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Energia dai rifiuti, percorso indicato
di Rosario Battiato

Conclusa in Giunta regionale la trattazione del Piano di gestione che include anche la mappatura dei siti idonei. Confermato l’identikit dei luoghi: discariche dismesse, aree industriali in disuso e lontane dai centri

Tags: Rifiuti, Sicilia, Discarica, Ambiente, Piano Rifiuti



PALERMO – A piccoli passi ci si avvicina all’obiettivo. Dopo le notizie della scorsa settimana, relative alla saturazione delle discariche isolane entro il prossimo semestre e le dichiarazioni di Crocetta sulla previsione degli otto impianti di valorizzazione energetica, ieri si è aggiunto un ulteriore tassello al programma. Si tratta del completamento della trattazione del Piano rifiuti in Giunta e della definizione della mappatura dei siti idonei per la realizzazione degli impianti che saranno installati preferibilmente in discariche dismesse o nelle vicinanze di impianti industriali in disuso. Di sicuro saranno lontani dai centri abitati.

Tra le novità che riguarderanno i futuri impianti, ci sono anche valori stringenti sul fronte delle emissioni. Così come già annunciato dall’assessore regionale dell’Energia e dei Servizi di pubblica utilità, Vania Contrafatto, nei giorni scorsi, i limiti dovranno essere del 70% in meno rispetto a quanto previsto dalle direttive europee. I nuovi impianti saranno essenzialmente di piccola entità anche se avranno almeno due ordini differenti di grandezza. Necessità dettate dal Piano varato del governo che prevede la valorizzazione di 700mila tonnellate di rifiuti all’anno.

Tra Palermo e Catania ci saranno gli impianti più grandi che dovranno garantire l’avvio a recupero di almeno duecentomila tonnellate all’anno, mentre nel resto dell’Isola si ipotizza la costruzione di impianti più piccoli per altre 300mila tonnellate. Nel complesso si prevede un numero variabile tra sei e otto impianti. Per evitare speculazioni nelle aree dove verranno verosimilmente installati gli impianti, non servirà esserne detentore, in quanto, se di proprietà privata, saranno soggette a esproprio per pubblica utilità.

Era stato tutto scritto nella famosa ordinanza presidenziale di giugno, definita sulla base di una serie di accordi col ministero dell’Ambiente. Nel documento, precisamente all’articolo 14, si prevede che entro due mesi dall’aggiornamento del Piano di gestione dei rifiuti, la Regione siciliana avrebbe dovuto predisporre “apposita procedura di evidenza pubblica per la realizzazione di termovalorizzatori con le migliori pratiche disponibili in materia di tutela ambientale e della salute umana entro un fabbisogno stimato in circa 700.000 tonn./anno da localizzare esclusivamente in aree in esercizio a discariche pubbliche ovvero in aree pubbliche dismesse di discariche non in esercizio ovvero in aree industriali, anche in prossimità delle stesse”.

Anche il conteggio annuale della quota da inviare alla valorizzazione non è certo piovuto dal cielo. Il governo nazionale si è basato sui dati dell’Ispra e sulla percentuale di raccolta differenziata da raggiungere entro quelli che sono i margini europei (65% contro la quota siciliana attuale ferma intorno al 12%). In particolare si è fatto riferimento alla produzione 2013 che è stata pari a 2,3 milioni di tonnellate a fronte di una raccolta differenziata da raggiungere pari a 1,5 milioni di tonnellate. Sulla base di questi numeri, i tecnici del ministero hanno stimato che la quota indifferenziata inviata agli impianti di trattamento preliminare sarebbe stata intorno a 800mila tonnellate. Da questa quota deriverebbero almeno 543mila tonnellate come rifiuti e combustibili di rifiuti prodotti. Altre 155mila tonnellate, invece, si prevedono dagli scarti della raccolta differenziata.

Articolo pubblicato il 05 ottobre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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