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Licenziamenti enti di formazione. Sentenza che fa giurisprudenza
di Michele Giuliano

Tribunale Termini Imerese: 3 licenziate, mai reintegrate, non dovranno restituire l’assegno di disoccupazione. L’Inps dovrà risarcire le lavoratrici per un ammontare di 1000 euro ciascuna

Tags: Formazione, Lavoro, Inps



PALERMO - Scacco matto all’Inps, un partita persa che farà giurisprudenza. Sono di questi giorni le tre sentenze gemelle con cui il tribunale civile di Termini Imerese, sezione Lavoro, ha riconosciuto i diritti di tre lavoratrici della formazione professionale siciliana che si erano trovate coinvolte ingiustamente in un paradosso amministrativo che avrebbe potuto danneggiarle fortemente.
 
In un settore che sta sempre più velocemente crollando a pezzi, in cui molti enti chiudono o comunque licenziano in massa, lasciando famiglie in ginocchio, il giudice ha voluto rimarcare come non debba essere il lavoratore a pagare, strozzato in una morsa burocratica spesso poco razionale e inefficace.

La storia è semplice: le tre donne erano state licenziate dall’ente di formazione presso il quale avevano lavorato per alcuni anni. La scelta di ricorrere contro il provvedimento ha dato esito positivo per le lavoratrici sui tavoli della giustizia, e il datore di lavoro è stato condannato per aver commesso un atto non dovuto e quindi gli è stato intimato il reintegro immediato sul posto di lavoro delle lavoratrici ingiustamente allontanate. Purtroppo ciò non è avvenuto e, nell’attesa, le donne hanno percepito l’indennità di disoccupazione dall’Inps regolarmente richiesta, approvata ed erogata dall’ente.
 
L’istituto nazionale della previdenza sociale ha scelto, all’emissione della sentenza di reintegro, di tornare indietro e ha richiesto alle lavoratrici di restituire i mesi percepiti a seguito della sentenza a loro favore. Oltre il danno la beffa, quindi, per tre persone, e per le loro famiglie, che si sono trovate a dover lottare contro i mulini a vento prima all’interno del mondo della formazione professionale, ormai nel caos più totale e in cui molti lavoratori stanno perdendo soldi e tempo sperando di poter avere ancora un futuro lavorativo, e poi contro le istituzioni nazionali previdenziali che avrebbero dovuto supportarle nel momento della difficoltà e del bisogno e che invece hanno tentato l’ultima e definitiva stangata ai bilanci già sul lastrico di queste famiglie disperate. Il giudice Roberto Rezzonico del tribunale di Termini Imerese è stato chiaro: l’Inps non ha diritto a richiedere nulla alle lavoratrici coinvolte e, se cifre ci sono da restituire, allora l’ente dovrà rivolgersi al datore di lavoro che non ha mai posto in essere il provvedimento di reintegro così come deciso nella sentenza dedicata. “Tre sentenze che faranno giurisprudenza - scrivono dallo studio legale Angela Fasano di Palermo che ha seguito il caso - poiché unici casi isolati resi in tutta Italia.

È la prima volta che il tribunale del Lavoro si pronuncia in tal senso. La strategia difensiva portata avanti dall’avvocato Angela Maria Fasano si è rivelata vincente”. La sentenza prevede anche che l’Inps rifonda alle ricorrenti le spese sostenute, per un ammontare di mille euro ciascuna. “Un caso di cattiva amministrazione -dicono ancora gli avvocati - che ha avuto pronto ristoro giudiziale. Si apre, grazie a queste nostre sentenze, una strada per tutti quei lavoratori licenziati che hanno dovuto restituire l’indennità di disoccupazione All’Ente previdenziale”. Sulla base di questa presa di posizione del Tribunale, infatti, saranno molti altri quelli che potranno fare ricorso contro le contraddizioni del sistema previdenziale, per cui al primo torto subito, e cioè un licenziamento immeritato, si risponde con un secondo torto, la richiesta di restituzione di soldi effettivamente dovuti.

Articolo pubblicato il 04 ottobre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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