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Edilizia, in Sicilia persi 11 appalti al mese
di Rosario Battiato

Osservatorio Ance 2015/2016: nei primi otto mesi del 2016 si registra il crollo (-58%) dei bandi per lavori pubblici. La tendenza di lungo periodo viene confermata dai dati del Centro Studi della Camera

Tags: Appalti, Sicilia, Ance



PALERMO – Continua il collasso degli appalti pubblici. È stato l’Osservatorio regionale dell’Ance Sicilia a fare il quadro dei dati relativi ai primi otto mesi dell’anno in corso. Sulla Gurs sono stati pubblicati appena 64 bandi di gara, una contrazione pari a più della metà del dato relativo allo stesso periodo dello scorso anno (-58,71%), quando erano stati 155.

La contrazione è estesa e non riguarda soltanto la numerosità delle gare, ma anche la loro consistenza economica. Rispetto al 2015, l’Osservatorio ha rilevato il crollo del 45% degli importi offerti al mercato, visto che il dato è passato da 189,1 milioni ad appena 103. Una tendenza negativa che si allarga ancora di più se prendiamo come punto di riferimento il 2007, cioè l’anno di inizio della crisi del settore edilizio. La differenza, in questo specifico caso, è abissale: 818 gare bandite tra gennaio e agosto del 2007 per un totale di 890 milioni di euro.

La riduzione potrebbe anche dipendere, almeno in parte, dalla nuova normativa. Dall’entrata in vigore del nuovo Codice degli appalti sono stati soltanto 17 gli appalti pubblicati tra maggio (4), giugno (4), luglio (6) e agosto (3). La parte più consistente è arrivata tra gennaio e aprile con il picco raggiunto proprio in quest’ultimo mese, quando gli appalti pubblicati sono stati 23.

Le uniche 2 procedure che hanno superato l’importo di 5 milioni di euro hanno riguardato il collegamento fra la Ss 115 e l’aeroporto di Comiso, avviata dalla Provincia regionale di Ragusa, per 9,2 milioni, e il collegamento fra il viale Gazzi e l’approdo Fs bandito dal Comune di Messina per 16,4 milioni.

Dura la presa di posizione di Santo Cutrone, presidente Ance Sicilia. “Questa tendenza conduce alla fine del settore edile – ha spiegato –, quello portante dell’economia siciliana”. Per i costruttori le responsabilità sono condivise, ma si rintracciano quasi completamente nella classe politica. In prima linea ci sono quelle “gravissime” della Regione e di un governo “ha firmato in colpevole e notevole ritardo il ‘Patto per la Sicilia’ e che, a tre anni dall’avvio della nuova programmazione comunitaria dei fondi Ue 2014-2020, non ha ancora pubblicato un solo bando”. Anche il governo nazionale non è esente da colpe, soprattutto per aver riformato “il Codice degli appalti senza prevedere un periodo transitorio”, un atto che “ha imposto un freno alle attività delle stazioni appaltanti, costrette a rivedere e adeguare procedure e progetti”. Del resto in Sicilia, proprio dall’entrata in vigore del nuovo Codice, la pubblicazione dei bandi si è ulteriormente ridotta.

La tendenza, del resto, è di lungo periodo. A fare il quadro degli ultimi due bienni ci ha pensato il Decimo “Rapporto Infrastrutture” elaborato dal Centro Studi della Camera che riguarda il mercato delle opere pubbliche. Rispetto ai bandi di gara pubblicati nei due bienni di riferimento dello studio, cioè 2012-2013 e 2014-2015, la Sicilia ha fatto registrare una crescita del numero pari a 1,4% (3.616 contro 3.667), ma anche una riduzione dell’importo complessivo pari al 24,1% (3 miliardi contro 2,2). La crisi non è per tutti: la Lombardia ha pubblicato 4.448 bandi per 6,3 miliardi e risulta in crescita su entrambi i fronti nel confronto tra i due bienni.

Articolo pubblicato il 17 settembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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