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Quotidiano di Sicilia

“Livello elevato” ma generico per la protezione dei consumatori
Tags: Trattato Di Lisbona, Unione Europea



L’argomento protezione dei consumatori è uno di quelli per i quali il Trattato fa solo dichiarazioni generiche, “di Principio”. Infatti, anche se ricorre in varie parti del documento, ci si ferma all’affermazione che “Nella definizione e nell’attuazione di altre politiche o attività dell’Unione sono prese in considerazione le esigenze inerenti alla protezione dei consumatori” (art. 12 ex articolo 153, paragrafo 2, del Tce), e che (art. 114 ex articolo 95 del Tce comma 3) “La Commissione, nelle sue proposte di cui al paragrafo 1 in materia di sanità, sicurezza, protezione dell’ambiente e protezione dei consumatori, si basa su un livello di protezione elevato, tenuto conto, in particolare, degli eventuali nuovi sviluppi fondati su riscontri scientifici. Anche il Parlamento europeo ed il Consiglio, nell’ambito delle rispettive competenze, cercheranno di conseguire tale obiettivo”. Nessuna indicazione che serva da guida per le istituzioni europee e dei singoli stati.
Ed anche nel Titolo XV protezione consumatori, nel quale c’è l’art. 169 (ex articolo 153 del Tce) non si pongono paletti rigorosi:
1. Al fine di promuovere gli interessi dei consumatori ed assicurare un livello elevato di protezione dei consumatori, l’Unione contribuisce a tutelare la salute, la sicurezza e gli interessi economici dei consumatori nonché a promuovere il loro diritto all’informazione, all’educazione e all’organizzazione per la salvaguardia dei propri interessi.

2. L’Unione contribuisce al conseguimento degli obiettivi di cui al paragrafo 1 mediante: a) misure adottate a norma dell’articolo 114 nel quadro della realizzazione del mercato interno; b) misure di sostegno, di integrazione e di controllo della politica svolta dagli Stati membri.

3. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria e previa consultazione del Comitato economico e sociale, adottano le misure di cui al paragrafo 2, lettera b).

4. Le misure adottate a norma del paragrafo 3 non impediscono ai singoli Stati membri di mantenere o di introdurre misure di protezione più rigorose. Tali misure devono essere compatibili con i trattati. Esse sono notificate alla Commissione”.

Tutto, ancora una volta, è affidato ai singoli parlamenti statali. La Commissione è solo un notaio...

Articolo pubblicato il 01 dicembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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