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Quotidiano di Sicilia

Ciampi, europeista e vero civil servant
di Carlo Alberto Tregua

L’Etica come stella polare delle istituzioni

Tags: Carlo Azeglio Ciampi



A parte le sguaiate e inopportune dichiarazioni del leghista Matteo Salvini, tutto il mondo civile e politico italiano ha riconosciuto in Carlo Azeglio Ciampi, classe 1920, un vero civil servant, cioè un uomo delle istituzioni che non si faceva tirare la giacca da nessuno e, anche quando questo accadeva, rispondeva con il suo rigoroso silenzio, che era peggio di uno schiaffo.
Il suo stile era inimitabile, non vi è stato prima - salvo quello di Sandro Pertini, con cui ho avuto il privilegio di fare un Forum nel 1983 - e non vi è stato dopo. Egli misurava le parole, ritenendo, come Manzoni, che fossero pietre. Anche per questo, quello che diceva faceva sempre colpo.
Alcuni lo accusano di avere ceduto sulla quotazione della Lira in rapporto all’entrante Euro (1.936,27), ma in quelle condizioni di estrema debolezza dell’economia e con il marasma legato a Mani pPulite, ottenne il massimo. Dobbiamo ricordare che nel 1992 il Governo Amato fece una Finanziaria lacrime e sangue di quasi 100.000 miliardi di lire, arrivando persino a fare una cosa inaudita: prelevare dai conti correnti dei cittadini lo 0,6% della giacenza.

È comodo parlare a posteriori da parte di tanti ignoranti che non conoscono la storia recente, non già perché la loro età non ha consentito di averla vissuta direttamente, quanto perché non hanno studiato adeguatamente le vicende oggettive.
Ciampi era un europeista convinto e, qualche volta, seppur sempre in modo misurato, mostrava delusione perché l’Europa non andava nella direzione giusta, cioè quella di amalgamare i diversi sistemi dei partner, in modo da limitare al minimo le differenze.
Ancora oggi tali differenze sono vistose, per cui l’Unione resta all’inizio del suo percorso nonostante stia per celebrare (l’anno prossimo) i sessant’anni dalla sua costituzione (25 marzo 1957). Un trattato fortemente voluto dal ministro siciliano, liberale, Gaetano Martino e dall’allora presidente del Consiglio (Antonio Segni) sulla scorta del precedente trattato Ceca (Comunità europea del carbone e dell’acciaio) firmato nel 1951.
Sia da presidente del Consiglio che da Presidente della Repubblica, eletto quasi all’unanimità (caso insolito per l’Italia), Ciampi ha eseguito il suo compito con mano ferma e senza tentennamenti.
 
Ho avuto la fortuna di incontrarlo come Presidente della Repubblica nel 2004 (una sorta di Forum) e quanto avevo sentito da altri e letto dalla stampa mi è risultato evidente in quell’ora di colloquio.
A molti sembrava mite, ma non lo era per niente. Da buon livornese, le poche cose che diceva erano sempre puntute nella sostanza, anche se morbide nella forma.
Mi impressionava di più il suo metodo di condurre le istituzioni rispetto alla fermezza con cui prendeva decisioni dopo essersi consultato adeguatamente.
Papa Francesco mi ricorda il metodo Ciampi. Anche lui è morbido nelle espressioni e in ciò che dice, ma poi, da buon gesuita, prende decisioni, dopo avere ascoltato anche in questo caso tutti, che sono ferme e decise.
Per ambedue la stella polare è l’Etica, quel valore cui si dovrebbero  ispirare i comportamenti politici, sociali ed economici di ogni comunità.

Purtroppo, l’Etica è un valore che pochi responsabili delle istituzioni osservano ed è questa, forse, la causa maggiore dell’estesa corruzione che c’è nel Paese (sembra quasi una nazione Sudamericana), delle grandi differenze sociali, delle estese categorie di privilegiati che non vogliono mollare l’osso e di tanta altra gente che specula e succhia il sangue dei cittadini, come parassita.
L’esempio di Ciampi dovrebbe essere portato nelle scuole, perché egli, pur con i tanti difetti che può avere una persona umana, complessivamente ha sempre mostrato di essere un vero servitore dello Stato, senza spocchia, quasi con umiltà, ma consapevole del dovere decidere quando era il momento di decidere, cosa che faceva senza titubanze.
Questa nota non è un panegirico di Carlo Azeglio Ciampi, ma tenta di fissare i punti salienti dei suoi comportamenti di uomo di Stato, oltre che sottolineare la probità di persona umana.
Il Presidente ha vissuto bene, affiancato da una donna eccezionale, la Signora Franca, e se n’è andato con la stessa sobrietà con cui ha trascorso la propria vita. Però, se n’è andato il suo corpo, non il suo spirito, che rimane nella memoria dei Cittadiniperbene.

Articolo pubblicato il 20 settembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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