Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Telefono azzurro, ogni giorno un caso di (cyber) bullismo
di Antonio Leo

Nell’anno scolastico 15-16 la stragrande maggioranza ha riguardato i paradolescenti (11-14 anni). Sicilia al quarto posto in Italia per numero di segnalazioni di episodi (9%)

Tags: Telefono Azzurro, Bullismo, Cyberbullismo



ROMA - Chi di doppia spunta ferisce, di doppia spunta può uccidere. È il bullismo formato whatsapp, ma anche facebook, snapchat e compagnia. Insomma è il fenomeno - altrimenti detto cyberbullismo - che, insieme al classico e semplice bullismo, sta assumendo sempre più i contorni dell’emergenza. Riguarda soprattutto i minori, più deboli per loro natura e dunque meno in grado di sopportare la gogna dei social network, ma non ne sono al riparo neppure gli adulti. Ansia, paura, atti autolesivi: le offese - specie nel tritacarne della rete - segnano chiunque. Ultima vittima in ordine di tempo è Tiziana Cantone, trentunenne napoletana che non ha retto alla diffusione incontrollata di un video a sfondo sessuale nel quale era coinvolta. Si è così impiccata al proprio foulard nel silenzio di uno scantinato: quel silenzio, quel diritto all’oblio, che aveva cercato lontano da casa sua e che aveva chiesto al Tribunale di Napoli. Invano.

Vittima del bullismo è anche Carolina, 14enne novarese che nel gennaio 2013 si è tolta la vita a causa di un video che la ritraeva ubriaca e seviziata da un branco di ragazzi della sua età, puntualmente finito su facebook. Oppure Marco, suicida anche lui a 14 anni, perché non si sentiva accettato per il suo orientamento sessuale.

Le storie di Tiziana, Carolina, Marco sono solo la punta dell’iceberg di una realtà fatta di abusi, insulti, maltrattamenti, diffamazioni a mezzo web, che buona parte dei minori italiani vive ogni giorno sulla propria pelle. Lo dicono i numeri. Nel suo ultimo dossier, “Bersagli senza difese? Non lasciamoli soli”, il Telefono azzurro ha rivelato di aver gestito nell’anno scolastico 2015-2016 circa un caso al giorno di bullismo o cyberbullismo (270 casi, il 13% degli oltre 2.000 casi trattati dalla Onlus tra l’1 settembre 2015 e il 30 giugno 2016). Nella stragrande maggioranza delle telefonate all’1.96.96 - la linea telefonica gratuita gestita dalla Onlus - i minori, perlopiù preadolescenti (cioè tra gli 11 e i 14 anni), lamentano di aver subito violenze. E questo perché i comportamenti aggressivi si manifestano soprattutto là dove i minorenni passano più tempo insieme: a scuola (l’82% dei casi). Il cyberbullismo riguarda “solo” il 10% delle segnalazioni e si concentra soprattutto al Nord, da cui proviene oltre la metà dei casi segnalati (il 56,5%), ma le percentuali crescono considerando soltanto le ragazze (circa uno su sei lamenta offese via internet). In generale nel Mezzogiorno il fenomeno risulterebbe più contenuto, con circa un caso su quattro che proviene dalle regioni del Sud e delle Isole. La Sicilia, però, fa eccezione: a leggere il dossier del Telefono azzurro si scopre che è al quarto posto per provenienza dalla casistica gestita (il 9%), dopo Veneto, Lazio e Lombardia (al primo posto con oltre il 16% delle segnalazioni sul bullismo, dal vivo o in rete).

Le cronache siciliane confermano il quadro: solo qualche giorno fa, il Tribunale per i minorenni di Catania ha emesso un’ordinanza restrittiva nei confronti di due quindicenni, accusati di avere, tra l’altro, perseguitato con il telefonino una minorenne con disturbi psichici. Naturalmente i numeri del Telefonoa azzurro sono parziali, in quanto tengono conto soltanto di chi riesce a chiedere aiuto. Un campione più ampio è stato analizzato dall’Istat nel corso del 2014: è saltato fuori che praticamente un minore su due tra 11 e 17 anni ha subìto un qualche episodio offensivo, non rispettoso o violento da parte di coetanei.

E se è vero che il fenomeno del cyberbullismo riguarda un’esigua parte  (ma comunque considerevole) della popolazione minorile (il 7,1% delle ragazze e il 4,6% dei ragazzi secondo l’Istat), è il sexting - l’invio di testi o immagini sessualmente esplicite tramite smartphone - la moda dagli effetti potenzialmente più distruttivi. Secondo un’indagine di Skuola.net e Università di Firenze su un campione di circa 5.000 ragazzi, il 13% dei teenegers condivide su internet o sui servizi di messaggistica privata le proprie foto “hot”. Perché? Per fare colpo, “per scherzo” oppure per ottenere anche piccoli regali, come una ricarica telefonica. Motivi futili che espongono il minore a un rischio altissimo: come rivela l’indagine, uno su cinque finisce nella trappola del “revenge porn”, la cosiddetta vendetta messa in atto dopo la chiusura di una storia o dopo un tradimento. E così la propria intimità finisce, in una girandola di condivisioni, alla mercé di chiunque. Non è facile resistere a un gioco così perverso. Secondo Skuola.net la metà delle vittime di cyberbullismo ha pensato di farla finita. Uno su dieci ci ha provato davvero. Qualcuno, purtroppo, ci è riuscito.
 

 
Proposta di legge in esame alla Camera
 
Il 20 maggio 2015 il Senato ha approvato la proposta di legge per “la prevenzione e il contrasto al cyberbullismo”, presentato dalla senatrice Pd Elena Ferrara, il quale, passato alla Camera dei Deputati, è stato riunito con la proposta sul bullismo ed attualmente è in esame per la votazione finale (attesa entro venerdì). La proposta di legge, che dunque ora riguarda anche il contrasto al bullismo, prevede che “chiunque, anche minore ultraquattordicenne, nonché ciascun genitore o soggetto esercente la responsabilità del minore”, il quale abbia subìto atti di cyberbullismo, può rivolgersi al gestore del sito internet, del social media, del servizio di messaggistica istantanea o di qualsiasi rete di comunicazione e trasmissione elettronica, nonché al Garante per la protezione dei dati personali, per chiedere “l’oscuramento, la rimozione o il blocco  delle comunicazioni che lo riguardano nonché dei contenuti specifici rientranti nelle condotte di cyberbullismo”. Entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge, il Miur dovrà emanare le linee guida per il contrasto del bullismo e del cyberbullismo nelle scuole. Ogni istituto scolastico dovrà nominare fra i docenti un referente con compiti di coordinamento delle iniziative di prevenzione.

Articolo pubblicato il 21 settembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐