei tanti problemi che affliggono il primo settore regionale: “La politica deve intervenire perchè l’arretrata classe industriale siciliana cominci a collaborare con il mondo agricolo a favore del rilancio dell’agroindustria. La Sicilia ne ha bisogno - ha affermato con forza Di Silvestro - è compito della politica incentivare questo rapporto”.
 
Dal Palco Sicilia della Festa dell’Unità sono stati toccati tanti temi: la crisi agrumicola, i danni provocati dal virus Tristeza, le agromafie, il problema dei brand, ma ci si è chiesti soprattutto perché la Sicilia abbia fallito il compito di rappresentare un’inconfutabile eccellenza nel mondo agricolo.

“La nostra regione nasce bella, noi possiamo solo peggiorarla”, ha dichiarato nel suo intervento Manfredi Barbera (Oleifici Barbera). Il produttore ha comunicato poi l’arrivo di una richiesta dall’America di un prodotto interamente siciliano chiamato “Godather”, ma per via del collegamento al film “Il Padrino” purtroppo la notizia è stata accolta tiepidamente.
 
C’è più di una ragione dietro il fallimento della Sicilia secondo Alessandro Chiarelli (Coldiretti Sicilia). Manca la capacità di fare sinergia, forza costante nel posizionamento dei prodotti locali nel mercato, mancano infrastrutture e non per ultima la capacità di smaltire i rifiuti. “Siamo una terra ambita - ha evidenziato Chiarelli - ma non siamo una prima scelta. Non vogliamo che ci sia un +17% di visite nella nostra regione perché si ripiega verso un viaggio in Sicilia, ma vogliamo un +30%  perché si scelga la la Sicilia come meta consapevole”. Ettore Pottino (Confagricoltura Sicilia) ha spiegato l’importanza d’identificare il prodotto agricolo con la sua origine, perchè: “Il brand Italia o brand Sicilia sono le uniche strade che ci possono aiutare a competere nel mondo”. Dalla Festa dell’Unità Alessio Planeta (amministratore e responsabile tecnico azienda Planeta) ha parlato di un “trucco del vino siciliano” per la riuscita nel mercato. “Il nostro segreto è il dialogo pubblico-privato, da destra a sinistra abbiamo sempre trovato collaborazione”.

A margine del dibattito ha preso la parola il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina. Interessante il suo intervento, che ha reso chiara la necessità di fare una vera rivoluzione in agricoltura. “L’economia agricola ha da rileggere alcuni suoi fondamenti, siamo in un momento di passaggio tanto nei modelli di tipo regionale, che in quello nazionale. Rapporto tra eventi atmosferici e produzione agricola sono un esempio; gli eventi calamitosi sono ormai la norma, se non troviamo delle soluzioni rimarremo indietro. Dobbiamo essere sinceri con noi stessi - ha detto Martina - servono nuove idee, per trovarle non servono maghi, ma persone che abbiamo imparato anche dai propri errori. In questi 30 mesi abbiamo cercato di dare una traiettoria a questo mestiere e dopo anni d’incertezza dato dei riferimenti sui ruoli di chi sta all’interno del ministero. Abolendo Imu e Irap sappiamo di non aver cambiato la vita degli agricoltori, ma almeno ne abbiamo tutelato il reddito. Servono nuovi studenti e nuove idee per l’agricoltura. Delle soluzioni alle crisi che se non ci sono vanno anche sperimentate”.

Articolo pubblicato il 10 settembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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